Holzmarkt
Photo by Bony Bünz AKA Cheek fille AKA Vi AKA L’Effroyable©

di Alessia Del Vigo

Ci sono luoghi che hanno un storia a sè, quasi una magia che li avvolge ed in grado di andare oltre le epoche e le trasformazioni. L’area dell’Holzmarkt è uno di questi luoghi. Tra il 2004 e il 2010 ha ospitato il glorioso e celeberrimo Bar 25, nato per caso e diventato subito leggenda. Si narra che nel Bar si entrasse senza sapere quando se ne sarebbe usciti, parliamo di una specie di magico tunnel del divertimento, un luogo dove si perdeva la cognizione del tempo, completamente slegato dalla realtà, emblema della Berlino che fu, quando l’ansia economica era ancora lontana e Berlino era quella il binomio che l’ha resa famosa: arm aber sexy, povera ma sexy.
A settembre 2010 c’è stato l’ultimo intenso party del Bar 25, una festa in occasione della quale molti hanno pianto, ma di sicuro nessuno si è risparmiato nei festeggiamenti.

La tristezza per la perdita di un luogo tanto rappresentativo ha lasciato comunque spazio a nuove idee e su quel suolo è arrivato poco tempo dopo il Katerholzig, locale magico, una specie di cripta “biforcuta” dedicata alla musica elettronica, con un piano superiore destinato ai live e improvissazioni jazz e un ristorante sul tetto.
Il Katerholzig non era e non voleva essere il sostituto del Bar 25, ma lo riportava in vita, lo ricordava negli spazi aperti e nell’assetto anarchico, che ancora ci faceva sentire che Berlino viveva, resisteva, in qualche modo, alla gentrificazione incombente, agli investitori stranieri, alle leggi di mercato.
Ricordo ancora la prima volta che andai al Katerholzig: ci finii per caso, dopo la festa di Halloween di un’amica. Ricordo anche che la maggior parte degli invitati che premeva per andare a ballare era molto giovane, tanto che propose il Magdalena. Al Magdalena la fila era decisamente troppo lunga per i venti euro richiesti e io seguii i meno giovani del gruppo verso il Katerholzig, dove persi i miei accompagnatori, veri berliners che a un certo punto saltarono la fila, e rimasi con i nostri nuovi amici, fino al mattino. Mi addormentai sulla Sbahn, andai al lavoro poche ore dopo.

Berlino però ancora non aveva visto la vera gentrificazione e qualche anno dopo, si parla del 2014, anche il Katerholzig fu costretto a chiudere i battenti, riaprendo poco dopo sull’altra riva del fiume con il nome di Katerblau. E proprio quest’ultimo si trova adesso al centro del piccolo villaggio dell’Holzmarkt, dove diversi investitori si sono messi insieme, creando attvità e strappando alle grandi imprese un pezzo di terreno, un luogo magico. Alcuni degli spazi verranno adibiti a sale prove, soprattutto per attori, artisti e ballerini, cercando di contrastare gli affitti inarrivabili e sostenere l’arte in ogni sua forma, per il resto si ha l’impressione di entrare in un piccolo villaggio, dove tutti lavorano insieme, l’uno accanto all’altro: c’è un asilo, una pasticceria, un panificio, molte le attività che hanno costituito una cooperativa, dove ogni socio ha gli stessi diritti e il potere decisionale non è  direttamente proporzionale al denaro investito.

Il villaggio dell’Holzmarkt ha aperto ufficialmente i battenti il primo maggio, offrendo una coloratissima festa, molto ben riuscita e partecipata, e riportando un po’ dell’atmosfera dei suoi predecessori: il Katerholzig e il Bar 25. La stessa energia, rinnovata, trasformata, senza perdere di vista il punto focale: cercare di conservare la particolarità di Berlino, questo suo essere anticonformista e non commerciale, almeno in qualche angolo.