squat Berlin photo
Photo by tribes of the city©

di Sara Bolognini

Berlino, capitale multiforme dalle possibilità infinite, città da scoprire, camaleonte che mostra lati diversi di sé a seconda di quello che si cerca. Ville costose, Plattenbau, spiagge, boschi, rave, supermercati bio. Per questo, quando si parla di “sottoculture”, sarebbe riduttivo vedere la capitale tedesca soltanto come il centro europeo della musica tecno. La cultura del clubbing è radicata dagli anni ’90, ma non è l’unica che ha fatto la storia di Berlino. Sì, perché Berlino nasce come città punk e non ha mai smesso di esserlo.
In un giorno soleggiato spendete del tempo per fare una passeggiata tra le stradine di Friedrichshain e osservate la vostra città. Troverete molte case dalle facciate dipinte, ricoperte di graffiti colorati e striscioni. Ecco, quelle sono case occupate, anche se definirle in questo modo è oggi improprio. La loro storia inizia dopo il crollo del Muro. Con la scomparsa della DDR le sottoculture giovanili non erano infatti più costrette a nascondersi e dopo tanti anni di repressione ebbero la possibilità di uscire dagli scantinati ed esprimersi liberamente. Le condizioni che Berlino offriva erano un vero paradiso per la cosiddetta cultura punk: in quella che era stata la DDR, infatti, molti cittadini erano riusciti a fuggire dal regime, lasciandosi alle spalle una moltitudine di appartamenti vuoti e un’incredibile disponibilità di spazi inutilizzati. Occasioni d’oro, per tutti i giovani squatters. In quegli anni il numero di edifici occupati era talmente elevato che stentereste a crederci.

Ma, si sa, ai tedeschi l’illegalità non piace, perciò negli anni 2000 la città di Berlino ha deciso di finanziare la creazione di associazioni che comprassero questi edifici per trasformarli in cooperative (quelle che in inglese vengono definite housing cooperatives), permettendo agli abitanti di rimanere negli appartamenti pagando un affitto bassissimo, quasi simbolico. Queste cooperative statali non solo hanno legalizzato gli squats, ma si occupano anche dello sviluppo di soluzioni a problemi come la gentrificazione, l’aumento incontrollato dei prezzi degli affitti, la privatizzazione e i cambiamenti climatici. Oggi molte di queste ex case occupate hanno un proprio bar autogestito, dove organizzano eventi come concerti, cene vegetariane e “Kaffee und Kuchen” domenicali. Tuttavia non tutto è così perfetto come può sembrare e gli avvenimenti della settimana scorsa lo dimostrano.

Tutto é iniziato quando la polizia è intervenuta per sgomberare il bar autogestito nell’edificio che si trova a Rigaer Straße 94. Il proprietario ha dichiarato di aver dovuto richiedere la presenza delle forze dell’ordine per difendere i muratori, già al lavoro per ristrutturare i locali evacuati, dalle aggressioni degli abitanti della casa. Nei giorni successivi la situazione è degenerata e alcuni esponenti della sinistra estrema hanno dato il via ad una serie di disordini e atti di vandalismo, bruciando auto e distruggendo fermate del bus. Non è la prima volta che Rigaer94 ha problemi con la polizia, già questo inverno una squadra di 500 poliziotti era intervenuta dopo che un membro delle forze dell’ordine era stato attaccato da alcuni residenti della casa.
Mi sono chiesta come potesse la polizia sgomberare un edificio occupato legalmente e al fine di chiarire questo dubbio mi sono recata a Rigaer Straße, per chiedere informazioni agli abitanti delle altre case-cooperative. Il numero di macchine della polizia parcheggiate nella zona era impressionante, così come quello degli striscioni di protesta affissi alle finestre degli edifici. A parte questo, l’atmosfera non sembrava essere diversa da quella di un normale weekend e i bar autogestiti erano pieni di gente che venuta ad assistere ai concerti. Non tutte le abitazioni sono state comprate da queste cooperative, mi ha spiegato il barista di una delle case. Rigaer94 e il suo bar sono effettivamente occupate. È per questo che la polizia può sgomberare l’edificio. Le altre case di Rigaer, tuttavia, non hanno paura di essere costrette a chiudere o di avere problemi con le forze dell’ordine, in futuro.

È giunto il momento della fine della cosiddetta era punk, a Berlino? Personalmente, non credo. Situazioni come queste non sono per niente nuove. Gli squats hanno sempre avuto problemi con la polizia e con le famiglie residenti nelle case che li circondavano e sgomberi e sommosse non hanno mai smesso di verificarsi, con il loro strascico di polemiche e riflessioni di natura politica, architettonica e sociale. No, Berlino è ancora una città punk. Ciò che appare assai triste, tuttavia, è l’alto tasso di tensione che sembra peggiorare una situazione complessa in cui nessuna delle due parti in causa sembra esente da critiche. Da una parte si possono infatti registrare alcune reazioni forse eccessive da parte delle forze dell’ordine, in particolare in relazione alla sproporzione che a volte esiste tra il massiccio numero dei poliziotti inviati per placare disordini messi in atto e il numero effettivo delle persone coinvolte, dall’altra l’ingiustificabilità della violenza con cui certi membri della sinistra radicale reagiscono.