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Technoviolence: quando la tecnologia diventa strumento di oppressione. La nuova conferenza del Disruption Network Lab

L’intreccio tra innovazione tecnologica e controllo sociale ha raggiunto un’estensione che non avremmo mai immaginato, appena pochi anni fa. Non parliamo più solo di sorveglianza passiva o della facilità di monitorare le attività e le preferenze di milioni di utenti a scopo commerciale o elettorale: la tecnoviolenza rappresenta l’uso sistematico di strumenti digitali per perpetrare ingiustizie, opprimere comunità vulnerabili e normalizzare violazioni dei diritti umani che un tempo sarebbero state impensabili.

Dal 19 al 21 settembre 2025, Berlino ospiterà un confronto cruciale su questi temi. La 36ª conferenza del Disruption Network Lab, curata da Tatiana Bazzichelli, promette di illuminare aspetti spesso invisibili di questa realtà. Come sempre, lo Studio 1 del Kunstquartier Bethanien diventerà il punto di convergenza per artisti, attivisti, ricercatori ed esperti di tecnologia che da anni si impegnano a produrre prove concrete di ingiustizie sistematiche e a trovare strategie di resistenza.

I biglietti sono disponibili qui, con uno sconto speciale per i lettori del Mitte (5 € anziché 8 €).

L’era della violenza digitalizzata

I conflitti contemporanei hanno assunto caratteristiche inedite. Gaza, Ucraina, le tensioni tra Israele e Iran, ma anche tutto ciò che avviene in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo. Questi scenari bellici non sono solo teatri di guerra tradizionale, ma veri banchi di prova per tecnologie di oppressione sempre più sofisticate. Le industrie estrattive sfruttano gli algoritmi per mappare risorse in territori contesi. La sorveglianza informatica penetra ogni aspetto della vita civile nei territori occupati. Software di riconoscimento facciale identificano manifestanti, dissidenti, giornalisti. L’intelligenza artificiale analizza pattern comportamentali per prevedere e prevenire forme di resistenza.

I regimi di frontiera utilizzano queste stesse tecnologie per controllare flussi migratori. Sensori biometrici, droni, sistemi di tracciamento GPS. Ogni attraversamento diventa un evento registrato, catalogato, analizzato. Le rotte migratorie si trasformano in corridoi digitali dove la privacy scompare completamente. Sarebbe però un errore pensare che il sistema di oppressione messo in atto dalla technoviolence riguardi soltanto le popolazioni e i corpi migranti. Le aree urbane occidentali stanno infatti diventando terreni di sperimentazione per le stesse tecnologie testate nei conflitti. Una continuità inquietante che trasforma città europee e americane in laboratori di controllo sociale avanzato.

Arte e attivismo: costruire prove dell’invisibile

Come si documenta l’invisibile? Come si rendono tangibili oppressioni che operano attraverso codici e algoritmi?

L’approccio proposto dalla conferenza “Technoviolence” combina pratiche artistiche innovative con tattiche di attivismo tradizionali. Non si tratta solo di denuncia, ma di costruzione di un corpus prove di una realtà già in atto, grazie ad artisti che trasformano dati in narrazioni comprensibili e attivisti che utilizzano gli stessi strumenti tecnologici per rivelare meccanismi di oppressione.

L’azione diretta acquista nuove dimensioni quando si confronta con la tecnoviolenza. Basti pensare agli hacktivisti, che violano database per rivelare algoritmi discriminatori, ai ricercatori che ricostruiscono supply chain tecnologiche collegate a violazioni dei diritti umani, per non parlare dei whistleblower, gli informatori che, spesso a rischio della propria incolumità, filtrano documentazione interna di aziende tecnologiche complici di regimi oppressivi. Questi approcci creano conoscenza attraverso esperienze concrete, permettono alle comunità di immaginare forme di resistenza precedentemente impensabili e trasformano vittime passive in soggetti attivi capaci di produrre contro-narrazioni documentate.

Stati, multinazionali e minoranze vulnerabili

La conferenza si concentrerà su una dinamica particolarmente preoccupante: l’intreccio degli interessi tra grandi aziende tecnologiche, imprese private e apparati statali. Si tratta di un triangolo di potere che identifica sistematicamente minoranze etniche e comunità vulnerabili come gruppi target.

Questo targeting sistematico non è un difetto delle tecnologie, ma una caratteristica progettuale. Le minoranze diventano gruppi di controllo ideali per testare efficacia e limiti di nuovi strumenti di oppressione. Una volta perfezionati, questi stessi strumenti vengono gradualmente estesi al resto della popolazione. La manipolazione dei social network amplifica ulteriormente questi effetti, a causa di algoritmi che promuovono contenuti polarizzanti e bot che amplificano narrative discriminatorie.

Costruire la resistenza collettiva attraverso la documentazione

L’obiettivo finale della conferenza va oltre la semplice denuncia. Si tratta di costruire capacità collettive di resistenza attraverso la documentazione sistematica di abusi tecnologici. La conferenza propone un approccio integrato che combina ricerca scientifica, pratiche artistiche innovative e azione diretta coordinata, con il consueto programma di workshop pratici alternati a presentazioni teoriche e sessioni di brainstorming collettivo per sviluppare nuove tattiche di resistenza.

Particolare attenzione verrà dedicata all’uso strategico di strumenti online per produrre e diffondere prove di crimini invisibili. Piattaforme sicure per la condivisione di documenti sensibili. Tecnologie di crittografia per proteggere informatori e attivisti. Strategie di comunicazione per raggiungere il dibattito pubblico mainstream.

Un appuntamento per il futuro della democrazia

Come tutti gli eventi del Disruption Network Lab di Berlino, la conferenza “Technoviolence” rappresenta molto più di un evento accademico. È un tentativo concreto di costruire alleanze tra settori spesso separati: arte, attivismo, tecnologia, giornalismo investigativo.

La conferenza Technoviolence: Confronting Systematic Injustice si terrà dal 19 al 21 settembre 2025 presso Studio 1, Kunstquartier Bethanien, Marianneplatz 2, 10997 Berlino. Streaming gratuito disponibile. Workshop presso Stadtwerkstatt, Karl-Liebknecht-Straße 11, 10178 Berlino.

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