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di Angela Fiore

Giovanni Truppi si è esibito all’Oblomov di Berlino, nel corso di un tour internazionale che ha toccato cinque Paesi, registrando il tutto esaurito in ogni data. Il tour porta in giro il repertorio dei tre dischi di Giovanni in una insolita versione per piano e voce, così come lo si può ascoltare nel disco “Solopiano”, uscito il 31 marzo per Woodworm, in un’edizione limitata esclusivamente in vinile.
Giovanni Truppi ha conquistato il pubblico Italiano grazie ai testi talvolta surreali, che hanno la singolare capacità di divertire per poi sferrare inaspettati “colpi bassi”, travolgendo l’ascoltatore con un carico di emozioni per il quale non era preparato.

Intanto devi sapere che la redazione del Mitte ha una passione per “Ti Ammazzo”…
(Ride) Ne sono felice!

C’è stasera?
Sì, è uno degli arrangiamenti per pianoforte che mi divertono di più.

Stai per pubblicare un disco solo in vinile in edizione limitata, 31 marzo. Giovanni, sei diventato snob?
(Ride) No, semplicemente mi sembrava la cosa più corretta da fare, nei confronti di tutti. Questo non è un disco di inediti, è quasi come se fosse un prodotto di merchandising. Ecco, io lo considero a metà fra l’operazione discografica e il merch. E quindi penso che gli appassionati probabilmente lo compreranno, ma ho voluto renderlo disponibile immediatamente anche su Youtube. Certo, mi fa piacere guadagnarci, ma non voglio che sia una necessità, almeno non nell’immediato.

Ok, quindi non siamo ancora al “best of”…
No, non c’è pericolo, anche se sono stato io il primo a scherzare su questa cosa.

Come mai hai deciso di far partire questo tour dall’estero, andando in Svizzera Inghilterra, Francia, Germania e Belgio, per poi approdare in Italia con Napoli, Milano e Roma?
Era da un po’ che avevo molta voglia di suonare all’estero. Ovviamente mi sto rendendo conto che suono prevalentemente davanti a italiani, ma era prevedibile. Però è una cosa che volevo fare da parecchio tempo, mi divertiva anche l’impresa di andarmene in giro scarrozzando un pianoforte.

Come ti è venuto in mente di partire per il tuo primo tour internazionale, a bordo di un furgone, portandoti dietro un pianoforte?
In realtà l’ho fatto perché è questo, al momento, il vestito con il quale mi sembra più interessante presentarmi a una persona che non capisce quello che dico. Basta.

Il pianoforte che suoni in questo tour è particolare: lo hai modificato personalmente. Perchè hai sentito il bisogno di modificare un pianoforte e che cosa ha di diverso rispetto a uno che avresti potuto semplicemente comprare?
Ovviamente il piano l’ho comprato. La prima cosa che ho notato è che, pur non avendolo fatto apposta, dopo aver segato le due estremità a destra e a sinistra, il pianoforte entra esattamente nel furgone. A parte gli scherzi, mi interessava fare questo esperimento.
Io sono nato studiando pianoforte, il mio rapporto con la musica è nato al pianoforte. Il mio rapporto con la musica “rock”, invece, è iniziato staccandomi dal pianoforte, perché non mi piaceva la figura del tastierista. E chi suona il pianoforte, per poter suonare con gli altri in una band, deve iniziare a suonare le tastiera, che è una cosa che non mi ha mai interessato, soprattutto dal punto di vista performativo. Quindi, per poter suonare con la band, ho iniziato a suonare la chitarra e a cantare, ma mi ha sempre incuriosito la possibilità di portare un vero e proprio pianoforte in una band. Certo, è una cosa complessa sia per motivazioni logistiche ed economiche che di sound. Invece questo strumento è un po’ più facile da trasportare, sia per le dimensioni che per il sistema che ho creato per staccare e riattaccare la tastiera. Ci si guadagna molto in agilità.
In secondo luogo, ci sono dei pickup montati dietro, lo si può collegare all’ampli e questo permette di avere delle possibilità in più quando si suona con la band, è tutto più facile da gestire.

Dovresti davvero fare un tutorial su questo esperimento, potresti fare felici molti musicisti…
Ma noi stessi stiamo imparando! Questo strumento esiste da un anno, quindi io, il mio fonico e gli artigiani che mi hanno aiutato a costruirlo stiamo piano piano imparando a fare cose nuove ogni giorno.

Anche perché non esiste un altro strumento come questo…
No, non esiste. Un’altra cosa è che mi incuriosiva molto è il rapporto con lo strumento. Per esempio, una cosa che mi piace molto della chitarra rispetto al pianoforte è il fatto che posso avere un rapporto molto fisico con lo strumento, mentre con il pianoforte non è possibile, e mi incuriosiva provare a cercare una via di mezzo tra le due cose, quindi avere uno strumento che fosse un pianoforte, ma che io potessi in qualche modo abbracciare.

Che effetto ti ha fatto riportare sul pianoforte i pezzi che avevi scritto per la chitarra?
Molto piacevole. Le trovo diverse, ma sono sempre loro. A me piace molto quando una canzone riesce ad avere un qualcosa da dire a prescindere dalla “salsa” con la quale la condisci. Quindi il fatto di poter suonare alcuni pezzi sia in chiave rock con una band, sia chitarra e voce, sia pianoforte e voce, è una cosa che mi rende felice.

Come ha reagito il pubblico a questo tuo nuovo modo di porti?
Mi sembra che risponda molto bene, e questo è un altro dei motivi per cui abbiamo pensato di registrare questo disco.

Ho visto che le date all’estero stanno andando benissimo, registrando sempre il tutto esaurito…
Si stanno andando bene. Certo, mi esibisco in locali abbastanza posti piccoli, però stanno andando bene.

Come ti è sembrato il pubblico degli italiani all’estero?
Non molto differente da quello degli italiani in Italia.

Che cosa ti piace oggi della scena indipendente italiana? Puoi consigliarci qualche artista emergente che dovremmo assolutamente conoscere?
In questo momento non sto ascoltando tantissima musica, perché sto scrivendo. In questi giorni, in furgone, stiamo ascoltando La Rappresentante di Lista. Hanno fatto da poco un disco live, che è molto interessante

Stai scrivendo un altro disco di inediti?
Sì. Ci vorrà un po’ di tempo.

Puoi darci una data?
Non quest’anno.

Tu sai di essere il cantautore indipendente italiano più amato dagli altri musicisti?
No, non lo sapevo, non credo ci sia una classifica ufficiale (ride).

Quando si fa questo genere di domanda nelle interviste, tendenzialmente gli altri musicisti, soprattutto i cantautori, fanno il tuo nome. In questo momento se dovessi scegliere un nome italiano col quale ti piacerebbe collaborare, nuovo o no chi sarebbe?
Maurizio Fabrizio, è quello che ha scritto “Almeno tu nell’universo” e ha lavorato con moltissimi artisti italiani.