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© Andreas Meyer

di Pseudonimo

Non mi urta tanto il fatto che qui a Berlino l’abbonamento ai mezzi sia decisamente costoso, piuttosto il fatto che sia talmente costoso da poter essere utilizzato come status symbol per rimorchiare, al posto di uno scontato e ormai demodé Mercedes decappottabile.

– Hey baby! Posseggo il mensile per le zone ABC. Posso garantirti un roseo futuro economico. Vieni a cena da me stasera? Vorrei mostrarti la mia collezione di paranoie.

Purtroppo, non essendo un primitivo sostenitore della società patriarcale, non mi abbono ai mezzi per fingere di essere un maschio alfa e fare strage di cuori, ma più banalmente per spostarmi da un punto A ad un punto B.
Faccio il biglietto da sempre; da quando sono qui, cioè. Tutto questo però non mi ha mica vietato di farmi multare tre volte dai controllori per eccesso di distrazione.

– Abbonamento prego –
– Ecco a lei –
– Questo è scaduto due giorni fa –
– Cazzo, è vero. Cristo, dovevo rinnovarlo! L’ho dimenticato! Non l’ho fatto apposta! Giuro sulla vita di mia mamma! Non potrebbe chiudere un occhio?
– Certo, se mi dà 40 euro cash e la smette di frignare le compro pure un Kinder cereali.

Non sapere mai che giorno è oggi, come appena dimostrato, ha delle controindicazioni. E spesso anche essere me stesso può generare dei problemi. Ma in questo caso a mia discolpa avanzo un’ipotesi quasi scientifica: sono ormai talmente abituato ad avere il biglietto che inconsciamente ho introiettato il canone della BVG come un elemento biologico del mio organismo.
In breve, ho la sensazione di essere nato già abbonato ai mezzi e dunque di avere sempre il mensile con me insieme alla forfora, all’infiammazione al fegato e al colesterolo.
Ma dopo la terza ammenda, il mio inconscio ha finalmente imparato a visitare regolarmente una biglietteria automatica al fine di abbassarmi lo stipendio e viaggiare al sicuro da controllori stronzi.

Ottanta euro al mese che applicati alla durata complessiva del mio soggiorno teutonico diventano circa tremila e cinquecento.

Ma almeno, a fronte di un tariffario che vìola costantemente il mio tenore di vita, la BVG mi fornisce in cambio nell’ordine: continue interruzioni sulla U6 dopo le 22, un regolare traffico irregolare sulla U7 e, soprattutto, l’insostituibile avviso Zurückbleiben bitte ormai installatosi a tal punto nel mio ipotalamo da trasformarsi in una sorta di archetipo junghiano che trasmetterò alle future generazioni.

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© BVG

A parte tutte queste note positive, o forse proprio per rimediare a tutti questi servizi, c’è da dire che ultimamente la ditta di trasporti berlinese ha deciso di spendere meglio i miei soldi, investendoli in una serie di campagne pubblicitarie molto paracule.
Prima il claim Weil wir dich leben declinato in una serie di scatti volutamente amatoriali con tanto di affettuosa didascalia. Poi una serie di contenuti video virali più in linea con il consumo moderno di stronzate su facebook.
Insomma, il reparto marketing sta lavorando sodo per farci stare meno sul cazzo i controllori anaffettivi e i ritardi ambigui che compaiono enigmatici nei tabelloni luminosi.

– Treno in ritardo. Si prega di attendere –
– Ah, quindi il treno è in ritardo! Ed io che pensavo di essere daltonico e di non riuscire più a percepire visivamente vagoni gialli.

Al netto delle stronzate, mi tocca ammettere di essere rimasto ipnotizzato dall’ultimo contenuto condiviso in data odierna dai social media manager della ditta sulla pagina Facebook Weil wir dich leben.
La cosa che posso dirvi è che il panzone protagonista del video si chiama Kazim Akboga. Una notizia che di certo non cambierà i vostri programmi per la serata.
Per il resto cliccate su play e godetevi lo spettacolo. Non mi pare il caso di spoilerare.