Radio Colonia, da 50 anni la Germania che parla italiano

21 June 2012

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La redazione di Radio Colonia e alcuni collaboratori: Filippo Proietti, Claudia D’Avino, Tiziana Caravante, Tommaso Pedicini, Agnese Franceschini, Daniela Nosari e Cristiano Cruciani.

di Valerio Bassan

La storia dell’informazione ci informa sulla storia di una nazione. No, non è un gioco di parole, uno scioglilingua: è la verità. Il giornalismo si intreccia con gli avvenimenti e gli sconvolgimenti storici, ne è specchio ed espressione. Anche in Germania. Qui, per esempio, per raccontare la storia dell’informazione italiana, è inevitabile toccare l’argomento guerra fredda. Bisogna tornare a cinquantuno anni fa, in un Paese appena diviso in due dal Muro. A quel tempo, in terra tedesca si era radicata una folta comunità italiana, formata dai Gastarbeiter, i lavoratori ospiti, operai giunti qui per supplire alla mancanza di manodopera di cui soffriva l’industria della Repubblica Federale. La loro formazione scolastica era basilare, quasi nessuno parlava il tedesco.

Nel tempo libero, quindi, molti di loro sintonizzavano le proprie apparecchiature sull’emittente comunista Radio Praga, l’unica ad offrire una programmazione in lingua italiana. Per contrastare questo monopolio, nel 1961, il governo di Bonn decise di istituire degli spazi in italiano nei palinsesti delle radio pubbliche dei diversi Länder, con contenuti alternativi alla programmazione “rossa” di Radio Praga. In quell’anno, nel giro di poche settimane l’uno dall’altro, il “Saarländischer Rundfunk” di Saarbrücken, il “Bayerischer Rundfunk” (BR) di Monaco ed il “Westdeutscher Rundfunk” (WDR) di Colonia iniziarono a trasmettere dei programmi in lingua italiana. L’ampliamento dell’offerta dell’informazione italiana in Germania coincise, quindi, con la costruzione del Muro di Berlino e con l’acuirsi della Guerra fredda.

Oggi di tutti quei programmi – e di altri, che si aggiunsero col tempo – resta attivo solo Radio Colonia, inserito nella programmazione di Funkhaus Europa, il programma radiofonico della WDR creato appositamente per favorire la convivenza e l’integrazione degli stranieri nel Nordreno-Vestfalia. Il programma va in onda dal lunedì al venerdì tra le 19 e le 20 ed offre interviste, approfondimenti e tanta musica (italiana, ovviamente). L’emittente si può ascoltare in Fm su queste frequenze: a Berlino 96,3, a Brema 96,7, nel NRW 103,3, oltre che in streaming e podcast sul sito ufficiale. «La nostra è una piccola redazione», spiega Tommaso Pedicini, dal 2009 caporedattore del programma. «A tempo pieno ci lavoriamo in quattro, tre giornalisti ed un segretario. Poi abbiamo una ventina di collaboratori sparsi tra Colonia, Berlino e altre città in Germania e in Italia. Siamo completamente indipendenti dalle istituzioni italiane, non riceviamo alcun tipo di finanziamento. Siamo a tutti gli effetti un ente pubblico tedesco».

Radio Colonia è l’unica voce italiana attiva nel panorama radiofonico tedesco. Avvertite una certa responsabilità a livello informativo?
(risponde Tommaso Pedicini) Sì, certamente. Da un lato perché siamo rimasti gli unici a offrire questo servizio, dall’altro invece perché negli ultimi anni, grazie allo streaming e ai podcast, siamo riusciti a raggiungere un pubblico molto più ampio. Attraverso  il web, oggi, Radio Colonia parla a tutti gli italiani di Germania. E non solo: la cosa curiosa è che sono diventati molti di più anche gli italiani che ci seguono dall’Italia. In particolare nell’ultimo periodo del governo Berlusconi, diversi radioascoltatori, sfiduciati dall’offerta informativa nazionale, hanno iniziato a trovare in noi una voce alternativa e libera su cui contare.

C’è anche l’altra faccia della medaglia. Oggi, con le web radio, con internet, gli italiani di Germania possono ascoltare anche le emittenti “di casa”. Esiste questa concorrenza?
Quella delle web radio è una concorrenza reale, ma la viviamo con grande tranquillità. Ci sono molti italiani che durante il giorno ascoltano in streaming Radio Rai oppure le emittenti private, e poi alle 19 si collegano comunque con noi: questo accade perché, in fondo, siamo gli unici a parlare della comunità italiana in Germania e a offrire contenuti di un certo tipo. Sotto questo punto di vista abbiamo ancora un “monopolio”, almeno nell’ambito radiofonico.

La redazione di Radio Colonia nel 1971

Da Colonia a Berlino: come si differenzia l’immigrazione italiana tra le varie zone della Germania?
A Berlino c’è un tipo particolare di immigrazione, quella di giovani diplomati e laureati con curriculum accademici e lavorativi anche ambiziosi. Alcuni di loro, non tutti, sono ascrivibili alla categoria dei “cervelli in fuga”. A Colonia dove operiamo noi, invece, così come nella Renana, l’immigrazione assomiglia di più a quella di qualche decennio fa, quella dei Gastarbeiter degli anni ’60 e ’70. In generale, comunque, rispetto a quel periodo la tipologia di immigrati è cambiata. C’è molta più varietà: si spostano tante giovani coppie, spesso anche coppie omosessuali, che si trasferiscono in Germania perché godono di maggiore libertà e di migliori diritti. Ma c’è anche chi porta tutta la famiglia e chi arriva da solo e manda i soldi a casa, come succedeva trent’anni fa.

Molti vedono in Berlino un “Eldorado” senza difetti. C’è qualche mito da sfatare a riguardo?
Più che una città, Berlino è un concetto, un’idea. Molti ci approdano con la speranza che sia un paradiso, ma è facile rendersi conto che così non è. La città è povera, ormai anche trovare un buon posto nella ristorazione è diventato difficile. La realtà è molto più dura di quanto sembra: la capitale è bella e affascinante, ma viverci non è così semplice. Ci sono dei pregiudizi troppo positivi a riguardo.

Come valuti la situazione della comunità italiana in Germania?
La comunità italiana è numerosa ma, rispetto ad altre realtà, meno affiatata. Prendete i turchi, ad esempio: la loro è un’immigrazione povera, ma in grado di far valere con efficacia le proprie necessità. Basti pensare al fatto che sono riusciti a portare i propri rappresentati politici al Bundestag, mente noi, nonostante siamo qui da sessant’anni, non ci siamo nemmeno andati vicino. Siamo più individualisti, in un certo senso. La comunità esiste, ma si appoggia a strutture vecchie e polverose come i Comites, cui manca un appoggio concreto da parte del governo italiano. Nonostante l’ottimo lavoro di alcuni rappresentati politici, come Franco Narducci e Laura Garavini (PD), la comunità italiana è ben lontana dall’essere un blocco coeso e forte.

Tedeschi e italiani: esistono ancora pregiudizi reciproci, oppure siamo riusciti ad andare oltre?
I pregiudizi esistono ancora e sono ben radicati da entrambe le parti. I tedeschi ne hanno molti verso di noi, alcuni negativi, altri più positivi. Per esempio si pensa che siamo divertenti, che amiamo mangiare bene, che siamo sempre allegri e pronti a scherzare. In realtà non è così: anche noi siamo persone normali, con caratteri e personalità differenti. La crisi dell’euro sta diffondendo un certo risentimento in Germania verso gli immigrati che arrivano dal Sud dell’Europa. Perché questi pregiudizi svaniscano, secondo me, dovranno passare almeno altre due generazioni.

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