referendum

 

di Arianna Tomaelo

Le foto degli abusi operati dalla polizia spagnola ai danni dei votanti durante la giornata di referendum in Catalogna sono ormai di dominio pubblico. Manganellate, persone trascinate a forza fuori dai seggi, cori da stadio e un clima che preannunciava una manifestazione più che una giornata dedicata al diritto al voto e alla democrazia.
Sebbene la Generalitat avesse programmato il referendum con largo anticipo, Rajoy e i centralisti hanno fatto di tutto per sabotarlo, anziché cercare anticiptamente una via alternativa per trovare un accordo che soddisfasse entrambe le parti: durante i giorni precedenti al voto, infatti, da tutta la Spagna sono arrivate in Catalogna camionette cariche di Policía Nacional e Guardia Civil, incaricate di andare alla ricerca dei seggi e agire di conseguenza, requisendone il materiale elettorale e forzandoli a chiudere.
Tuttavia si è riusciti ad arrivare al fatidico 1 Ottobre e lo spettacolo che i media hanno offerto è stato a dir poco agghiacciante. Abbiamo potuto vedere come le autorità hanno letteralemente calpestato il concetto di democrazia, imponendosi con armi e pugni sul diritto di voto dei catalani.

Che il referendum presentasse vizi di costituzionalità e andasse contro i principi dello stato spagnolo, certo, si sapeva. Ma è questo un pretesto sufficiente per scagliarsi contro i cittadini? Si apre in questo contesto un dibattito molto acceso che tocca da un lato i temi della democrazia e del diritto al voto, specie in uno stato che fino a 40 anni fa ha vissuto sotto dittatura; dall’altro si genera una riflessione connessa ai movimenti separatisti in Europa, una realtà che, per quanto incostituzionale, illegale e nazionalista, c’è, esiste, e non può più essere ignorata.
Le strade sono due: il dialogo o la violenza.

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La Germania si è pronunciata in merito agli avvenimenti di Barcellona. Le fonti iniziali, smentite quasi immediatamente, vociferavano di una telefonata nelle prime ore di domenica mattina da parte di Merkel verso Rajoy, per chiedere spiegazioni rispetto al gran caos che si stava verificando lungo le strade della capitale catalana. In realtà, la chiamata risale al giorno prima, sabato 30 settembre, dove la Cancelliera chiedeva delucidazioni rispetto a quanto sarebbe successo il giorno seguente, dato che un referendum illegittimo nel cuore dell’Europa non è esattamente un evento che può essere ignorato dagli spettatori europei. La posizione del Governo tedesco, che si è espresso pubblicamente lunedì durante un meeting urgente, è di vicinanza rispetto al popolo spagnolo e di appoggio al Governo di Rajoy, anche se è stato ribadito che si tratta di una questione interna e che gli Stati dell’Unione non possono intervenire. Angela Merkel spera che la questione si risolva nell’ambito della legalità, rispettando la Costituzione e i valori della democrazia. Insomma, si chiede a Rajoy che i catalani si comportino bene ma non gli si offre nessun aiuto concreto, solo una pacca sulla spalla.
Da parte sua, Rajoy può ora scegliere se proseguire con le maniere forti e riconsiderare l’autonomia della Catalogna, privandola di tutti i suoi privilegi; in alternativa può accettare il patteggiamento offerto dalla Generalitat e introdurre in Costituzione la possibilità del referendum per la secessione dallo Stato. Altrimenti, dice Puigdemont, la Catalogna si attiverà sulla strada della dichiarazione unilaterale d’indipendenza.

E parlando di indipendentismi, anche la Germania ha la sua gatta da pelare: i secessionisti della Baviera. Angela Merkel, sempre in linea con il suo carattere pacato e retto, ha scelto di adottare il dialogo con loro. Si chiama Beyernpartei il gruppo che in Baviera vorrebbe l’indipendenza dalla Germania. La Corte Federale ha semplicemente detto no, dal momento che la Grundgesetz tedesca proibisce ai Land di decidere autonomamente la propria scissione dallo stato centrale. Quindi per ora i bavaresi dovranno accontentarsi di spartire la loro ricchezza con il resto della nazione.
Intanto i giorni passano, e le tensioni tra Puigdemont e Rajoy crescono sempre più: chi la spunterà?