8000 km per riscoprire l’Armata Rossa nella Germania dell’Est

10 March 2015

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La sala di lettura "Lenin" era di fatto una costante delle basi sovietiche

La sala di lettura “Lenin” era di fatto una costante delle basi sovietiche

Stefano Corso e Dario-Jacopo Laganà sono i due autori di “We Will Forget Soon”.

Il progetto fotografico racconta la storia dell’Armata Rossa Sovietica in Germania dell’Est a 20 anni dal suo ritiro. Una collezione fotografica che diventerà un libro e una serie di mostre in giro per l’ex DDR fino al 2016 e che farà tappa a Berlino a Settembre.

Il Mitte seguirà il progetto da vicino, ne è Media Partner e pubblicherà a breve, in esclusiva in italiano, una serie di articoli corredati da fotografie che raccontano la storia della permanenza sovietica in Germania dell’Est, dal loro arrivo nel 1945 fino al 1994, quando l’ultimo contingente lasciò il paese.

Vi proponiamo qui di seguito un’intervista con gli autori, Stefano e Dario, che hanno appena iniziato un crowdfunding per finalizzare il progetto su Indiegogo.

"Dispensa" nei sotterranei di una base sovietica abbandonata

“Dispensa” nei sotterranei di una base sovietica abbandonata

Come sono finiti due fotografi italiani a raccontare la storia dell’Armata Rossa in Germania dell’Est?

S: Condividiamo la stessa passione per le scoperte fotografiche, la storia e il passato recente. La sintonia personale unita a due caratteri differenti aiutano ad avere punti di vista complementari all’interno di interessi comuni.

D: L’idea è nata 3 anni fa anche dall’amicizia con una famiglia tedesca che viveva in un villaggio di confine con una base sovietica.
Abbiamo imparato col tempo che da italiani, realizzare un progetto sulla Germania e sui rapporti con l’Unione Sovietica, poteva essere un punto di forza perché da esterni, come spesso accade, si riesce a guardare le cose senza un passato ideologico, in maniera più oggettiva.

8000 km in macchina, 2 anni di lavorazione, come si programma un progetto così lungo?

D: Tutto è nato in maniera abbastanza spontanea, abbiamo iniziato da Berlino, ci siamo mossi sempre più lontani, poi abbiamo preso coscienza di quello che realmente significava programmare e progettare una cosa così grande, qualcosa che sarebbe stata fruibile dopo 2 anni.

S: Si programma per lo più vivendolo giorno per giorno. Io lavoro anche a Roma, non sono stato sempre presente in Germania. Ma la parte di studio preliminare è stata importante quanto la ricerca sul campo. Se non sai dove andare e se non capisci cosa vedi, se non ti fai assorbire dalle storie e dalla vita di quel periodo difficilmente riesci a trovare stimoli. La passione per i posti abbandonati ha fatto molto, ma subito siamo stati presi dalla curiosità di capire cosa stavamo esplorando ed osservando.

Monumento sovietico realizzato con un Mig, vicino Dresden

Monumento sovietico realizzato con un Mig, vicino Dresden

Come avete trovato questi luoghi?

S: Forum, mappe satellitari, siti web e storia di questa parte di Germania. Abbiamo di fatto “volato” sopra tutta la ex Germania dell’Est cercando di riconoscere forme e strutture che potessero essere ricondotte a quel periodo.

D: Senza contare i libri di propaganda della Germania dell’Est, così come alcuni libri di storia in tedesco che raccontavano sia di storia militare, ma che della Alltag, la vita di tutti i giorni.
Poi siamo andati a verificare quello che abbiamo trovato, alcune volte abbiamo fatto 300 chilometri per non trovare più niente, altre volte c’è capitato di immergersi per ore e ore a fotografare.

Qualcuno potrebbe pensare cha siate dei nostalgici del comunismo. Lo siete?

S: Personalmente no, sono solo da sempre incuriosito verso la parte di storia che mi ha accompagnato durante la mia crescita e di cui non sono stato diretto testimone. Vado alla ricerca di quello che mi sono perso nel bene e nel male, cercando di capire da adulto i miei ricordi dell’infanzia.

D: Non credo bisogna essere dei nostalgici comunisti per affrontare questo tema.
Molte persone potrebbero pensare che pubblicare una statua di Lenin, una falce e martello o delle stelle rosse, fa di noi necessariamente dei post-comunisti.
La realtà è che siamo emozionati e ci sentiamo così privilegiati di poter visitare luoghi che hanno una così grande relazione con la nostra vita, con la storia dell’Europa, con la Caduta del Muro di Berlino, che ogni volta è stata una grande sorpresa.

la location del Fusion Festival, così come appare d'inverno

la location del Fusion Festival, così come appare d’inverno

Con tutto questo materiale, come è stato possibile poi scegliere le foto?

D: Il lavoro di catalogazione è un lavoro lungo, che rappresenta una parte importante del lavoro di fotografo. Questo progetto è stato senza ombra di dubbio il più grande e complesso che abbiamo condotto fino ad oggi. Nel corso di questi anni abbiamo imparato ad organizzare bene il lavoro.

S: La scelta vera e propria è in dirittura finale, ma ognuno di noi, nell’enorme massa di foto scattate singolarmente, ha iniziato una preselezione catalogando luoghi, oggetti e situazioni. Poi abbiamo unito l’archivio e le foto ora sono di entrambi. Abbiamo anche noi stesso difficoltà a ricordarci chi ha scattato cosa. Parliamo di circa 10.000 foto a testa fatte in due anni. E cosi continueremo, ogni foto sarà a firma doppia.

In tanto viaggiare, qual è stata la scoperta più inattesa?

S: Uno degli incontri più inattesi è stato sicuramente quello con il soldato russo, che abbiamo già tempo fa raccontato per Il Mitte qui.

D: Senza tralasciare la possibilità di farci aprire alcuni posti che di fatto sono rimasti chiusi per molto tempo e la disponibilità delle persone ad aiutarci. Visitare inaspettatamente il lazzaretto dove Rosa Luxemburg fu portata per l’autopsia, i luoghi storici di incontri degli Americani con i Sovietici o anche andare a ritrovare un monumento sovietico completamente immerso nella natura; tutto questo è sicuramente inatteso.
Alcune volte è stato come il lavoro di un archeologo.

Avete avuto contatti con le persone, o vi siete occupati solo di luoghi?

D: Oltre il soldato russo cui accennava Stefano, io ho una foto molto buffa che Stefano mi ha fatto mentre parlo con un trattore. Il proprietario del trattore all’inizio non era molto contento di vederci gironzolare, ma dopo che gli abbiamo spiegato le ragioni della nostra ricerca, è stato subito disponibile a darci altre informazioni, a spiegarci altre storie e suggerimenti su dove andare.

S: Non si può capire un periodo storico se non ci si confronta con chi lo ha vissuto. La maggiore difficoltà è stata la separazione fisica tra i sovietici e la popolazione tedesca. Di fatto ha reso sconosciuta anche a quest’ultima la reale entità ed attività dell’Armata Rossa sul suolo tedesco.

Dario Laganà mentre discute con un agricoltore e il suo trattore

Dario Laganà mentre discute con un agricoltore e il suo trattore

Perché è importante salvaguardare questa storia?

D: Come abbiamo avuto modo di dire anche in altre occasioni, a differenza di altre storie tedesche e per questioni logistiche ed economiche, questa storia rischia di scomparire. Molti posti sono stati abbattuti, altri sono stati ristrutturati senza tener conto del loro passato, per cui è proprio difficile riconoscerli. Osservando la storia si fa spesso l’errore di considerare i luoghi come permanenti, però, cancellando la maggior parte delle tracce, si rischia a lungo termine di non avere più nulla.
Ho avuto già modo di scriverlo in un articolo per Il Mitte (“Il Senso della Memoria Collettiva”): è necessario in qualche forma preservare almeno una parte della realtà e della storia. Noi abbiamo scelto la fotografia.

S: Si va avanti solo se si ha memoria del passato. E questa parte di storia è forse una delle meno indagate tra quelle più recenti.
Dopo la Caduta del Muro di Berlino, tutta l’attenzione è andata alla Germania e alla sua Riunificazione. I sovietici sono partiti, portandosi via tutta la loro vita di 40 anni, lasciandosi dietro solo edifici, infrastrutture e pochi resti, che per lungo tempo sono rimasti  prima sorvegliati, poi abbandonati e lasciati in balia della natura.

Avete fatto partire un crowdfunding, a cosa servirà?

D: I due anni di progetto sono stati totalmente autofinanziati. Nel frattempo abbiamo trovato delle istituzioni che ci hanno supportato e in parte finanziato per la realizzazione della mostra itinerante e per la produzione di un libro. Siamo molto orgogliosi sia del sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura, che della Bundesstiftung zur Aufarbeitung der SED-Diktatur, che è una delle fondazioni tedesche più importante di storia contemporanea.

S: Ovviamente questo tipo di progetto necessita di un ulteriore aiuto perché la stampa di un libro fotografico è di per sé costosa. Quindi abbiamo deciso di chiedere un aiuto, sia da chi è interessato alla nostra fotografia, sia a chi è interessato alla storia e a quelle persone che ritengono importante che questo tipo di traccia resti, come storia comune.
Come sempre accade nei crowdfunding, accompagniamo alla richiesta economica dei premi, che hanno una relazione con il progetto, ma anche con quello che facciamo come lavoro di fotografi.

D: Quindi oltre alle copie del libro e a delle stampe firmate, sarà possibile partecipare a dei workshop di fotografia sul tema dell’Armata Rossa, venendo insieme a noi in alcuni dei luoghi di questa storia, per esplorare e conoscerla meglio, ma anche per accompagnare questa esperienza con la fotografia.

Stefano Corso mentre fotografa un monumento sovietico vicino Dessau

Stefano Corso mentre fotografa un monumento sovietico vicino Dessau

A Stefano e Dario auguriamo che questo progetto, tanto affascinante quanto importante dal punto di vista sia storico che sociologico, abbia il successo che si meriti ed invitiamo tutti voi lettori de Il Mitte a sostenere l’exhibition tour e la stampa del libro “We will forget soon”.

Per sostenere il crowdfunding, clicca qui.

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