Marwa

Marwa è una bimba di 16 mesi, ricoverata a Marsiglia il 25 settembre scorso, all’ospedale della Timone, a causa di un virus fulminante che le ha causato seri danni cerebrali. Il 4 novembre, l’équipe medica che la stava monitorando ha deciso di sospendere il trattamento terapeutico e di staccare il respiratore artificiale che la teneva in vita, anche se la bambina si presentava cosciente, ritenendo che i danni riportati fossero troppo gravi e invalidanti.
I genitori si sono immediatamente opposti nelle opportune sedi legali ed è iniziato un procedimento che ha deciso e sta di fatto ancora decidendo il destino di Marwa, mentre la famiglia continua ad aggiornare la pagina facebook con cui chiede l’attenzione dell’opinione pubblica, Jamais sans Marwa, con video e notizie sulla vicenda e sulla salute della bambina.

La decisione di interrompere il trattamento medico è stata motivata, in un rapporto al tribunale amministrativo di Marsiglia (Bouches-du-Rhône), con riferimento a un “serio e irreversibile deficit motorio” e una “patologia neurologica grave e definitiva”. I tre esperti successivamente nominati nel quadro del procedimento, tuttavia, si sono rifiutati di esprimersi, parlando di serio “dilemma etico”.
Nell’udienza in cui è stato ascoltato, il padre, Mohamed Bouchenafa, ha chiesto pubblicamente che a sua figlia venisse lasciata “una chance di vivere”.
Questo ha generato un ulteriore dibattito dai contorni ovviamente legali, oltre che morali. L’avvocato della famiglia, la dott.ssa Samia Maktouf, ha dichiarato infatti “la decisione è dei genitori”. L’avvocato dell’Assistenza pubblica–Ospedali di Marsiglia (AP-HM), Olivier Grimaldi, ha risposto dicendo che nella legge Leonetti sulla fine della vita dei minori “in nessun caso è richiesto il consenso dei genitori”, definendo quella dei genitori di Marwa un'”ostinazione irragionevole”.
Non è stato dello stesso parere però lo stesso tribubale amministrativo, che alla fine ha giudicato prematura la decisione di sospensione delle cure, in quanto “presa dopo un periodo di tempo troppo breve per poter valutare l’inefficacia delle terapie in corso in modo definitivo”. I giudici hanno inoltre asserito che il fatto che una persona sia irreversibilmente dipendente da alimentazione e respirazione artificiali non implica che sia necessariamente “ingiustificata o irragionevole” la continuazione delle terapie.
Anche il Consiglio di Stato si è espresso in questo senso, mentre l’avvocato della famiglia, Samia Maktouf, ha parlato di una “vittoria del diritto alla vita contro ciò che sarebbe potuta essere una condanna a morte per la piccola Marwa”.

Nel frattempo anche la società civile si è mobilitata. Nel mese di novembre i genitori della piccola hanno infatti lanciato una petizione sulla piattaforma change.org, chiedendo di “lasciare più tempo” a Marwa. I sostenitori dell’iniziativa sono stati più di 290.000.
La famiglia di Marwa si è rallegrata dell’esito del procedimento su facebook, ringraziando la giustizia francese e ribadendo il diritto della bambina a vivere perchè “non si può staccare la spina ad una persona che è cosciente, si muove e fa dei progressi, anche se piccoli”.

Adesso l’obiettivo dei genitori di Marwa è portarla in Germania e noi de “Il Mitte” siamo stati contattati da una persona che ci ha parlato del caso e ci ha chiesto fornire il nostro contributo in questo senso.
Il padre della bambina, Mohamed, ci ha spiegato che molte persone gli hanno riferito che “in Germania ci sono i migliori centri di neurologia pediatrica” e che spera che sua figlia possa avere la possibilità di essere curata in un centro specializzato tedesco.
Di conseguenza, entrando con rispetto in una questione delicatissima e dolorosa per chi la sta vivendo in prima persona, facciamo un appello ai nostri lettori affinché aiutino Marwa e la sua famiglia, a cui va l’abbraccio più affettuoso della redazione e i nostri migliori auguri, a farsi ascoltare e a ottenere informazioni utili per raggiungere lo scopo. Restiamo, in questo senso, a loro e a vostra disposizione.