“Ostalgie” al cinema. I film che raccontano la DDR

6 July 2017

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di Alessandro Campaiola

La Berlino divisa tra il versante Ovest, controllato dagli Stati Alleati, e la zona Est, un vero e proprio prolungamento dell’URSS che vedeva proprio nella capitale tedesca la città simbolo dell’azione politica russa, è dipinta, nell’immaginario dei più, come un periodo buio della storia della Germania. Parliamo di un lungo scorrere di oltre trent’anni conclusosi con la caduta del Muro e celebrato oggi con la libertà e il progresso di cui godono gli abitanti della metropoli simbolo dell’Europa.

Eppure, da alcuni ex cittadini della Berlino sotto il controllo della Stasi, gli avvenimenti del 9 novembre 1989 non sono stati accolti, sorprendentemente, con l’entusiasmo raccontato da chi invece si sentiva liberato e riportato dai libri di storia. Già negli anni subito successivi alla riunificazione, i tedeschi nostalgici del comunismo russo coniarono infatti un termine che racchiudeva tutta la forza di quella loro mancanza, di quella loro malinconia: ostalgie.

I segni di Berlino Est sono ancora chiaramente visibili sul volto della capitale teutonica, nonostante un aggressivo e spregiudicato processo di modernizzazione abbia cancellato molte della tracce segnate dalla DDR. L’essenza della Germania rossa è quindi raccolta nei musei, nei monumenti, nelle facciate dei palazzi del Friedrichshain, nella letteratura, nei film. Dal 1990 ad oggi, tante sono state le pellicole apparse sul grande schermo ricordando gli anni del Muro. Qui di seguito vi segnaliamo le più significative o, quantomeno, quelle di maggior successo.

Il primo film che ha per protagonisti i giovani berlinesi dell’Est è “Sonnenallee” del regista Leander Haussmann. La pellicola del 1990, ambientata negli anni ’70 e tratta da un romanzo di Thomas Brussig dal titolo “Am kürzeren Ende der Sonnenallee”, racconta dell’omonima via, realmente esistita, che fungeva da passaggio tra le due fazioni, e delle differenze che già a quei tempi si registravano, in termini di sviluppo, a favore del lato Ovest.

Nel 2001 è uscito nelle sale “Der Tunnel”, di Roland Suso Richter. Ambientata negli anni ’60, la vicenda tratta di una fuga spettacolare di un gruppo di studenti verso il versante occidentale successiva alla costruzione di un tunnel di centotrentasei metri di cui si illustrano preparativi, emozioni, speranze.

Il film che ha forse riscosso più successo, però, è quello del 2003 di Wolfgang Becker, “Goodbye Lenin”. Divertente, ironico, al tempo stesso malinconico e sottile nei contenuti, il lungometraggio, che vede protagonista un giovane Daniel Brühl, è un concentrato di quel sentimento figlio della nostalgia per gli anni della DDR.
Alex, personaggio chiave della narrazione, assieme alla sorella Ariane, è figlio della Berlino rossa, così come la madre Christiane, strenua sostenitrice del partito della Repubblica Democratica Tedesca. La donna è coinvolta in un incidente nei giorni successivi ai festeggiamenti per i quarant’anni della DDR, a seguito del quale resterà in coma per i seguenti otto mesi. Quelle settimane, però, risulteranno fondamentali per la storia della città. Cade, infatti, il Muro e l’Est e l’Ovest vengono uniti sotto un’unica bandiera. Christiane, però, si risveglia e, ignara di quegli avvenimenti, crede ancora di vivere nella vecchia Berlino grazie a un abile finzione dei figli che, per evitarle uno shock letale, ricostruiscono intorno a lei la realtà quotidiana della vita della DDR, con non pochi, simpatici, imprevisti.

– Che strano, non è cambiato niente.
– Perché, doveva cambiare qualcosa?
(Dialogo tra Christiane e suo figlio Alex)

Il delicato tema delle differenze tra Est e Ovest è preponderante anche in “Kleinruppin Forever” (2004) di Carsten Fiebeler. Due gemelli, separati dalla nascita, verranno adottati da due famiglie differenti, neanche a dirlo, residenti ai due poli opposti del Muro.

Ultimo suggerimento, ma solo in ordine temporale, è il film del 2006 di Florian Henckel von Donnersmarck, “Le vite degli altri”, vincitore anche del Premio Oscar come miglior pellicola straniera. La vicenda è una brillante ricostruzione, in chiave drammatica, delle strategie messe in atto dalla polizia sovietica, la Stasi, per manipolare la vita privata e il destino dei cittadini della Repubblica Democratica. A farne le spese è un noto drammaturgo della città.
Lo sguardo del regista su artisti e intellettuali è figlio di un suo studio approfondito sulla materia. Le sensazioni e le emozioni di cui, invece, è pregno il lungometraggio, derivano dai suoi ricordi di bambino, quando con eccellente spirito di osservazione registrava l’incoscienza e la paura diffuse tra la gente.

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