Io lo sapevo che il profumo muschio bianco della Naj-Oleari non era un buon indizio.
E nonostante questo:

– La stanza è tua. Puoi trasferirti già da giorno 2. –

Non avevo fatto molti colloqui; una decina, se non sbaglio. Ma a quanto ricordo non si era presentato nessun candidato affetto da lebbra per cui non si spiega proprio come io abbia potuto preferire a tutti gli altri una creatura che ancora oggi utilizza questa ignobile fragranza anni novanta.
A distanza di mesi sto ancora cercando la motivazione della mia scelta nell’archivio personale degli errori commessi, ma c’è un tale casino qui dentro che gira e rigira mi ritrovo sempre tra le mani tutte le felpe brutte comprate da H&M ultimamente.

maglioni H&M
Stavano in offerta, chissà perché.

 

-Ti-di-spia-ce-se-do-una-ma-no-di-pit-tu-ra-in-ca-me-ra-pri-ma-di-tra-sfe-rir-mi?

Non era poi così sarda in fondo: se vogliamo essere precisi, diciamo che era sarda più o meno quanto può essere sarda la Sardegna.
Stiamo parlando di un accento territoriale talmente forte che sarebbe stato in grado di abbattere persino il carisma di Vittorio Sgarbi da una distanza di trecento metri.
Ad ogni modo, prima di capire perché era sua intenzione ridipingere di bianco una stanza già perfettamente candida, la cosa che mi venne spontaneamente da chiedermi fu come mai, al contrario, se ne fregasse così tanto della sua ricrescita.
Nel senso, se proprio devi pittare qualcosa dedicati prima alle emergenze: vai dal parrucchiere, perdio.

Portò le sue cose un giovedì mattina alle nove con un furgone della Robben; un quarto d’ora dopo io scoprivo sul suo profilo facebook una serie infinita di link condivisi dalla pagina di Frate Indovino.
Troppo tardi per tutto ormai; anche per prestarle un saggio di Bertrand Russell.

Millequattrocentoventisei like per la prima. Settemilacentocinquanta like per la seconda: è la fine.
Millequattrocentoventisei like per la prima. Settemilacentocinquanta like per la seconda: è la fine.

 

C’è una cosa in natura che inibisce irrimediabilmente la mia libido: il carrellino della spesa quadrettato da terza età.
Lo utilizzò già dal mattino successivo al trasloco, la mia nuova coinquilina; probabilmente per provocare al sottoscritto un tumore al testicolo, o forse solo per ottenere lei una pensione di invalidità, chi lo sa.

-Sì-mam-ma-og-gi-ho-com-pra-to-lo-zuc-che-ro-a-ve-lo!

Vedete, c’è gente al mondo che utilizza skype anche peggio di me.
E attenzione, sia chiaro: mica stavo lì ad origliare le sue conversazioni private. L’avrei fatto se avessi voluto la ricetta del polpettone e soprattutto se lei avesse avuto la discrezione di parlare in camera sua.
Invece no: in barba al diritto di privacy, gli interessantissimi scambi di bigodini con la madre avvenivano sempre, costantemente, in cucina.

-Per-ché-mam-ma-ho-pro-va-to-que-sto-am-mor-bi-de-nte-ma-non-so-no-per-nie-nte-sod-di-sfa-tta.

Eh già, mi fu chiaro da subito il concetto di spazio comune in suo possesso, che può sembrare una contraddizione a primo impatto, e che invece è solo una deriva giocherellona del socialismo:
la cucina, il bagno ed il corridoio erano di sua proprietà, ma noi potevamo utilizzarli tranquillamente per pulirli.
L’instaurazione del regime sanitario nazionale avvenne il lunedì successivo al suo ingresso in casa: un piano quinquennale che prevedeva l’industrializzazione forzata e due turni di pulizia settimanali a testa per un totale di sei. Domenica riposo.
Un ritmo talmente sostenuto che più volte mi capitò di lavare il forno mentre un altro me stesso puliva il box doccia.

-Se-nti-pos-so-chi-e-der-ti-u-na-co-sa?-ma-tu-qu-a-nte-pas-sa-te-di-can-deg-gi-na-da-i-sul pa-vi-me-nto-del-la-cu-ci-na? Tre-giu-sto?
-Quante? No, scusa, ma io ne faccio solo una. Per una questione etica sai, non mi sembra rispettoso nei confronti degli abitanti del Nepal e del Botswana. C’è gente che muore di sporco mentre tu dilapidi detergenti.

E pensare che qui a Berlino essere intestatari di un contratto d’affitto è talmente difficile che persino Alessandro Magno avrebbe smollato il suo Impero per essere l’Hauptmieter di un monolocale a Storkower Strasse.
E nonostante la D.P. Immobilien GMBH mi abbia conferito personalmente questo potere, alla fine a prenderselo fu una persona che socializzava attraverso nevrosi e attività tiranniche. Lei.
Quanta nostalgia di Mark, il suo predecessore: tedesco, candido d’animo ed educato; a tal punto che non voleva essere accoltellato di notte solo per paura di poter svegliare i vicini con le sue urla.

Se n’era andato; perciò, sei lunghi mesi così:

-Se-nti-ho-vi-sto-che-hai-com-pra-to-qu-el-de-ter-si-vo-per-i-pa-vi-me-nti-scu-sa-se-te-lo-di-co-ma-non-va-be-ne-as-so-lu-ta-me-nte.
– Eh lo so, ma mi sa che il tuo preferito, Stalin Giardino in Fiore, era terminato. E ho dovuto ripiegare su questo.

Concept by Pseudonimo - Post-production by Adriana Napolitano
Concept by Pseudonimo – Post-production Adriana Napolitano ©

-A-sco-lta-ma-pos-so-chi-e-de-rti-che-st-ai-cu-ci-na-ndo?-C’è-mo-lta-puz-za.
-Le tue braciole di maiale.

-A-sco-lta-a-che-o-ra-ti-ser-ve-il-ba-gno-do-ma-ni-mat-ti-na?
-Di preciso non lo so, ma più o meno nel momento esatto in cui serve a te.

-Se-nti-mia-ma-dre-mi-ha-spe-di-to-u-na-bat-te-ria-di-pen-to-le-dall’I-ta-lia-cer-ca-di-non-u-sa-rla.
-Vai tranquilla, preferirei piuttosto effettuare un’autopsia su un cadavere già saponificato.

-Sta-vo-pe-n-san-do-che-de-vo-to-gli-e-re-as-so-lu-ta-me-nte-qu-e-ste-mac-chi-e-p-er-ter-ra in-cu-ci-na. E’-la-mi-a-mis-si-o-ne.
-Pensavo che la tua missione fosse rendere la mia vita una colite cronica.

-Se-nti-qu-a-ndo-fi-ni-sci-in-ba-gno-poi-sp-ruz-za-mo-lto-de-o-do-ra-nte-per-a-mbi-e-nti.
-Se l’architetto che ha progettato questo appartamento non ha previsto una finestra nel cesso, non me la sento di contraddirlo con uno spray al profumo di violetta.

E infine, al secondo posso chiederti cosa stai cucinando c’è molta puzza, mi liberai di lei:

-A-sco-lta-ma-pos-so-chi-e-de-rti-che-st-ai-cu-ci-na-ndo?-C’è-mo-lta-puz-za (2)
-Mi pare che il contratto preveda due settimane di preavviso. Ti do un mese, ma è un gesto compassionevole nei confronti dei tuoi futuri coinquilini. In pratica regalo loro due settimane di serenità in più rispetto a quanto previsto dalla legge, alla luce di ciò che li aspetta.

Che poi ripensandoci, pure io ho i miei difetti, che vi credete.
Per esempio, non mi sono mai inginocchiato al suo cospetto, non l’ho manco mai chiamata Sua Maestà e poi c’avevo questo vizio insopportabile di inalare ossigeno ed espellere anidride carbonica nello stesso ambiente in cui lo faceva lei.
E dico questo perché in fondo quest’esperienza mi ha aiutato a capire una cosa. Che non ci sono persone buone e persone cattive, né persone giuste e altre sbagliate.
C’è piuttosto che ognuno vede il mondo dal proprio punto di vista. E se lei dal mio appariva una ostile reincarnazione di Stalin, sono certo che io, dal suo, sembravo una pericolosissima reincarnazione di Gandhi.
Per cui non c’è motivo di coltivar rancori.
Anzi, e adesso uso l’interpellazione, se stai leggendo sappi che in fondo ti ho voluto bene. E lo dico senza alcun tipo di ironia, affettuosamente.
Sei pur sempre un personaggio che ha arricchito malamente la mia fiction e, come tu mi insegni, non c’è altro scopo nella vita che relazionarsi male con il prossimo.
Cioè in pratica, vivere la Storia il più possibile.
Ecco, quando qualcuno mi chiede perché mai mi piace così tanto circondarmi di persone, rispondo proprio ciò: senza esseri umani che ti rovinano l’esistenza, questo mondo sarebbe gradevolissimo e meraviglioso, ma avrebbe veramente ben poco di narrativo.
Ed io che di narrativa sono un bulimico, spero per questo, sempre e vivamente, che gli altri in un modo o nell’altro possano nuocermi.

*Pseudonimo*

profiloQuando ero piccolo tutti avevano un sogno nel cassetto, e invece io ce l’avevo nel portaoggetti della Clio. In ogni caso non s’è ancora realizzato, quindi inutile parlarne. Vivo in questo pianeta da trentasei anni e a Berlino da circa quattro. Dal 2006 in poi ho peggiorato qualitativamente riviste su abbonamento (Progress, Progress Viaggi, All about Italy), webzine (Bazarweb, Fuoribusta), riviste settoriali (Cinemabendato, Wundergammer, Fermentobirra Magazine), cartacei satirici (Mamma) e testate nazionali (Il Fatto quotidiano). Nel 2009 la giuria specializzata del Premio Franco Solinas ha erroneamente giudicato interessante un mio trattamento cinematografico dal titolo “Guarda e passa”, segnalandolo altrettanto erroneamente ai produttori.
Per il Mitte curo la rubrica “Welche sauce?” dal sottotitolo giustamente poco pubblicizzato“Kebab e altri punti di vista fuorvianti su Berlino”
Utilizzo le residue energie vitali nel tentativo di elaborare una maldestra poetica fotografica (www.pietroromeo.net). Attualmente sono inoltre impegnato a vivere la biografia di un altro e a non accontentarmi di quello che ho.