Schirn:il decollagismo in mostra fino a fine maggio

20 April 2015

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© Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2015 Foto: Norbert Miguletz

© Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2015 Foto: Norbert Miguletz

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Sarà visitabile fino al 25 maggio la mostra “Poesie der Gross-Stadt. Die Affichisten” presso lo Schirn Kunsthalle.

 “La poesia delle metropoli. I decollagisti” è questo il titolo dell’esposizione che narra la storia, incominciata negli anni cinquanta a Parigi, della lacerazione delle affiches, i manifesti.

Tutto inizia nel 1945, con il letterismo, movimento letterario che si concentra sull’isolamento delle singole lettere al fine di renderle autonome principalmente in termini sonori. Il letterismo lavora così sulla frammentazione, sulla lacerazione della realtà della parola al fine di atomizzare ogni singola lettera che la compone.

Raymond Hains (1926 – 2005) è uno dei pionieri del decollagismo a cui arriva dopo un percorso sperimentale di base surrealista. Egli infatti decide di cambiare metaforicamente le lenti con cui osserva il mondo iniziando una ricerca di sperimentazione fotografica basata proprio sulla distorsione della visione. In mostra si possono vedere alcune delle sue Photographies hypnagogiques, delle immagini fotografiche nate, secondo la sua definizione, tra il sonno e la veglia.

Porträt Jacques Villeglé © Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2015 Foto: Norbert Miguletz

Ritratto di Jacques Villeglé © Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2015 Foto: Norbert Miguletz

Negli anni successivi, Hains collabora anche con Jacques Villeglé (*1926): insieme iniziano una ricerca visiva distorta e frammentaria che, per l’utilizzo scientifico della casualità, ricorda il dadaismo. Sono esposti gli occhiali con le lenti smerigliate da loro utilizzati per riscrivere un libro di poesia intitolato Hépérile éclaté, pubblicato nel 1954, il “primo libro fortunatamente illeggibile”.

Sempre agli inizi degli anni cinquanta, un giovane Mimmo Rotella (1918 – 2006) scrive il Manifesto dell’epistaltismo, una riflessione sul linguaggio e sul senso. “Linguaggio epistaltico vuol dire inventare tutte le parole, svincolarle dal loro valore utilitario per farne dei razzi traccianti contro gli edifici decrepiti della sintassi e del vocabolario”.

Anche Francois Dufrene (1930 – 1982) nasce come letterista specializzandosi con le ricerche onomatopee: nel 1952 presenta un film sonoro, privo di immagini intitolato Tambours du jugement premier.

Da queste sperimentazioni linguistiche-sonore nascono i primi decollages: come degli objects trouvés duchampiani, i pannelli di affissione vengono prelevati dal tessuto urbano e rielaborati per mezzo di tagli e strappi dagli artisti. Le parole e i disegni presenti sui manifesti vengono stravolti da gesti violenti di lacerazione, che ne mutano il senso e ne lasciano sono un’effimera traccia segnica. Come le lettere assumo identità propria se isolate dalla parola, così l’immagine a brandelli apre nuove forme di dialogo con il pubblico una volta abbandonata sulla superficie corrosa dei pannelli.

Ausstellungsansicht © Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2015 Foto: Norbert Miguletz

© Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2015 Foto: Norbert Miguletz

Il fenomeno decolla e nel 1958 Wolf Vostell (1932 – 1998) organizza il primo happening europeo: nelle strade di Parigi l’artista invita i passanti a strappare i poster dalle pareti e a leggere ad alta voce i frammenti delle parole rimaste. Egli chiamerà questa azione The Theatre is on the Street, in cui la sua idea di arte applicata alla vita in forma di “dé-coll/age” viene messa in azione.

I decollagisti sono infatti i primi ad avvicinarsi alle tematiche che sfoceranno poi nel Nuveau Reéalisme: da precursori intuiscono come il quotidiano e la vita di tutti i giorni possano entrare nell’arte a partire dalla strada. L’utilizzo di parole svuotate di senso, di relitti metropolitani quali i cartelloni pubblicitari rovinati, l’abbandono della firma e della pittura a scapito di una ricerca dell’estetica nel caso fortuito: sono questi gli elementi che caratterizzano il loro movimento di ricerca visiva, ma in primo luogo poetica.

È infatti la loro vena melanconica che permetterà, soprattutto a Rotella, di presentarsi come sovvertitori della Pop Art agli inizi degli anni sessanta. Con la sua esposizione Cinecittà del 1962 Rotella renderà caduche le immagini glam delle star viste come immortali.

Assolutamente consigliata, la mostra sarà aperta fino al 25 maggio presso lo Schirn Kunsthalle.

Da martedì a domenica dalle 10 alle 19, con mercoledì e giovedì apertura serale fino alle 22.

Intero € 9, ridotto € 7.

Costanza Sartoris

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