Deutsche Oper Berlin photo
Photo by Vitor Cervi

Ho ricevuto un biglietto omaggio per la “Turandot“. Lo spettacolo è stasera alla Deutsche Oper e non vedo l’ora. Adoro il Puccini più tetro e la Turandot riesce a coniugare la dolcezza delle arie più note con un impeto orchestrale duro come una grandinata, perfetto per il personaggio dell’inaccessibile principessa che rifiuta ogni uomo tuonando:”mai nessun m’avrà!“.

La prima volta che sono andata all’opera a Berlino davano il “Götterdämmerung” di Wagner alla Philarmonie, cinque ore che hanno stroncato diversi anziani nelle prime due file della platea. Io ero in balconata e potevo vederli dall’alto, mi hanno fatto moltissima tenerezza.
L’ultima volta invece è stato nel 2013, il giorno di capodanno. In quell’occasione Wolfie ed io siamo andate a vedere la “Bohème“. Abbiamo pianto moltissimo sul finale e bevuto del vino bianco. Poi ci siamo rinchiuse in casa e abbiamo cercato di ignorare il mondo più che in ogni altro giorno dell’anno. Abbiamo entrambe la stessa fobia del tempo e rifiutiamo tenacemente tutte le cerimonie sociali che lo scandiscono.

Wolfie mi ha raccontato che anni fa, sempre il trentuno dicembre, chiuse tutte le persiane e spostò tutti gli orologi prima di andare a dormire sperando di confondersi e poi dimenticare. Posso capirla perfettamente, trovo il “pánta rêi” di Eraclito più deprimente della filosofia di Søren Kierkegaard e della vita di Leopardi e non c’è niente che mi ricordi la morte più del movimento, qualunque esso sia, nello spazio, nel tempo, sempre.

Pochi giorni dopo quel concerto di Puccini una persona a me molto cara scoprì di essere molto malata e se ne andò quasi all’improvviso. Probabilmente covava la sua malattia da anni, come una stella che continua a brillare essendosi in realtà già estinta.

Photo by Ylbert Durishti
Photo by Ylbert Durishti

Un tempo flirtavo con l’idea dell’imbalsamazione, nel senso che dopo la morte mi sarebbe piaciuto farmi riempire di glicerina, formalina e sali di zinco come Rosalia Lombardo, la mummia più bella della cripta dei cappuccini di Palermo. Credo che anche questo abbia a che fare con il mio orrore per le mutazioni, anche se poi negli anni tendo a trasformarmi come un camaleonte e tutto questo è bizzarro e paradossale. Per esempio qualche giorno fa sono andata al Bürgeramt e mi è successo quello che ormai mi capita sempre, vale a dire ingenerare disagio in chi controlla la mia carta di identità. La foto è stata scattata dieci anni fa, quando avevo ancora i capelli lunghi, un altro viso e un altro stile, in poche parole ero un’altra persona. Questo giugno, in Scozia, ho quasi avuto problemi al banco dell’Immigration. Mi hanno fatto togliere gli occhiali, mi hanno osservata bene e alla fine mi hanno lasciata passare con il mio zaino sdrucito e la maglietta “made in jail” che forse avrei dovuto lasciare a casa. Più o meno la stessa solfa al Bürgeramt, mentre chiedevo un’estensione della mia Gewerbeschein.

Prima o poi cambierò questa benedetta foto e sarà finita, almeno per un po’. Almeno fino a quando il tempo non mi farà sentire di nuovo il suo fiato sul collo.

♠ Colonna sonora: “Where are we now?”– David Bowie♠

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Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.