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La Bce ha un problema (serio) con la Francia, dal passo indietro di Lagarde alla crisi del debito

(Adnkronos) – La Bce ha un problema, serio, con la Francia. La presidente Christine Lagarde ha appena formalizzato il suo passo indietro per impegnarsi direttamente nella corsa alle elezioni presidenziali. Sceglie la politica, in un momento in cui la Banca centrale deve peraltro affrontare una situazione resa complicata non solo dal contesto internazionale ma anche, se non soprattutto, dalle fibrillazioni che arrivano proprio da Parigi. Si è parlato più volte del ritorno alla politica nazionale di Lagarde, in corrispondenza delle crisi attraversate all’insegna dell’instabilità politica, sia pensando a una sua candidatura per l’Eliseo sia per il ruolo di premier, con Emmanuel Macron presidente. E’ considerata una riserva della Repubblica, che può essere chiamata a salvare la stabilità politica e, di conseguenza, economica e finanziaria del suo Paese. Chi si schiera a favore di questa scelta evidenzia che nei nuovi panni potrebbe dare un aiuto sostanziale non solo alla Francia ma anche alla stessa Bce. Chi, al contrario, la critica si affida all’immagine del comandante che abbandona la nave quando il mare è in tempesta.  

La Francia è un convitato di pietra sempre presente nelle ultime riunioni del Consiglio della Bce. Le preoccupazioni per la situazione politica e dei conti di Parigi, e il conseguente ampliamento degli spread, hanno sollevato interrogativi sulla possibilità che la banca centrale possa intervenire attraverso lo Strumento di Protezione della Trasmissione (TPI), che le consente di acquistare titoli emessi da Stati membri le cui condizioni di finanziamento si sono deteriorate per ragioni non giustificate da fondamentali specifici del Paese. Tuttavia, prima di attivarlo, il Consiglio Direttivo valuta una serie cumulativa di criteri per determinare se i Paesi interessati stiano perseguendo politiche fiscali e macroeconomiche solide e sostenibili. Finora Lagarde ha guardato a Parigi da presidente della Bce, da febbraio potrà in qualche modo lavorare per rassicurare chi l’avrà sostituita a Francoforte. 

Ci sono due nomi particolarmente accreditati per la successione. Sono quelli dell’ex governatore della banca centrale olandese Klaas Knot e quello del presidente della Bundesbank Joachim Nagel. Tutti e due i profili si prestano però a obiezioni che potrebbero coalizzare un fronte sufficiente a bruciarne le chance di successo. Nel caso di Knot, i Paesi del Sud, Italia inclusa, potrebbero opporsi per le sue posizioni pregresse, in particolare in contrapposizione con le politica espansiva di Mario Draghi. L’ostacolo principale sulla strada di Nagel sono invece i ruoli chiave ricoperti da altri tedeschi: partendo dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e passando per Claudia Buch alla guida dell’autorità di vigilanza bancaria del Meccanismo di vigilanza unico e Verena Ross dell’Autorità europea degli strumenti finanziari. Anche se la Germania non ha mai avuto un presidente della Bce, così come la Spagna, che potrebbe rivendicare il ‘diritto’ ad avere più spazio per puntare su un proprio presidente. In questo caso, il nome di punta è quello di Pablo Hernández de Cos, oggi direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali.  

Dei quattro presidenti della Bce che si sono avvicendati finora, due sono francesi (Christine Lagarde e Jean-Claude Trichet, 2003-2011), uno italiano (Mario Draghi, 2011-2019) e uno olandese (Wim Duisenberg, 1998-2003). Questo dato, anche guardando alla sequenza degli ultimi tre presidenti (Francia, Italia, Francia) può essere però letto in direzioni diverse. C’è chi lo segnala per evidenziare che la candidatura di Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia dal 1 novembre 2023 e membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea dal 2020 al 2023, porterebbe a una staffetta Francia-Italia difficile da accettare per gli altri Paesi e chi, al contrario, sostiene che non si vede perché l’Italia non possa avere due presidenze, come avvenuto per la Francia. 

La procedura per la nomina del presidente della Bce prevede che i singoli stati dell’area euro propongano i loro candidati. Spetta all’Eurogruppo discutere le candidature e concordare un nome condiviso. Quindi il Consiglio Ue adotta una raccomandazione al Consiglio europeo che formalizza la decisione, dopo aver consultato il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della Bce. (Di Fabio Insenga) 

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