pioggia a Berlino photo

di Alessia Del Vigo

Sabato mattina, l’aria è quella grigia e assopita dell’autunno, questo ottobre è fresco e io ho dormito poco. Esco dal bagno del museo e la moglie di un mio collega mi trascina in un discorso sull’uragano “Xavier”. Sono già passate due settimane da quel giovedì 5 ottobre, quando mi racconta di essere rimasta bloccata in coda, come molti altri, mentre tornava a casa, a Fronau.
Mi dice anche che in quella zona la S-Bahn ancora non è tornata a funzionare. Lo stesso vale per Köpenick e per le tratte dei treni regionali in direzione Wismar e Cottbus, tra Cottbus e Frankfurt am Oder continua il disagio e ci si può spostare solo tramite bus sostitutivi, che non possono assicurare di servire tutti i passeggeri che normalmente prendono il treno. Disagi simili non riguardano solo la capitale, ma una vasta area del nord della Germania.
Non pensavo che fosse così loquace, ma forse le sto solo simpatica o forse è solo un bisogno umano, quello di confrontarsi sulla nostra più grande sfida: quella con la natura, che ogni tanto ci ricorda la nostra infinita piccolezza. L’unico disagio che ho subito io, la sera che Xavier si è abbattuto su Berlino e sul Nord della Germania, è stato aspettare mezz’ora il bus per tornare a casa, dopo il lavoro, mentre un signore accanto a me sacramentava contro la BVG, sostenendo che per due rami spezzati non si possono lasciare i passeggeri a piedi.

Quanto è effimera la nostra esistenza di fronte alla forza della natura, quanto siamo insignificanti mentre nei giorni successivi tagliamo rami pericolanti, puliamo strade, riagganciamo binari e ci muoviamo, piccoli e silenziosi in una città che di rado si lascia abbattere, una città dove tutto diventa fonte di gioco e di bizzarria, dove un’alluvione lascia fare surf sulla Yorckstraße e un uragano spettina quartieri e giardini, travolgendo tutto e tutti in una specie di realtà parallela. Forse Xavier voleva riassestare il nostro “lato spirituale” e io non posso che essere contenta, nel bene e nel male, di avere accanto una persona che si prende l’influenza per restare a guardare la tempesta sull’Hermannbrücke.

Photo by discosour

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here