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di Amelia Massetti

Domenica 8 luglio l’associazione Artemisia e.V. ha organizzato, insieme a Dario Sorgato di NoisyVision, la prima “Biciclettata inclusiva in tandem” nel Tiergarten, a Berlino.

Ho conosciuto Dario attraverso Lucia Conti, che ne  aveva parlato su il Mitte, e gli ho fatto un’intervista uscita su il Deutsch Italia. Tra le altre cose mi aveva raccontato di aver organizzato l’anno scorso, a Berlino, una “Biciclettata in tandem” per persone ipovedenti e cieche. Gli ho proposto se non volessimo organizzarla insieme, con l’associazione Artemisia e.V., provando ad allargare il concetto di inclusione e offrendo la possibilità di partecipare anche a persone con disabilità lievi. Abbiamo quindi trasformato l’iniziativa in una giornata all’insegna dell’inclusione e della positività, dando inoltre pieno sostegno alla campagna #YelowTheWorld, di cui Dario è promotore.

Era la la prima volta che provavamo a realizzare un progetto di questo tipo e tutti, nonostante le difficoltà iniziali, abbiamo pensato che valeva la pena provarci.

Abbiamo lavorato a stretto contatto, soprattutto io, Dario e Alice Marchetto, vice-presidente di Artemisia, che si è offerta di occuparsi della logistica e della comunicazione con gli iscritti. Io mi sono occupata principalmente della diffusione e il rapporto con i media e ho cercato di promuovere il progetto nelle associazioni per ipovedenti e persone cieche, nei Werkstatt per persone disabili presenti sul territorio di Berlino e tra gli amici e conoscenti. Dario si è occupato di trovare gli sponsor e della grafica.

Talvolta ci siamo confrontati con delle incertezze o insicurezze, io stessa mi chiedevo se mia figlia, che ha la sindrome di Down e desiderava partecipare, sarebbe mai riuscita a stare due ore su un tandem. Per questa ragione ho preferito non essere io a condurre il mezzo, per timore che le mie paure di madre potessero bloccarmi.
A sostituirmi più che validamente è stata Claudia Alvino, architetto e socia di Artemisia e questo mi ha rassicurata e mi ha dato il coraggio necessario per superare le mie ansie.

Dario ha trovato nel Blacklane gli sponsor che hanno sostenuto tutte le spese del progetto: l’affitto dei tandem, le magliette, i flyer, e il picnic finale. Non potevamo credere che, piano piano, questo sogno si stesse trasformando in realtà. Ogni piccola incomprensione o tensione veniva presto superata, travolta da un’ondata di positività e voglia di continuare qualcosa in cui credevamo, a cui avevamo dato inizio e a cui non volevamo più rinunciare.

Abbiamo riflettuto molto anche sulla necessità di mantenere un atteggiamento paritario e rispettare la sensibilità delle persone, rendendoci conto di quanto complessa potesse essere la comunicazione in una situazione simile. Tuttavia, abbiamo sempre cercato di trovare delle soluzioni inclusive e di non mostrare quel contegno iperprotettivo che spesso assumono coloro che si rapportano alla disabilità, soprattuto se non la provano in prima persona. Naturalmente potevamo contare sull’aiuto di Dario, una persona ipovedente e con una percezione diretta di come ci si senta in questi casi, che unita alla nostra esperienza personale e familiare con la disabilità ha potuto fare la differenza. In questo modo siamo riusciti a capire quali erano le corde che potevamo toccare e quali cose potevano indurre disagio.

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Anche le persone normodotate, comunque, hanno delle incertezze. Io stessa, che non ero mai salita su un tandem, in qualche modo mi sentivo insicura e per questo ho scelto di non pilotare il tandem, ma di optare per il ruolo di copilota.

Giunti sul posto il giorno della Biciclettata, abbiamo subito avuto la sensazione di trovarci davanti a qualcosa di unico, man mano che le persone cominciavano ad arrivate, tutte diverse tra loro. Alcuni erano ipovedenti, altri ciechi, altri avevano disabilità di tipo intellettivo, tutti erano accompagnati da amici e collaboratori che hanno creato l’atmosfera giusta per rompere il ghiaccio e creare l’alchimia necessaria a partire.

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Perché in realtà questo è il perno di progetti di questo tipo: prendersi la responsabilità di qualcuno che, da solo, non avrebbe potuto o voluto andare in bici e, per quanto riguarda chi si affida, avere fiducia nel fatto che l’altro si impegnerà per fare in modo che tutto vada nel migliore dei modi, senza incidenti o spiacevoli sorprese. Questa è linclusione, il nostro principale e più importante obiettivo.

Alla fine della biciclettata, B., una persona cieca, ha raccontato ad Alice che non era mai stata in bicicletta prima, ad eccezione di quando era molto piccola. All’inizio era un pò indecisa, aveva  paura, ma dopo dieci minuti che pedalava con la sua compagna, la sensazione di libertà e il sentire il vento sul viso le aveva dato un nuovo modo di percepire questa esperienza. Alice l’ha ringraziata, perché la sensazione di libertà provata da B era anche un regalo che stavamo ricevendo noi, come attivisti e come persone sensibili al tema.

Per quanto riguarda l’esperienza vissuta da me e mia figlia, posso dire di aver avuto molta più paura io. Lei era perfettamente a suo agio e mi ha dato il coraggio di rilassarmi e superare le mie insicurezze.

Avere quotidianamente a che fare con la disabilità spesso porta a sentirsi disabili o identificarsi con la disabilità, dimenticando di avere un ruolo e un’esperienza diversa.
L’insicurezza nasce dal proprio vissuto e dalle esperienze che ci portiamo dentro e spesso sono proprio le persone di cui ci occupiamo a darci il coraggio e la volontà di percepire le situazioni da un altro punto di vista.

La Biciclettata è stata un po’ una metafora di tutto questo, bisognava in qualche modo affidarsi, lasciarsi portare. Partecipavano persone cieche, ipovedenti e con disabilità lievi, e questa esperienza non era cosi semplice, perché molti piloti non erano abituati a guidare un tandem e spesso si creava in quella dose inevitabile di disagio iniziale una comunicazione, fatta di gioco, ma anche di ascolto per l’altro.
Questo era esattamente quello che volevamo raggiungere nella Biciclettata inclusiva in tandem: la possibilità di comunicazione tra le persone, il sentire l’altro, la sua differenza, che può essere una differenza di qualsiasi tipo, una disabilità, ma anche, ad esempio, l’appartenere a un’altra cultura. Eravamo infatti ungruppo di persone e culture diverse, amici e volontari italiani, tedeschi, cileni, inglesi, giapponesi, neozelandesi, collaboratori di Artemisia, NoisyVision, Blakcklane, che si sono trovati tutti insieme per trascorrere una giornata di tempo libero e godere insieme del fascino della natura.

Questo è stato inoltre il primo passo di una collaborazione che ha visto interagire non solo Artemisia e NoisyVision, ma anche altre associazioni come Pro Retina e Tandemsternfahrt, associazioni di ciechi e ipovedenti tra le più importanti in Germania e che si sono dimostrate entusiaste dell’iniziativa, che abbiamo assolutamente intenzione di ripetere il prossimo anno.

L’associazione Artemisia e.V. Inklusion für alle riprenderá i suoi incontri mensili, dopo la pausa estiva, il 4 Settembre.
Gli incontri si terranno regolarmente il primo martedi del mese, presso l’AWO-(Adalbertstraße 23a, in Kreuzberg).

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