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Perocchio (Assomarinas): ”i porti turistici muovono miliardi, ecco come potrebbero crescere di più”

(Adnkronos) – I porti turistici italiani? Potrebbero dare un contributo maggiore alla crescita economica del Paese se fossero rimossi alcuni ostacoli e procedure che nei fatti ne rallentano lo sviluppo. A esserne convinto è Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas che in un’intervista all’Adnkronos traccia il bilancio di un settore capace oggi di muovere 5 miliardi di euro e di generare come filiera un effetto moltiplicatore sia dal lato della creazione di ricchezza ( ogni euro investito ne genera 7 a cascata) e di occupazione (ogni occupato ne genera altri nove sulla filiera) e indica le prospettive.  

 

I DRAGAGGI E LE NORMATIVE
 

Partiamo dagli ostacoli. Da anni i porti turistici denunciano le procedure per dragare i fondali. Troppo complesse, anche quando i sedimenti risultano non inquinanti. Chi o cosa frena e cosa succede se non si dragano i fondali?
 

Al di là delle norme che pure sono state aggiornate, il vero problema consiste nel fatto che troppo spesso viene limitata la possibilità di conferimento a mare dei sedimenti. Una situazione che aumenta i costi e la durata delle procedure. Ed è un problema nazionale per tutti i porti, non solo quelli turistici se si pensa che il tonnellaggio delle navi è ormai aumentato da molti anni. Più volte per esempio abbiamo chiesto di rimuovere i sedimenti che si depositano all’imboccatura dei marina senza che vi siano particolari procedure di impatto ambientale perchè sono solo sedimenti costieri. E’ una questione di sensibilità ambientale e metodologica su cui bisogna lavorare. Perchè fondali troppo bassi impediscono l’arrivo di navi e imbarcazioni.  

 

 LE CONCESSIONI
 

Quanto deve durare secondo voi una concessione per rendere sostenibile un investimento?
 

A livello mondiale con la Federazione abbiamo sempre raccomandato concessioni minime di 50 anni perchè l’avviamento di un porto turistico è molto lento: si deve creare il giro della clientela locale e di quella internazionale, mentre magari nel frattempo i porti subiscono modifiche di mercato compreso il cambio della tipologia delle barche e quindi occorre sempre fare costanti adattamenti e modifiche anche perchè, se cambiano i comportamenti e le richieste, i porti invecchiano e devono riqualificarsi. Quindi una concessione deve permettere l’ammortamento degli ingenti investimenti iniziali e considerare una redditività bassa e una forte concorrenza.  

 

GLI INVESTIMENTI E LE RICHIESTE AL GOVERNO
 

Sugli investimenti, quali impegni chiedete al governo?
 

Noi chiediamo innanzitutto di mantenere la politica di incentivazione agli investimenti digitali e quelli di sostenibilità ambientale, per esempio per l’installazione dei pannelli fotovoltaici e per gli impianti digitalmente intelligenti nell’ambito dei porti turistici. E’ un tema già gestito all’interno dei fondi di incentivazione agli investimenti turistici, perché i porti turistici sono stati ricompresi nei provvedimenti dedicati allo stimolo per gli investimenti di modernizzazione delle strutture. Poi chiediamo l’aggiornamento della legge speciale sui porti turistici conosciuta come l’ ex decreto Burlando. Si deve chiarire cioè che la conferenza di servizi, ovvero il tavolo unico per le autorizzazioni può essere applicato anche alle riqualificazioni dei porti turistici.  

 

FUNZIONE ECONOMICA E CLASSAMENTO CATASTALE
 

Che cosa cambierebbe concretamente per le imprese se le strutture fossero riconosciute di interesse pubblico, anche sotto il profilo catastale e fiscale?
 

Oggi abbiamo contenziosi sul classamento catastale: alcuni orientamenti tendono a inquadrarli nella formula del dirotto e quindi soggetta a Imu, mentre noi chiediamo che le strutture di ormeggio e la componente portuale vengano inquadrate nella categoria E1 proprio come i terminal crocieristici o i distributori di carburante, in quanto le riteniamo strutture di interesse pubblico che hanno forti ricadute sul territorio. 

 

CRESCITA DELLA NAUTICA E MERCATI DI RIFERIMENTO
 

Il mercato dei porti turistici cresce davvero? Quali segmenti tirano maggiormente?
 

Dopo la lunga e grande crisi del periodo 2010-2020 c’e’ stata la ripresa con il turismo nautico sostenuta anche dallo sviluppo del charter e dalla crescita positiva del settore dei superyacht e questo in particolare è successo con la verticalizzazione della ricchezza a livello mondiale. Gli yacht superiori ai 24 metri girano il mondo e trovano in Italia una destinazione particolarmente ambita. Questo binomio, charter e superyacht, ha alimentato nuovamente l’economia dei porti turistici al punto che molte riqualificazioni puntano a dare spazio proprio a queste componenti. Ciò naturalmente comporta la necessità di trasformazioni strutturali che devono essere favorite con l’aggiornamento della legge speciale sui porti turistici. 

 

COMPETITIVITÀ INTERNAZIONALE E SVANTAGGI DELL’ITALIA
 

Quali sono oggi , se ci sono, gli svantaggi competitivi dei nostri porti turistici rispetto a Croazia, Francia, Spagna e Grecia in termini di costi, servizi, burocrazia e infrastrutture?
 

Se guardiamo ai costi, i porti croati e francesi sono ormai diventati più cari di quelli italiani, ma noi scontiamo un ritardo storico nell’infrastrutturazione di alcune aree, come la Sicilia o la Costa Campana che sono state recentemente scoperte dal charter e dai super yacht. Un ritardo legato alla crisi determinata dalla tassa Monti e dal crac bancario del 2009-2010 che ha bloccato i progetti in avviati in quegli anni. Dobbiamo tenere conto del fatto che una decina di porti turistici di nuova generazione nei primi anni 2000 è fallita perchè è mancato il mercato che doveva alimentarli.  

 

CAMBIAMENTO CLIMATICO E SICUREZZA DELLE COSTE
 

Tra mareggiate, innalzamento dei livelli ed eventi meteorologici estremi, chi paga per mettere in sicurezza i porticcioli e gli approdi?
 

E’ un dato di fatto che l’aumento del livello del mare stimato fino a 70 cm per la fine del secolo rischia di impattare fortemente le zone costiere basse. Si parla di 150 località italiane che potrebbero sparire. Di conseguenza serviranno incentivi futuri per rafforzare le difese costiere e portuali. Alcuni porti si stanno già muovendo autonomamente, come il Porto Carlo Riva a Rapallo dopo la devastante mareggiata del 2018, o Porto Rossi a Catania. 

 

SOSTENIBILITÀ E TRANSIZIONE ENERGETICA
 

Il porto turistico può diventare una piattaforma energetica?
 

Certamente. Tutti i porti turistici stanno facendo progetti di generazione elettrica, molti stanno investendo in impianti fotovoltaici di ampie dimensioni per puntare all’autosufficienza energetica. Ma in futuro i porti potrebbero diventare anche generatori attraverso impianti di elettrolisi di idrogeno da utilizzare per la propulsione delle imbarcazioni. C’e’ tantissima sperimentazione. Alcuni hanno iniziato a introdurre colonnine elettriche intelligenti che possono dialogare con gli smartphone dei clienti. 

 

 RICADUTE ECONOMICHE SUL TERRITORIO
 

Quanto vale davvero un porto turistico per il territorio?
 

Basti pensare che uno studio aggiornato di Deloitte stima la spesa turistica legata al turismo nautico oltre i 5 miliardi di euro a livello nazionale. E si consideri che solo un terzo di questa spesa si riversa direttamente sul porto, mentre i restanti due terzi alimentano l’intero territorio circostante: dai cantieri agli alberghi all’indotto. Di conseguenza diventa una risorsa economica. Ma non solo. Se si ragiona in termini di moltiplicatori economici, per ogni euro investito nella filiera della nautica da diporto se ne generano altri sette a cascata e ogni occupato nel settore ne genera altri nove nell’indotto. Non male no?  

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