Depeche Mode e Berlino: un “amore nero” lungo trent’anni

11 June 2013

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I Depeche Mode a Berlino

I Depeche Mode a Berlino

Dalla fine degli anni ’70 ai primissimi anni ’90, la grande musica ha subìto l’estremo fascino di una città divisa e distrutta. Berlino ha ispirato nomi di band (Spandau Ballet, Pankow…), canzoni (“Zoo Station” degli U2, “Neuköln” di Bowie e Eno, “Alexander Platz” di Battiato per Milva, “The Passenger” di Iggy Pop), ha attirato artisti di fama internazionale che qui hanno registrato album e spesso vissuto per periodi brevi o lunghi.

Primo fra tutti ad aver stretto una relazione storica e profonda con la Berlino degli anni ’80 fu senza dubbio David Bowie, di cui spesso vi abbiamo parlato. Ma c’è un’altra band, tra le più influenti e grandiose degli ultimi trent’anni, che in qualche modo resta legata alla capitale tedesca e che qui ha un seguito senza paragoni: i Depeche Mode. Lo dimostra il concerto tenutosi lo scorso 9 giugno all’Olympiastadion, andato sold-out in poche ore, ma anche “Depeche Mode Fan Exhibition”, la mostra dedicata ai maestri del synthpop tenutasi a giugno negli spazi della Warenhaus Jandorf.

Fu nel 1983 che Dave Gahan e compagni si ritrovarono per la prima volta negli Hansa Tonstudios di Berlino a registrare e mixare “Construction Time Again”, primo di una serie di quattro album registrati (o prodotti) negli studios resi celebri da Bowie per avervi prodotto la trologia. Qui si era trasferito e lavorava Gareth Jones, il loro producer, che invitò i Depeche Mode ad ultimare il terzo album. “Perché no?” – era un periodo, quello, di cambiamenti. Martin Gore conobbe una ragazza tedesca, Christina Friedrich, e decise di trasferirsi a Berlino per vivere con lei, dal 1985 al 1987; fu così che la band divenne parte della scena berlinese.

Ne uscì un album eclettico, con un sound industrial simile a gruppi quali Art of Noise e Einstürzende Neubauten, un’evoluzione che toccava non solo la musica ma anche i testi scritti da Gore, ora più vicini a temi politici e sociali. Un esempio è “Everything Counts”, il primo singolo estratto, un commento sull’avidità delle multinazionali. Lo stesso video fu girato a Berlino Ovest da Clive Richardson, tra Skalitzer Straße, il Muro e perfino sulle rive del Wannsee.

 

Il 1984 fu l’anno di “Some Great Reward”. Non fu un album di novità, ma piuttosto lo sviluppo di quelle nuove idee e nuove tecniche da cui nacque “Construction Time Again”. Prima dell’uscita dell’album, i Depeche Mode tornarono a Berlino per registrare “People Are People” come singolo una tantum, pezzo rilasciato il 12 marzo 1984 ed esploso prima in America e poi nel resto del mondo, raggiungendo la prima posizione anche nella Germania Ovest.

In un’intervista del 1985, fu chiesto ad Alan Wilder cosa si potesse fare nella città divisa dal Muro in quel periodo: “C’era molto da fare a Berlino – rispose l’allora tastierista della band – Quando si finiva di lavorare alle 4 del mattino non si aveva voglia di andare a letto e così si andava in un bar o in un club. Il DNC era uno dei favoriti, c’erano un paio di buoni club gay, Corelles era ok, il Jungle…“. Più tardi aggiunse di non essere omosessuale, ma che la band frequentava i club gay perché vi trovavano le vibrazioni e la musica migliori.

Fu proprio a Berlino che Martin Gore scrisse “Black Celebration”, quinto lavoro della band uscito nel 1986 e considerato la colonna sonora della giovinezza per un’intera generazione di fan: i Depeche Mode raggiunsero la giusta profondità e il giusto dark sound con i brani dell’album. Fan che proprio allora vennero chiamati per la prima volta “Black Swarm”: “Scrissi l’album a Berlino e iniziammo tutti a vestirci di nero” – disse Gore in un’intervista, raccontando di come coniò il nome “Sciame nero” per i fan più ossessivi che si appostavano ovunque. Anche il video di “Stripped” fu girato nella capitale tedesca.

Alan Wilder agli Hansa Tonstudios

Alan Wilder agli Hansa Tonstudios

Nel 1987, due anni prima della caduta del Muro, il regime della Germania dell’Est permise alle rock band occidentali di esibirsi all’interno dei suoi confini, a patto che accettassero di farsi pagare in marchi della DDR e che li spendessero a livello locale. I Depeche Mode erano in tour con “Music for the Masses (1987) e il 7 marzo 1988 tennero un concerto non ufficialmente annunciato al Werner-Seelenbinder-Halle, l’arena sportiva di Prenzlauer Berg (Berlino-Est) demolita nel 1993 (lì oggi sorge il Velodromo). I Depeche Mode sono così una delle pochissime band ad aver tenuto un concerto nell’ex DDR.

I DEPECHE MODE IL 7 MARZO 1988 AL WERNER-SEELENBINDER-HALLE

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