Aperturastorie

Don Luigi Fraccari, l’Angelo degli internati: una vita di fede, coraggio e solidarietà a Berlino

Testo e disegno di Paolo Brasioli

Devo la conoscenza della figura di Don Luigi Fraccari (1909-2000) a tre occasionali episodi. Il primo durante la rispettosa visita al Cimitero Militare Italiano a Zehlendorf, dove sono sepolti 1.166 soldati e dove una lapide ricorda appunto l’opera del sacerdote veneto. Nel testo, infatti, si legge:

ALLA MEMORIA DI DON LUIGI
FRACCARI, MISSIONARIO A BERLINO
DAL 17 MAGGIO 1944 AL 1° GIUGNO
1979, CHE MOSSO DA UMANA E
RELIGIOSA PIETÀ RACCOLSE QUI LE
SPOGLIE MORTALI DEI SOLDATI
ITALIANI.

ZUM GEDENKEN AN DON LUIGI
FRACCARI, MISSIONSPRIESTER IN
BERLIN VOM 17. MAI 1944 BIS 1. JUNI
1979, DER AUF DIESEM FRIEDHOF,
GELEITET VON RELIGIÖSEM UND
MENSCHLICHEM MITGEFÜHL, DIE
STERBLICHEN ÜBERRESTE DER
ITALIENISCHEN SOLDATEN
ZUSAMMENTRAGEN UND BEERDIGEN.

Il secondo durante una delle mie passeggiate berlinesi, quando mi ritrovai inaspettatamente davanti alla chiesa di Sankt Afra, vicino a Gesundbrunnen e, cercandone poi la storia lessi dei difficili momenti qui passati da Don Luigi durante le fasi finali della disumana “battaglia di Berlino“, nell’aprile del 1945.

Il terzo lo devo a mio cugino Giampaolo Brasioli di Cerea (VR), che ebbe una preziosa occasione, durante uno dei suoi interessanti viaggi mirati alla comprensione della storia europea del tormentato dopoguerra, di incontrare qui a Berlino Don Luigi e di lasciarne poi una toccante memoria in un suo resoconto condiviso nella nostra famiglia veneta.

Don Luigi Fraccari nella Berlino divisa

Iniziando quindi proprio da questa testimonianza, evidenzio che essa fu motivo per condividere qualche toccante parola tra loro due. Infatti, insieme andarono sul terrazzo del grattacielo più alto della Berlino occidentale, quello della Mercedes, all’Europa Center. Pare che il panorama quella sera fosse incantevole, e pieno di un fascino tutto da sorprendere e, ancor più, da comprendere.
Già, perché da un lato, lì intorno, si sentiva una pulsante Berlino Ovest, con la sua manifesta opulenza, quasi sfacciata, sfavillante, e che, a vista d’occhio, illuminava un orizzonte fantastico. E dall’altro, più in là, si percepiva la Berlino Est, che mostrava un mondo vagamente tetro e un po’ cupo, dove il serpeggiante percorso del Muro caratterizzava e serrava il tutto.
La prima Berlino era esaltata da luci dorate, vibranti e vitali; la seconda ammantata da una luce immobile, siderea e fredda!

Don Luigi disse a Giampaolo:
«Vedi, questo ad Ovest rappresenta il futuro di una Germania risorta; quello ad Est forse non avrà futuro. Due mondi che forse finiranno… un contro l’altro armati». Queste parole furono facile profezia e, con gli occhi di oggi, tale nota è monito di riflessioni e ragionamenti.

Mi permetto, pertanto, con le seguenti mie poche umili righe, di accennare e raccontare la immensa figura umana di Don Luigi Fraccari, uomo e sacerdote, di cui invito tutti ad approfondire la conoscenza.
Egli nacque a Pazzon (Caprino Veronese), in provincia di Verona, il 24 gennaio del 1909. Presi i voti, assunse vari incarichi, tra i quali quello di curato nel basso veronese a Porto di Legnago e poi nella parrocchia di Santa Eufemia a Sant’Ambrogio di Valpolicella. Durante il secondo conflitto mondiale, nel capoluogo scaligero, si adoperò molto, e silenziosamente, per salvare molti ebrei dalla persecuzione in atto, trovando loro nascondigli di fortuna e vie di fuga in città e in provincia.

Trentacinquenne, dopo l’armistizio italiano del 1943, espresse fortemente il desiderio di andare in Germania, allora ancora terribile e pericoloso teatro bellico, come volontario. E questo proprio per soccorrere, umanamente e cristianamente, i prigionieri e i deportati italiani che là vivevano situazioni e momenti angoscianti.

Il suo Vescovo gli concesse il permesso e, dopo un indescrivibile travaglio burocratico, ottenne dalle autorità germaniche il definitivo benestare. Era l’aprile 1944 quando riuscì ad avere il visto d’ingresso in Germania dal Consolato Generale Tedesco di Fasano sul Garda.

Raggiunse la Germania il 17 maggio e il giorno seguente fu ricevuto presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, entrando conseguentemente in contatto con il “Servizio Assistenza Italiani Militari Internati“, dove subito venne assunto come Capo Ufficio dell'”Assistenza Religiosa e Decessi“.

Visitò nei tempi a seguire alcuni campi di concentramento e assistette al tragico epilogo del secondo conflitto, quando i sovietici entrarono a Berlino nell’aprile del 1945. In quelle ore di atroci battaglie urbane si nascose, salvandosi, nel sotterraneo del convento di Sankt Afra, assieme a una quarantina di prigionieri italiani qui ospitati.

Al servizio dei feriti

Poi, calate le polveri sui vasti relitti urbani ed umani del conflitto, egli non volle assolutamente ritornare in Italia, ma invece, coraggiosamente e con pietoso e umile spirito di servizio umano e cristiano, si mise alla ricerca dei tanti italiani feriti ed ammalati, ricoverati nei numerosi ospedali e ricoveri di Berlino e degli immediati dintorni.

Instancabilmente si mise all’opera per sbrigare le pratiche per la sepoltura, almeno provvisoria, dei caduti e provvide a rimpatriare tanti italiani, al fine di farli riunire finalmente al conforto delle proprie famiglie e comunità nella lontana terra nativa.

Don Luigi rimase “unica Autorità italiana riconosciuta” a Berlino, tanto che la Missione Militare Italiana di Francoforte sul Meno gli diede l’autorizzazione e il ruolo burocratico di prorogare i passaporti italiani, per sei mesi, data appunto la mancanza dell’autorità consolare sul posto.

Anni più tardi, nel 1949, fondò per gli orfani e gli anziani italiani, tra i quali molti senza famiglia e nessuna possibilità di rimpatrio, la “Casa Pio XII”. Divenne parroco della Collettività italiana in Germania e si fece così missionario per i ben 35 anni a seguire!

Senza sosta svolse un’opera immensa, soprattutto di condivisione della condizione del proprio prossimo, spesso sofferente e bisognoso di tutto. Anche per questo gli venne conferita, nel 1957, la medaglia d’oro «Stella della Solidarietà Italiana» dall’allora Presidente della Repubblica.

Nel 1963 fu promotore della creazione del “Club Italia“, società che da allora divenne conviviale e fondamentale punto di riferimento, e non solo sportivo, per i nostri emigrati nella capitale tedesca.
Inoltre, con la costruzione del Muro e le conseguenti difficoltà della collettività, ogni domenica egli entrava a Berlino Est proprio per non perdere i contatti e far sentire l’amabile abbraccio e risolutivo supporto ai circa 800 italiani che lì vivevano, spesso con le loro famiglie.

Tornò in Italia il 1° giugno del 1979, oramai settantenne, carico nell’animo di un’esperienza umana vissuta pienamente nel solco della misericordia caritatevole. Si stabilì a Sant’Ambrogio, nelle colline veronesi, collaborando nella parrocchia ambrosiana per altri 22 anni. Il Pontefice San Giovanni Paolo II lo nominò Prelato d’Onore di Sua Santità proprio a suggello di questo mirabile e lungo servizio pastorale a Berlino.
Tornò alla “Casa del Padre” il giorno del suo compleanno, a 91 anni, nell’Anno Santo del 2000.

A lui sono dedicate molteplici testimonianze, manifestazioni religiose e civili, curate da comitati ed istituzioni. E poi monumenti e due strade urbane: una a Sant’Ambrogio di Valpolicella e una nella nativa Caprino Veronese.

È ricordato dai molti che lo hanno conosciuto, e che spesso hanno collaborato insieme a lui, e dai tantissimi che a distanza di tempo e in ogni luogo ne esaltano la memoria, sempre con viva e sentita emozione! E per concludere, a suggellare questo mio articolo e tributo, bello e dolce è sottolineare che Don Luigi è ricordato come l’Angelo degli internati!

L’autore: Architetto Paolo Brasioli – quattro | architectura

Provenendo da una famiglia di artisti veneti, Paolo Brasioli è stato influenzato presto dal ricco patrimonio culturale e artistico italiano. Fondamentale è stata l’influenza di suo padre, Alfredo Brasioli, rinomato fumettista, illustratore e grafico italiano.
Il suo lavoro fino ad oggi si è concentrato sulla costruzione di hotel di alta qualità e sull’interior design per abitazioni, hotel e strutture di gastronomia e benessere, così come sulla creazione di mobili, lampade, accessori e arte.
Ha lavorato con rinomate compagnie e gruppi alberghieri come Best Western, Crowne Plaza, Falkensteiner, Hilton, Hyatt, Le Meridien, Leonardo Hotels, Marriott, NH Hotels, Rocco Forte Hotels e Sheraton. Molte delle sue creazioni sono state esposte in rinomate fiere d’arte e di design.
Per saperne di più:
quattro | architectura

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