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Dopo lo “sgambetto” dei liberali dell’FDP, si è aperta ufficialmente in Germania una crisi politica che si lega alla mancata possibilità di costituire il governo.
Angela Merkel, messa alle corde, ha dichiarato di non volersi dimettere e ribadito il fatto che al Paese serva stabilità. In ogni caso si è detta disponibile ad andare al voto più di quanto non ritenga appetibile un governo di minoranza, che peraltro non è affatto garantito.

Il presidente della Repubblica Federale Frank-Walter Steinmeier, con cui la Merkel ha avuto un incontro a Bellevue, ha espresso con grande veemenza la necessità che i politici e i partiti si assumano le responsabilità che hanno dichiarato di voler abbracciare nel momento in cui si sono candidati e che rinviare la palla agli elettori sia indice di irresponsabilità.
Ha a questo proposito invitato i protagonisti della scena politica attuale a incontrarsi e a valutare la possibilità di convergere su temi comuni.

Martin Schulz, dopo la bruciante sconfitta come candidato cancelliere, ha ribadito la sua totale indisponibilità a sedersi al tavolo delle trattative con la Merkel e ha dichiarato di non voler dar vita alla “Grande Coalizione” CDU-SPD.
Potrebbero aver influenzato questa posizione gli attacchi subiti durante la campagna elettorale, quando il leader dell’SPD è stato accusato di aver reso chiara in anticipo la volontà di accordarsi con la Merkel e di essere quindi più interessato a governare che a “dare battaglia”.

Christian Lindner, leader dei liberali, in questo momento apertamente attaccati perché ritenuti responsabili di aver innescato la crisi di governo, si è giustificato sostenendo di non aver rilevato una base comune di fiducia con la CDU. “Non è stata una decisione presa alla leggera” ha dichiarato “non abbiamo tradito i nostri elettori e le nostre idee. Non c’era un progetto comune”.
Alla base della decisione dell’FDP di abbandonare il tavolo delle trattative c’è probabilmente il fatto che la cancelliera abbia cercato di assecondare soprattutto le richieste dei Verdi e della CSU. Di sicuro il gesto dei liberali, che hanno capitalizzato appena il 10% dei consensi durante le elezioni di settembre, ha attirato moltissime critiche.

Insomma, dopo il fallimento dell’opzione “Giamaica” (chiamata così per la combinazione dei colori dei partiti di riferimento, nero-verde-giallo, vale a dire cristiano-democratici, verdi e liberali), le domande fondamentali sono due.
In Germania e in Europa, infatti, ci si chiede intanto se ci saranno elezioni anticipate o se Steinmeier riuscirà a suggerire con successo un recupero delle trattative.
In secondo luogo ci si chiede che effetto avrà tutto questo sulla carriera politica della Merkel.
La Linke e l’SPD hanno espresso un giudizio reciso sulla questione, dicendo sostanzialmente che la Merkel “ha fallito”. La destra di AFD ha rilanciato dichiarando “È ora che vada”.

Angela Merkel ha però in più di una circostanza dimostrato di saper reggere bene le pressioni politiche, anche quelle più tenaci. Di sicuro, al momento, la cancelliera si trova a dover fronteggiare una crisi dalle diverse sfumature: le tensioni interne con la CSU, la constatazione che la CDU abbia perso circa il 9% alle ultime elezioni e, da ultimo, il fatto che la sede dell’autorità bancaria europea Eba si trasferirà non da Londra a Francoforte, come si ipotizzava, ma a Parigi.

Sarà dunque interessante monitorare l’evoluzione di una delle dinamiche chiave dell’attuale scenario politico europeo.

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