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© Getty Images

di Nora Cavaccini

Ci sono un tedesco e un italiano su un’isola deserta… così cominciano molte delle barzellette odierne.

Ma ci sono anche un tedesco e un italiano che, in epoca  di regimi totalitari, sarebbero stati  entrambi perseguibili per legge se le barzellette le avessero provate a raccontare per davvero.

Negli anni della dittatura, infatti, la diffusione delle barzellette era rigidamente vietata. Accadeva durante il fascismo, accadeva al tempo della Repubblica Democratica Tedesca.

La storia ci continua amaramente a insegnare che i regimi mal sopportano l’ironia e la satira e le barzellette, genere orale per eccellenza, capace di rapida diffusione tra le masse, furono non a caso oltremodo osteggiate sia in Italia che in Germania.

Per una barzelletta si poteva anche finire in galera.

Su questo tema offre un’interessante prospettiva un libro pubblicato di recente, dal titolo Ausgelacht. Ddr-Witze aus der Geheimakten des Bnd (Links Verlag, 144 pagine, 10 euro).

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© Aus Gelacht

Ausgelacht. Letteralmente deriso, sbeffeggiato, come era il regime totalitario della Berlino Est da parte di un’opinione pubblica sempre più insofferente che, attraverso le barzellette, denunciava il suo crescente malcontento nei confronti delle anomalie, delle distorsioni e delle debolezze intrinseche al regime stesso.

I curatori di questo libro – lo storico Hans Hermann Hertle e il giornalista Hans Wilhelm Saurehanno rinvenuto negli archivi del Bnd – i servizi segreti della Germania Ovest – più di 400 barzellette e motti salaci, accuratamente registrati dalle spie occidentali e poi trasmesse in fascicoli alle autorità federali della Berlino Ovest, per mezzo di rapporti solitamente inviati alla vigilia del Carnevale.  

«Le auguro buon divertimento nella lettura», scriveva nel 1986 il capo dell’intelligence Hans-George Wieck a Helmut Kohl. 

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Considerate al pari di un barometro in grado di rivelare lo stato emotivo del popolo della Berlino Est, le sue insofferenze e i suoi disappunti, le barzellette venivano tenute sotto controllo dagli agenti occidentali in azione nella DDR, quindi raccolte e utilizzate a vantaggio del sistema politico ubicato dall’altra parte del muro. Non a caso, i fascicoli rinvenuti dai due coautori di questo libro sono rimasti per lungo tempo rigorosamente top secret.

Nell’antologia delle 26 barzellette da loro selezionate, si evidenzia anche quella caratteristica del popolo tedesco incline alla brevitas e alla concisione: le barzellette, lungi dall’essere articolate scenette, sono piuttosto motti, rapidi indovinelli, delle botte e risposta pungenti, spesso permeati di termini oggi discutibili, ma comunque giochi di parole quanto mai incisivi e tesi a ridicolizzare gli aspetti salienti del regime.

I tedeschi dell’Est discendono dalle scimmie? Impossibile, le scimmie non sarebbero sopravvissute con due banane l’anno

Perché i poliziotti vanno sempre in giro accompagnati da un cane? Perché almeno un animale sia istruito.

Cos’è meglio, il socialismo o il sesso? Il primo, perché i gemiti durano più a lungo. 

Anche se molte di queste barzellette sono oggi in qualche modo “consumate”, esprimendo un senso del comico che non sempre si adatta più alla recente storia contemporanea, rimangono tuttavia un valido documento per ricostruire e integrare, da un punto di vista insolito e accattivante, quel capitolo della storia tedesca che riguarda la Guerra fredda.

Al lettore poi la discrezione di comportarsi secondo il galateo evidenziato da Achille Campanile nel suo Trattato delle barzellette: “La buona educazione vuole che si rida”.