Il Direttore Esecutivo di Enit Giovanni Bastianelli parla di turismo ed enogastronomia presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino. Foto di Paolo Guizzardi

di Lucia Conti

Giovedì, presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, si è tenuto l’incontro “Territorio, sapori, paesaggi: la cultura del gusto e la sfida del turismo sostenibile“, evento incentrato sulla promozione del turismo italiano sostenibile e sulla valorizzazione dell’eccellenza enogastronomica e agroalimentare.
L’evento ha avuto luogo in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo ed è stato organizzato grazie alla collaborazione di ENIT – Agenzia Nazionale per il Turismo. Durante l’incontro sono stati presentati il territorio di Conegliano Valdobbiadene, la terra del Prosecco Superiore, e il progetto “Eataly World – Fabbrica Italiana Contadina”, che ha aperto a Bologna il 15 novembre e che consiste di 100.000 mq di parco tematico, 7.000 mq di colture e 9.000 mq di botteghe e mercati.
Il focus del dibattito è stato proprio l’enogastronomia, che in Italia, per le sue particolari caratteristiche, è un complemento importante della bellezza dei luoghi e della cultura del nostro patrimonio.
Al termine dell’evento abbiamo fatto qualche domanda a Giovanni Bastianelli, Direttore esecutivo di ENIT.

Dottor Bastianelli, l’enogastronomia è un motore fondamentale del turismo italiano. In che modo il gusto è cultura?

In realtà in questo momento il monoprodotto nel turismo non esiste più, quello che conta è la destinazione e all’interno della destinazione ci sono tutti questi elementi che in questo momento fanno sì che l’Italia sia una meta molto ricercata. Hanno molta importanza fattori come la vicinanza alla natura, la sostenibilità applicata all’enogastronomia e anche il benessere psicofisico che si trova anche non nelle grandi città, ma nelle aree interne e nei centri minori. L’Italia è piena di centri minori e la cosa che appassiona il turista tedesco, che ci conosce bene ed è stato tante volte nel nostro Paese, è proprio questo “vivere all’italiana” che ancora ritrova nei borghi e nei paesini. Quando va via, al turista sembra di aver vissuto un’esperienza unica… sembra, ma in definitiva lo è.

Che ruolo gioca il cibo, in tutto questo?

Il cibo è al centro di tutto questo, perché quando si assaggia un piatto italiano tipico non si percepisce solo la tecnica culinaria, ma la varietà e il numero dei piatti e la differenza dello stesso piatto da chilometro a chilometro. Questo è un fatto tipicamente italiano. I francesi, ad esempio, hanno una tecnica culinaria sopraffina, ma non questa caratteristica. Dobbiamo insistere su questi concetti: la diffusione della gastronomia, il paesaggio diverso da chilometro a chilometro, dobbiamo puntare sulla diversità. È una delle ragioni per cui l’Italia è tra i primissimi posti del mondo come industria turistica.

Lei ha fatto riferimento ai turisti tedeschi, che rappresentano una percentuale veramente notevole del turismo in Italia

I numeri sono incredibili! Circa il 43% dei turisti stranieri in Italia parla tedesco e dobbiamo tenerlo presente, perché possiamo definire i turisti di lingua tedesca il core business della nostra industria di settore.

L’Enit si sta muovendo in questa direzione?

Assolutamente sì, infatti da quando sono direttore dell’Enit ho riaperto la sede a Berlino e ne apriremo anche una a Monaco e una a Zurigo. Noi ci concentriamo dove c’è il maggior numero di potenziali turisti, perché bisogna insistere.

Che tipo di turisti sono, i tedeschi?

L’amore di questo popolo per l’Italia è enorme, ma è notevole anche la conoscenza, da parte dei tedeschi, di quello che è il nostro patrimonio. Direi che a volte questa conoscenza è persino superiore a quella degli stessi italiani, anche perché l’occhio del turista è sempre più attento, cerca tenacemente la bellezza e riesce spesso a scovare anche cose meno conosciute.
Per questa ragione, per noi l’opinione del turista tedesco è molto importante, perché è un’opinione qualificata, che peraltro non si disgiunge da una grande attenzione per la sostenibilità.
I turisti maturi, quando vedono che non c’è un rapporto corretto con la sostenibilità, restano molto delusi. E noi stiamo lavorando per restare all’altezza delle loro aspettative.

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