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Germania: posti letto troppo cari, universitari dormono nei sacchi a pelo

Trovare stanze e posti letto in affitto, quando si studia all’università, è sempre un’impresa, ma in Germania sta diventando impossibile per molti. La situazione è ormai talmente estrema che alcuni rappresentanti degli studenti sono arrivati a parlare di una vera e propria selezione sociale, che mette l’educazione universitaria al di fuori delle possibilità dei figli delle classi meno abbienti.

In una città come Karlsruhe, per esempio, per qualcuno l’idea stessa di una stanza è ormai un’utopia, sostituita dalla possibilità di dormire su una brandina, a patto di portarsi il materasso e un sacco a pelo. È quanto ha suggerito l’Istituto di Tecnologia, il quale ha predisposto una soluzione temporanea per chi non riuscisse a trovare una sistemazione prima dell’inizio delle lezioni. Il comitato studentesco locale, ha infatti comunicato che nel campus verranno offerti dei posti letto per coloro che ne hanno bisogno, ma che non sarà possibile offrire altro che le semplici brandine e lo spazio per sistemarle.

L’Ufficio federale di statistica ha quantificato il fenomeno: chi studia e vive per conto proprio destina mediamente il 53% delle proprie entrate all’affitto, contro il 25% del resto della popolazione. 

In Germania, il sussidio per l’alloggio non basta più neanche per i posti letto

Il Moses Mendelssohn Institut di Berlino ha calcolato una media nazionale di 505 euro mensili per una stanza in affitto in un appartamento condiviso. Il BAföG, il sussidio statale per la formazione, prevede invece appena 380 euro come contributo forfettario per l’alloggio.

Da qui l’accusa degli studenti rivolta al sistema tedesco, che selezionerebbe ormai l’accesso alle università non in base alle capacità e alle conoscenze, ma solo in base al reddito. La scelta dell’università, secondo gli studenti, dovrebbe dipendere infatti dalle inclinazioni personali e dalle capacità individuali, ma l’evoluzione dei prezzi immobiliari sta rendendo alcune località inaccessibili per chiunque non provenga da un contesto economico più che agiato. Lo studio del Moses Mendelssohn Institut conferma che in 70 città su 88 esaminate il contributo BAföG non copre nemmeno il costo di una camera in condivisione.

Il governo federale ha stabilito nel contratto di coalizione un aumento del contributo abitativo a 440 euro, con decorrenza dal semestre invernale 2026/27: comunque meno di quanto la media degli studenti spende per un posto letto.

Esiste inoltre un problema di percezione. Sono infatti numerosi gli studenti che ritengono, a torto, di non avere diritto al sussidio. Il risultato è stato un calo dei beneficiari al numero più basso raggiunto negli ultimi 25 anni.

Secondo il Rheinische Post, la ministro della Ricerca Dorothee Bär (CSU) sta elaborando una revisione complessiva del sistema per il 2026/27, con l’obiettivo di digitalizzare le procedure, semplificare l’accesso e aumentare la conoscenza del programma.

Dorothee Bär – Foto: Tobias Koch, CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons

La condizione economica degli apprendisti

Chi segue una formazione professionale si trova in difficoltà analoghe, se non peggiori. Il rapporto 2025 della Confederazione sindacale tedesca indica che il 63% degli apprendisti non riesce a sostenersi con la retribuzione che riceve per il proprio lavoro in apprendistato. Kristof Becker, responsabile giovanile della DGB, segnala casi di apprendisti che devono integrare con lavori extra o dipendono dal sostegno dei genitori. Per questo motivo richiede un incremento della retribuzione minima di formazione da 682 a 834 euro.

Dal 2023 è in essere il programma Junges Wohnen, inserito nell’ambito dell’edilizia sociale. Lo Stato trasferisce annualmente 500 milioni di euro ai Länder per costruire e ristrutturare alloggi destinati agli studenti. L’intenzione è duplicare lo stanziamento nell’esercizio successivo.

Il meccanismo prevede però che ogni Land aggiunga anche risorse proprie. Tuttavia, i fondi possono essere riallocati verso altri interventi di edilizia sociale. Becker sostiene la necessità di evitare contrapposizioni tra studenti e apprendisti, proponendo una ripartizione equa: metà delle risorse per le residenze studentesche, metà per quelle degli apprendisti. Dal lato degli apprendisti, però, si nota come le infrastrutture di supporto presentino in partenza delle disparità: gli enti per il diritto allo studio gestiscono infatti le residenze universitarie con una rete consolidata da anni, mentre per gli apprendisti mancano strutture equivalenti.

Fondi disponibili ma non sempre utilizzati

L’erogazione delle risorse incontra ostacoli in alcune regioni. Nel biennio 2023-2024, tre Länder non hanno destinato alcun finanziamento dello Junges Wohnen agli alloggi per studenti e apprendisti: Brema, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt. I dati emergono dalle informazioni che i Länder hanno fornito al Ministero per l’edilizia abitativa su richiesta di tagesschau.de.

Il mancato utilizzo si verifica quando il numero di investitori privati o imprese edili che presentano progetti risulta insufficiente. Il Ministero dell’edilizia della Bassa Sassonia spiega che l’approccio basato sulla domanda assicura la concreta realizzazione degli interventi.

Il governo, su richiesta dei Verdi, non ha potuto specificare quanto denaro richiesto dai Länder sia stato effettivamente impiegato per studenti e apprendisti. Il portavoce del Ministero dell’edilizia ha però comunicato risultati positivi: nel 2024 i posti in residenze sovvenzionate sono più che raddoppiati rispetto al 2023. Gli alloggi modernizzati o costruiti sono passati da 4.176 a 8.864.

Nota: Il BAföG (Bundesausbildungsförderungsgesetz, legge federale sul sostegno alla formazione) è un aiuto economico statale per studenti di scuole superiori e università. Consente di accedere alla formazione indipendentemente dalla situazione economica familiare. Viene erogato come sovvenzione o, in alcuni casi, come prestito senza interessi. L’importo dipende dalla condizione personale e dal tipo di formazione. Per riceverlo, è necessario presentare domanda presso l’ufficio competente.

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