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© Alfred Steffen

di Mattia Grigolo

Penso a quante volte siamo entrati in una toilette di un club, a quante bizzarrie abbiamo potuto assistere. Perché la peculiarità di un bagno di una discoteca è quella di non assolvere meramente al suo compito primario, bensì essere teatro di mille ed una in più attività, che vanno dall’illecito – una grossa fetta – allo strambo.

Ricordo che molto tempo fa, in Italia mi capitò di assistere ad una cosa che difficilmente riuscirò a perdere dalla memoria per quanto incredibile, perlomeno per un ragazzo diciottenne novello delle discoteche meneghine. Insomma, ricordo di essermi recato nel bagno degli uomini, per svuotarmi di zuccheri, coloranti e alcol. Dentro ci ho trovato una scimmia. Una scimmia vera, di quelle piccine con il sedere liscio. Davvero non potrei mai sapere di che razza potesse essere, ma mi ricordava molto la scimmietta di “Mio dolce Remì”. Lo conoscete vero, Remì? Dunque una scimmia piuttosto standard.

Nonostante la già assurda situazione, la cosa che mi lasciò davvero basito fu che l’animale era solo. All’interno del bagno non c’era nessuno. Una scimmia non accompagnata.

Mi fermo, mi guardo intorno. Cerco le telecamere nascoste. La scimmia accucciata, comoda sulla ceramica di uno dei lavandini, le mani piccole che passano dal cercare tra i peli castani al portare alla bocca. Denti aguzzi, fini e candidi. Occhi intelligenti che mi fissavano. Credo che tra i due, quello in imbarazzo ero soltanto io.

Comfort Zone at Cookies photographed by Alfred Steffen
Comfort Zone at Cookies photographed by Alfred Steffen

Non ricordo quanto la situazione rimase congelata, probabilmente un tempo infinito, in cui io restai immobile davanti all’entrata con questa scimmia ad osservarmi dal lavandino. L’unico rumore quello dei suoi denti che sgranocchiavano ciò che recuperava da sotto il pelo. Poi la magia visionaria – questo assurdo sogno vivido – fu interrotto da uno sciacquone e da un poco trattenuto rutto di stampo femminino. Il chiavistello della porta di uno dei cessi scattò, rompendo il silenzio, l’aria e probabilmente anche una parte del legno della porta.

Ne uscì un’anziana signora vestita quasi interamente di nero e paillettes. Il tipico abito che una donna oltre la mezza età indossa per apparire più giovane, non accorgendosi che quel tipo di abiti pailettosi hanno il grande difetto di essere usati solo ed esclusivamente da anziane vedove / zitelle / divorziate – più comunque conosciute come granny – in cerca di carne giovane in molti dei club di ogni metropoli italiana.

La signora in questione mi guarda un istante, nei suoi occhi brilla la stessa luce che mi ha accecato in quelli della scimmia. Voltandosi e indirizzandosi sbilenca su tacchi alti verso il lavandino ove la scimmietta sta facendo uno spuntino, mi dice: “Questo è il bagno delle signore, giovanotto.” E poi, con tono più squillante, ma abbassando leggermente la voce, rivolta all’animale: “Andiamo, Claudia.”

Claudia. Giuro che l’ha chiamata Claudia. Questi ricordi sono vivi, scannerizzati a colori nella mia memoria. Non posso sbagliarmi; la granny nella toilette degli uomini del Club D. di Milano, si rivolge ad una scimmia chiamandola Claudia.

Comfort Zone at Cookies photographed by Alfred Steffen
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Per chiudere questa storia, dopo un brevissimo istante di sgomento, dopo avere ragionato sul fatto che forse qualcuno dei miei amici avesse potuto avere la brillante idea di imbottire uno dei miei cocktail di polvere di stelle, dopo essere entrato in uno stato di agitazione di panico vero, ipotizzando un mio attacco psicotico, dopo tutto questo mi volto e corro fuori dal cesso, in cerca della signora, della scimmia, dei miei amici. Mi fermo sulla soglia, mi volto verso le entrate della toilette: ero nel bagno delle donne.

Potete immaginarvi questa come una storia di fantasia, giocata sul fatto di non avere testimoni, di non avere citato il club in questione. Potete credere od immaginarmi mentre m’inietto adrenocromo direttamente nel midollo spinale ed entro in un bad trip. Potete farlo, ma sono sicuro che in qualche parte d’Italia, c’è un’ormai non più ragazzo, che quella notte di tanti anni fa, ha visto – come me – una granny e la sua scimmietta aggirarsi per il dancefloor di un noto club milanese.

Oppure potrei effettivamente essermi inventato tutto. Potrei aver barato, non essere mai stato in nessun club, non avere mai visto una scimmia in vita mia, se non alla tv. Potrei non essere mai stato in discoteca. Potrei non essere mai stato giovane. Potrebbe essere tutto un bluff.

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Cookies © Nils Krüger

Alfred Steffen è un fotografo come tanti altri. Questo per dire che è bravo come sono bravi migliaia di altri fotografi, non trovo che la sua fotografia abbia nulla di particolarmente raffinato, spiccato, geniale. Lo so fa male, ma è così, l’ennesimo fotografo bravo come tutti gli altri milioni di miliardi di fotografi bravi sparsi attualmente sul globo terracqueo. Però questo è un giornale d’informazione, nel dettaglio specializzato sul territorio tedesco e ancora più dentro, sulla città di Berlino. Dunque noi abbiamo il dovere d’informare, per quanto possiamo nel nostro piccolo. Alfred Steffen sta esponendo alcuni suoi lavori al Crackers, che è un ristorante, ma che prima è stato un club storico della capitale. Si chiamava Coockies ed è stato un punto di riferimento per oltre vent’anni. Ha chiuso l’anno scorso.

Avete presente le prime tre foto pubblicate in questo articolo? Sono di Alfred Steffen. Beh, insomma, il bravo Alfred ha catturato alcune immagini nei bagni unisex del detto club e le ha appese alle pareti del club stesso che però ora è un ristorante, le appese perché voi le guardiate e pensiate a quanto è figo essere giovani e scopare nei cessi delle discoteche, a quanta droga vi siete presi chiusi con altri sette compari, intorno ad una turca in uno spazio di un metro quadrato, a tutte le tag, le scritte oscene, le dichiarazioni d’amore e di sesso,  i motti politici o da stadio, i numeri di telefono di transessuali vostri amici o nemici (a seconda dei periodi) e gli stickers con i quali ne avete imbrattato le pareti.

Io ho pensato ad una scimmia che mi guardava, con una luce negli occhi che non ho mai più rivisto in nessun essere umano. A parte la granny con la quale si accompagnava.

La mostra s’intitola Confort Zone, a questo indirizzo potete raccogliere informazioni su Alfred Steffen e sull’evento.

Il Crackers, ex Coockies, è in Friedrichstraße 158