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Merz: “gli immigrati di tutto il mondo sono benvenuti, purché si integrino nel mercato del lavoro”

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) ha passato gli ultimi mesi a scagliare strali sull’immigrazione irregolare e ha fatto discutere facendo riferimento al “problema di immagine” che, nelle città, sarebbe causato da un certo tipo di immigrazione. Le accuse dall’opposizione sono state di “dogwhistling” razzista, ovvero di aver fatto dichiarazioni non apertamente razziste, ma pensate per far capire a chi ha una visione razzista della società che il cancelliere è dalla sua parte. Tuttavia, un capo di governo con la responsabilità della traballante economia tedesca sa che, senza immigrati, il sistema Paese crollerebbe, perché la Germania, semplicemente, non ha abbastanza lavoratori qualificati da mandare avanti i settori chiave: non li forma, non li trattiene e non li attrae. Ed è per questo che la più recente affermazione di Merz sembra di segno opposto rispetto alle precedenti. In occasione di un incontro con l’associazione tedesca del commercio, infatti, il cancelliere ha dichiarato di volere “immigrati da tutti i Paesi del mondo”. Purché, ovviamente, si tratti di immigrazione qualificata.

L’agenzia Work-and-Stay ridisegna l’ingresso lavorativo in Germania. Merz: “gli immigrati che si integrano nel mondo del lavoro sono i benvenuti”

“Stiamo lanciando un segnale”, ha dichiarato Merz durante l’incontro con l’HDE. La Germania si presenta come un Paese aperto, libero e tollerante nei confronti di chi desidera contribuire con il proprio lavoro. Il “segnale”, in questo caso, prende la forma di un’agenzia creata appositamente per strutturare il percorso di ingresso in Germania dei futuri lavoratori.

Per concretizzare la strategia del governo Merz, finalizzata a incentivare l’immigrazione “buona” mentre si scoraggia quella “cattiva” è stata approvata a inizio novembre l’agenzia Work-and-Stay.

Merz l’ha descritta come il progetto digitale più ambizioso dell’attuale legislatura. Questo ente dovrebbe presiedere a una riorganizzazione completa delle modalità di accesso al mercato lavorativo tedesco: permesso di lavoro, autorizzazione al soggiorno e riconoscimento delle qualifiche professionali dovrebbero infatti essere gestiti attraverso una procedura digitale totalmente separata dai percorsi riservati alle richieste di asilo.

Alexander Dobrindt
Il capogruppo della CSU Alexander Dobrindt Foto: © Steffen Böttcher

L’implementazione procederà gradualmente. Il 2026 vedrà il bando per i componenti informatici centrali, mentre i dettagli operativi e le tempistiche precise richiederanno coordinamento tra i ministeri coinvolti.

Integrazione e lavoro come discriminante per gli immigrati siriani

Quello degli immigrati siriani è un tasto dolente per l’Unione. Durante una recente visita in Siria, il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) si è detto profondamente turbato dallo stato di distruzione di alcune zone di Damasco, che ha paragonato alla situazione della Germania subito dopo il secondo conflitto mondiale. Di fronte alla desolazione del panorama urbano, ha adottato un tono prudente sul rimpatrio dei rifugiati, sostenendo che al momento esso sarebbe praticabile “solo in misura molto limitata”. Questa posizione è risultata profondamente sgradita a molti suoi colleghi della maggioranza, primo fra tutti il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU), che invece punta tutto su un maggiore rigore nella politica europea d’asilo e che già dal suo primo giorno di mandato ha rafforzato i controlli alle frontiere e disposto procedure di respingimento dei richiedenti protezione (nonostante consistenti riserve giudidiche). Ora, Dobrindt ha ribadito quello che pensa sulle espulsioni dei siriani, presentando come criterio discriminante non la sicurezza in patria, ma l’integrazione lavorativa in Germania. Chi lavora e si integra con successo, ha dichiarato, non verrà espulso. Gli altri, invece, devono prepararsi a tornare in Siria. Il futuro dei siriani in Germania, ha sostenuto Dobrindt in un’intervista allo Spiegel, è nelle mani dei siriani stessi.

La posizione di Dobrindt è rimasta ferma anche su un altro aspetto estremamente controverso, ovvero la decisione di togliere lo status di protezione a chiunque faccia ritorno in Siria anche solo per un breve viaggoi. Chi rientra in patria, secondo Dobrindt, evidentemente non rischia nulla e quindi non necessita più di tutela internazionale. Quando gli è stata prospettata l’ipotesi che i siriani organizzino viaggi temporanei per verificare, per esempio, se le case nelle quali vivevano esistano ancora o se siano state rase al suolo dai bombardamenti o se sussista per loro la possibilità di stabilirsi in un luogo e costruirsi una vita, Dobrindt ha liquidato questa ipotesi sostenendo che, per ottenere queste informazioni, basta uno smartphone per chiamare i conoscenti e parenti rimasti in patria.

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