La Germania accelera sui rimpatri

29 December 2015

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di Pavel Chute

La Germania è il paese d’Europa più ambito dai richiedenti asilo che da mesi stanno giungendo nel vecchio continente. I problemi relativi alla gestione di questo flusso, specie quelli collegati alla prima accoglienza (con le connesse procedure di identificazione) e al rimpatrio dei richiedenti asilo per ragioni economiche (cui non viene riconosciuto il diritto a rimanere sul suolo tedesco), sono affrontati con crescenti difficoltà: come conseguenza una parte dell’elettorato del partito al governo guidato dalla Cancelliera Merkel si sta, seppur lentamente, spostando a destra, verso Alternative für Deutschland, il partito della destra populista tedesca di recente formazione.

Secondo dati da poco pubblicati dal Ministero degli interni nel 2015 la Germania ha rimpatriato quasi il doppio dei richiedenti asilo rispetto all’anno passato: il numero dei rimpatri è aumentato in quasi tutti i Länder raggiungendo a fine novembre la cifra complessiva di 18.363 casi (in tutto il 2014 si sono registrati 10.844 rimpatri). Ai due estremi della rilevazione si trovano la Baviera (il Land caratterizzato da decenni di politica di forte impronta conservatrice), ove il numero dei rimpatriati è più che triplicato (da 1007 a 3643) e la Turingia, piccolo Land della Germania centrale ove – unico caso – questo numero, rispetto all’anno passato, si è ridotto (da 234 a 152 rimpatri). Interessante, in questa statistica, è tuttavia registrare l’impennata del numero dei rimpatri che si è registrata a partire dal mese di maggio, ossia da quando il problema degli immigrati ha iniziato a diffondersi tra l’opinione pubblica soprattutto a causa delle numerosi morti verificatesi nel Mediterraneo. Nei primi quattro mesi dell’anno (fino a fine aprile), infatti, il numero dei rimpatri è stato pari a 4508, mentre nel trimestre settembre – novembre è passato a 6.841 (una volta e mezzo in più in un mese in meno di tempo).

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© Zohra Bensemra

Questi numeri rimangono tuttavia sempre inferiori a quelli registrati nel periodo 2000-2004 (nel 2000 si arrivò a toccare la quota di 35.444 rimpatri) e devono essere certamente ricondotti all’enorme afflusso di richiedenti asilo in Germania, che ha già toccato nel 2015 la quota mai raggiunta in precedenza di 1 milione. La conseguenza di tale pressione è stato un indurimento del comportamento dei Länder, accusati spesso negli anni precedenti dal governo centrale di assumere un atteggiamento troppo “molle”  nei confronti dei non aventi diritto a rimanere in suolo tedesco.

In merito all’atteggiamento assunto nei confronti dei richiedenti asilo è da sottolineare inoltre che presto le autorità tedesche riprenderanno ad esaminare singolarmente ciascuna richiesta di asilo effettuata dai Siriani. Il ripristino di questa prassi, abbandonata a seguito dell’ondata di profughi provenienti da quella terra martoriata da anni di guerra, è dovuto alla scoperta della circostanza che gli uomini dell’ISIS si sarebbero impossessati di migliaia di passaporti siriani “originali” che potrebbero essere utilizzati per gli spostamenti in Europa.

Per quanto possano essere fondati i dubbi sulla validità “morale” di un principio giuridico che consenta di accogliere gli immigrati che scappano dalla guerra (rifugiati) e di respingere coloro che giungono in Europa per motivazioni di tipo economico (per molti si tratta di una fuga dalla miseria, per altri, comunque, di una fuga da paesi in cui la situazione di instabilità non consente certamente di vivere in sicurezza), la Germania si sta progressivamente attrezzando, in modo sempre più deciso, a fare rispettare tale principio. La via tedesca alla gestione del problema dell’immigrazione segue un canovaccio abbastanza preciso che non prevede azioni eclatanti (come quelle recentemente proposte dal governo danese di confiscare i beni dei rifugiati nel caso in cui non possano pagare le spese di accoglienza a loro carico) ma il serio rispetto di regole che si basano sulla gravità delle situazioni locali da cui i migranti vogliono fuggire.

*Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul blog di pavel chute.

PAVEL CHUTE è nato a Milano nel 1970. È laureato in Scienze Politiche e in Lingue e Letterature Straniere e ha vissuto a lungo in Inghilterra e in Germania (Berlino, Costanza, Colonia) dove ha studiato Africanologia. Lavora come traduttore e ha iniziato recentemente a scrivere racconti e brevi romanzi.

UNA FINESTRA SULLA GERMANIA è una rubrica rivolta agli italiani che vivono in Germania e a coloro che sono interessati a questo paese, raccontato in modo oggettivo, senza schieramenti, riconoscendone per quanto possibile pregi e difetti. Il tutto con un linguaggio semplice, ma diretto.

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