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di Federico Quadrelli

La Corte Costituzionale federale della Germania (Bundesverfassungsgericht) si è pronunciata, martedì 17 gennaio 2017, sulla richiesta avanzata dal Bundesrat di mettere al bando il Partito Nazionaldemocratico tedesco (in tedesco Nazionaldemokratische Partei Deutschlands – NPD).
Il Presidente della Corte ha affermato che l’NPD è un partito che persegue fini non costituzionali, ma al tempo stesso ha negato l’esistenza di elementi concreti, da imputare al partito stesso, che mettano in evidenza un pericolo per l’ordine democratico. La Corte ha quindi rigettato la richiesta, come fece nel 2003, quando la parte ricorrente fu il Governo federale. Non poteva essere altrimenti.

NPD è un partito di estrema destra che non fa mistero della sua prossimità ideologica con il nazionalsocialismo ed è latore di idee pericolose, razziste e violente. Tuttavia, con appena l’1% dei consensi e 5000 iscritti ufficiali, non rappresenta un pericolo reale.
La messa al bando di un partito non è cosa da poco. Si tratta di una cosa seria che potrebbe avere ripercussioni notevoli e impreviste. Accadde solo due volte nel passato. Nel 1952 la Corte mise al bando il Partito del neo-nazifascismo (SRP) e nel 1956 il KDP, il partito comunista: altri tempi, altre dinamiche socio-politiche, altri contesti. Ma oggi, avrebbe avuto lo stesso significato? Secondo me no, avrebbe anzi portato linfa a questo partito. Avrebbe creato un “caso” e generato, come spesso accade, una sorta di simpatia nei confronti di chi magari non milita attivamente, ma è ideologicamente vicino a quel mondo. E sicuramente avrebbe scatenato i militanti più attivi.

La Corte non ha agito, però, sulla base di una qualche forma di paura. Bensì, ha rispettato un principio proprio delle nostre democrazie occidentali, quello della garanzia dei diritti e delle libertà. La messa al bando di un partito può avvenire solo quando viene dimostrato in modo chiaro ed inequivocabile che l’organizzazione politica sotto accusa ha effettivamente provocato un danno all’ordine democratico. Il discrimine è questo. La decisione della Corte ha ri-affermato un principio più importante che non la messa al bando di questo gruppo di estrema destra.
Ci sono pulsioni nella società che non comprendiamo e non vediamo. Penso che l’esistenza dell’NPD ci metta davanti a un fatto: idee che pensavamo essere morte e sepolte sotto le macerie della storia sono sopravvissute e strisciano qua e là. Credo che in modo molto pragmatico si possa concepire l’NPD come un bacino per queste pulsioni, che ci consentono di vigilare e controllare queste dinamiche. Bisogna continuare a sconfiggere queste ideologie, tenerle ancorate a quell’1% e renderle quindi ininfluenti. Certo, nel sistema perfetto queste idee dovrebbero non esistere. Un partito che guarda al nazionalsocialismo, al fascismo, al totalitarismo, dovrebbe essere stato sconfitto dalla storia ed essere estinto, purtroppo così non è. La realtà non si piega a ciò che desideriamo. L’unica vera risposta è la buona politica. Questo è l’obiettivo da perseguire e la vera sfida dei partiti democratici “tradizionali”.
Al netto di tutto questo, sta a ciascuna e ciascuno di noi restare vigile. La tutela dell’ordine democratico così come lo conosciamo, dei diritti e delle libertà, è anche o soprattutto nelle nostre mani.