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di Mattia Grigolo

L’edilizia in Germania è in crescita economica. Questo è quanto. Spostiamoci nel sud della Germania, precisamente a Neukirch, cittadina sul confine tra Austria e Svizzera. Un’azienda a conduzione familiare che si occupa di prefabbricati si è trovata a dover ristudiare il bilancio e mettere mano alle assunzioni. Anzi di più, non regge più il carico di lavoro e allora si deve spostare ed espandere sulle coste del lago Costanza.

Merito dei rifugiati. In parte.

Le ordinazioni per i prefabbricati destinati ai richiedenti asilo sono aumentate inverosimilmente. Basti pensare che quelli arrivati soltanto nel 2015 sono più di un milione. Il direttore Joerg Bauer non ha altra scelta. Sia chiaro, non è una decisione presa a malincuore, sia mai, anzi. Decisamente anzi: i primi importanti passi sono l’aumento del personale da quaranta a sessanta persone, l’apertura di una fabbrica nella vicina Lindau e l’introduzione di un doppio turno nella fabbrica di Neukirch. Parola di Bauer.

Non è solo questo, però: sicuramente i rifugiati sono una pedina importante nel gioco dell’edilizia attuale, visto che fino ad ora hanno beneficiato dell’ospitalità di municipi e palestre – i quali sono alloggi temporanei. Ma c’è dell’altro a far gioco forza, l’incremento della popolazione nelle grandi città è un fattore decisivo, basta pensare a Berlino, la crescita dei nuovi cittadini (soprattutto di expat da tutto il mondo) è impressionante. E poi il rinnovato interesse all’acquisto. Tedeschi, popolo famoso per avere l’acquistofobia immobile-riferita, ora sembrano avere una spinta in più. Si sarà fatto i suoi calcoli il tedesco medio, considerando che i costi dei prestiti sono al minimo storico e che gli stipendi sono in reale aumento.

Va bene così, in fondo. Parliamoci chiaro, ne godono tutti, in qualche modo.

Employees raise a prefabricated house for refugees, on the production floor of construction company Bauer Holzsysteme, in Neukirch near Lindau, Germany, December 7, 2015. Picture taken on December 7, 2015. To match GERMANY-ECONOMY/CONSTRUCTION REUTERS/Michaela Rehle - RTX1ZUJ5
Costruzione di un prefabbricato a Neukirch © Michaela Rehle

Facciamo un po’ di numeri: il governo ha donato un contributo di 13 miliardi di euro destinato alla ricostruzione di strade e ponti. Questo dovrebbe aumentare del 2.5% le vendite nel settore edilizio, che rappresenta il 4% del PIL tedesco, le aziende sono più di 300.000, le persone che ci lavorano sono 2 milioni e mezzo. Numeri importanti.

Però.

La Germania deve macinare tanta strada per raggiungere il record storico che l’edilizia ha avuto dopo la riunificazione, ove nella Germania Est le condizioni erano disastrose e molto necessitava di essere ricostruito. Ancora qualche numero, dall’inizio di quest’anno (il 2015) fino a settembre, sono stati autorizzati più di 220.000 appalti per appartamenti. Rispetto al periodo gennaio – settembre del 2014 c’è stato un aumento del cinque per cento.

Insomma, siamo in crescita o quantomeno lo è la Germania, grazie ai richiedenti asilo – anche se fa un po’ strano pensare che delle persone che stanno scappando da una situazione di guerra, siano un bene, un apporto importante per un settore tanto importante – e grazie ai tedeschi che si sono svegliati un giorno e hanno pensato che probabilmente acquistare una casa e fare un mutuo è più conveniente che vivere per sempre in affitto. Grazie ad un paese che ha dovuto rialzarsi dalla posizione di preghiera in cui si è ritrovato nel corso della sua complicata storia e che ora, invece, si sta mangiando l’Europa.