Foto © ND Strupler / Flickr / CC BY-SA 2.0
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Bannerino_FrancoforteFrancoforte – Metà della popolazione della metropoli sul Meno è composta da cittadini di origine straniera, di questi una abbondante porzione conserva la cittadinanza del paese d’origine seppur viva stabilmente qui da anni.

In linea di massima non essere tedesco in una città come Francoforte non crea troppi problemi, soprattutto se si è in possesso di un passaporto europeo e quindi – almeno fintanto che l’accordo di Schengen regge – spostarsi all’interno dell’Unione Europea e accedere ai diritti sociali del paese ospitante non è più difficile che per un autoctono.

Tuttavia le difficoltà non mancano e l’integrazione è sempre un processo lungo. Uno degli elementi che, da un punto di vista politico, crea più grattacapi, specialmente in una città come la nostra dove una grande fetta della popolazione è ufficialmente non-tedesca, è quello della rappresentanza politica. Se non si è cittadini tedeschi infatti non si può votare alle elezioni comunali come tutti gli altri residenti tedeschi in città.

In un sistema liberale fondato sulla rappresentanza come quello tedesco, questa mancanza è evidentemente una falla del sistema.

Un palliativo a questo problema è il Kommunalen Ausländervertretung (KAV), un consiglio composto e eletto da stranieri che affianca il consiglio comunale, ma solo il fatto che esista un organo apposta per stranieri mette in evidenza il confine che separa autoctoni da immigrati.

A questo problema sembra voler far fronte una proposta dei Verdi locali che ritiene infatti giusto garantire il diritto di voto per le elezioni comunali anche ai cittadini non tedeschi residenti a Francoforte.

Le elezioni comunali a Francoforte si terranno a marzo, ma è praticamente impossibile che una tale proposta venga recepita, per ora gli stranieri dovranno di accontentarsi del KAV dove però sia i Verdi che la SPD che l’FDP hanno presentato liste parallele a quelle “ufficiali” per il consiglio comunale. Queste liste si affiancano alle liste che generalmente si formano su base “nazionale”, che si fanno portatrici degli interessi delle varie comunità presenti in città.

A prescindere dalla sua effettiva realizzabilità, il fatto che i verdi abbiano lanciato la proposta è comunque un buon segno. Vivere in una città, fosse anche per un periodo breve della propria vita, e non essere in grado di influenzarne in qualche modo anche la sua amministrazione secondo dei meccanismi formali che garantiscano l’uguaglianza tra cittadini è senza dubbio un problema da risolvere. Spetta però anche agli stranieri che la compongono richiedere un tale diritto indipendentemente dall’acquisizione della cittadinanza.

[ale.gra]

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