Airbnb vs Berlino: il colosso delle case vacanza non subisce la legge

10 November 2015

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© Billboard

di Mattia Grigolo

Airbnb, il sito di sharing appartamenti più famoso al mondo, ha dovuto affrontare restrizioni sugli affitti brevi (ne abbiamo parlato qui), una misura adottata – in questo caso specifico dalla città di Berlino – al fine di tutelare sia gli albergatori che gli affittuari. Questo già dal 1 maggio del 2014,  ma è cambiato qualcosa? No, anzi.

Nella capitale si contano, ad oggi, più di 17.500 appartamenti gestiti dal colosso Airbnb (fonte Berliner Zeitung). Pare che, a seguito del divieto sugli affitti brevi attuato a maggio 2014, le proposte di alloggi siano aumentate del 52%. In un anno e mezzo circa. Questo vuol dire che è cambiato davvero poco e se qualcosa è cambiato, certo non è stato a favore di coloro che si cercava di tutelare.

Il problema maggiore causato da Airbnb è la comodità e la convenienza: chiunque possieda una casa può affittarla per periodi brevissimi (anche un week end) ad un prezzo deciso in accordo con nessun altro se non se stessi (chiaramente deve essere competitivo con le altre proposte dell’area) e gestito da questa enorme e potente rete. Un vero e proprio tiranno del campo degli affitti, non solo turistici. La rivoluzione dello sharing, l’apripista per altre iniziative del genere: sharing di automobili e di compagni di viaggio, sharing di biciclette, sharing taxi, sharing babysitter e dogsitter.

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© http://airbnbvsberlin.com/

Però dal 2014 ci sarebbe una legge. La quale non ha scalfito quasi per nulla la superpotenza Airbnb.

Esiste un sito che si chiama Airbnb vs. Berlin, costruito in doppia lingua inglese-tedesco per essere accessibile a chiunque, anche ai forestieri. Mostra grafici, dati, numeri, e domande, in modo che il dibattito fra la città e l’Ercole degli appartamenti in affitto resti vivo e non si disperda nell’etere e nella memoria di chi ce l’ha troppo breve o troppo furba per lasciarla a mente. Innanzitutto, dalle informazioni si evince – non tutti lo sanno – che dopo Airbnb, chiaramente, sono nati altri siti simili, se non identici. Parliamo di Wimdu e 9Flats, per esempio. Airbnb vs. Berlin mette davanti agli occhi di tutti le verità di una città che ha subito, più di chiunque altro, la velocità dell’aumento degli affitti. Non ce ne sono altre in Europa che hanno affrontato così velocemente una situazione tanto importante. L’offerta di Airbnb cancella letteralmente dal mercato gli affitti regolari, favorendo le case vacanza.

Il sito non è probabilmente aggiornato tanto quanto la fonte Berliner Zeitung, ma i numeri sono comunque importanti e poco si discostano dalla presumibile realtà: più di 34.000 posti letto offerti attraverso Airbnb a Berlino, una media di quasi tre letti ad appartamento. Confrontandoli con i dati forniti ad oggi dal quotidiano berlinese, questi potremmo stimarli a qualche migliaio in più, arrivando anche a 40.000 posti letto offerti.

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Airbnb vs. Berlin, offre diverse mappa interattive che definiscono e calcolano la concentrazione di appartamenti in affitto sulla città. Chiaramente il centro è il più battuto dalle richieste. Zone come Kreuzberg e Neukölln sono letteralmente prese di assalto, così come Friedrichshain e Mitte. I kiez, quartieri, presentano la concentrazione più alta.

Insomma, una guerra infinita tra Airbnb e il resto del mondo, ove il mondo continua ad utilizzare l’offerta del nemico. E’ una storia vecchia come il mondo, che abbiamo già visto mille altre volte con sfumature diverse: la convenienza vince sulla legge, sui diritti purtroppo. Lo vediamo nella discografia morente di oggi, che si generò con il cancro di Napster, fino a trasformarsi nell’immobilità di un’offerta che non può essere equa per nessuno, perché la musica non viene più venduta, bensì consumata gratuitamente. Provate a pensare un istante, se questo, con altri fattori, con altri numeri, con altre mire, non sia una nuova era morta. In fondo è dalla stessa parola che parte tuttu, nell’arte, nella cultura, nell’informazione, negli affitti delle case vacanza. Quella parola è “Sharing”.

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