La grande illusione: sculture che sembrano vere alla Liebieghaus

27 November 2014

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John de Andrea (* 1941), Ariel II, Denver, 2011. Foto: Liebieghaus Skulpturensammlung © Courtesy, Louis K. Meisel Gallery

John de Andrea (* 1941), Ariel II, Denver, 2011. Foto: Liebieghaus Skulpturensammlung
© Courtesy, Louis K. Meisel Gallery

Bannerino_FrancoforteFrancoforte – Resterà aperta fino al primo marzo la mostra Die große Illusion presso Liebieghaus Skulpturen Sammlung, il Museo della Scultura di Francoforte. La grande illusione è questo il titolo dell’esposizione che rimette in gioco la collezione permanente del museo accostandola a diverse sculture contemporanee.

Il tema affrontato è quello del realismo nel corso della storia della scultura: quanto può una statua illuderci di essere vera?

Alcuni antichi riti della creazione vedono le divinità plasmare l’uomo dall’argilla e quindi donargli vita con un soffio: molto probabilmente anche gli scultori, mentre davano forma alle opere esposte, si sentivano vicini agli dei. Infatti la scultura arcaica era un artefatto che fungeva da mezzo trasfigurante il soggetto che intendeva mostrare, è così che nel passato essere in presenza di una statua di Giove significava essere in presenza di Giove stesso.

Ė per questo motivo le immagini ancestrali, siano esse figurative o sculturee, cercano sempre di raffigurare in modo realistico il mondo che ci circonda. Eppure, nella cultura contemporanea l’iper-realismo è spesso considerato incongruo rispetto alle nostre radici culturali in quanto Winckelmann, teorico del neoclassicismo, ha proposto un’erronea lettura dell’arte Greca e Romana vedendone i canoni di perfezione solo nel candore delle sculture in marmo bianco, ignorando invece come le sculture in origine fossero colorate al fine di essere il più verosimili possibili.

Le tecniche a disposizione degli scultori nel corso dei secoli è cambiata notevolmente: se per i mesopotamici bastava inserire degli occhi di vetro in una scultura dalle fattezze umanoidi, i greci e i romani arrivavano a dipingere ogni singolo capello del personaggio rappresentato.

Duane Hanson (1925–1996) Seated Child, 1974. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam Foto: Ernst Moritz, The Hague © VG-Bild Kunst, Bonn 2014

Duane Hanson (1925–1996) Seated Child, 1974. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam
Foto: Ernst Moritz, The Hague © VG-Bild Kunst, Bonn 2014

Eppure la vera svolta nella pratica scultorea verosimile avviene nel Medioevo dove gli artisti attingono a piene mani dalla realtà per mostrare al pubblico analfabeta delle chiese i misteri divini. Iniziano infatti ad apparire opere con capelli veri applicati e si tralascia parzialmente l’uso del marmo a scapito del legno, materiale più caldo, che ricorda la pelle.

La tecnica si perfeziona ancora nel corso del Rinascimento, del Barocco ed infine dell’Illuminismo, fino ad arrivare alla creazione di sculture in cera con occhi di vetro, capelli veri e vestiti in tessuto che sembrano mancare solo di respirare.

Alcune sculture Iper-realiste contemporanee sono disposte in dialogo con sculture di altre epoche ed in loro presenza ci si stupisce non inizino a muoversi da un momento all’altro.

Ė così che, camminando tra le sale dell’esposizione, si ripercorre la storia della scultura guardandola con occhi nuovi, occhi vivi, come gli occhi di vetro delle statue che ci fissano di rimando mentre li osserviamo.

Sicuramente da non perdere la mostra sarà visitabile fino al primo marzo 2015 dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00 (giovedì ingressi fino alle 21.00) presso Liebieghaus Skulpturen Sammlung, in Schaumainkai 71, Frankfurt am Main. Biglietti 9 €/ 7 €.

Costanza Sartoris

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