Frankfurter Allee photo
Photo by angermann

Due volte alla settimana, a Frankfurter Allee, non posso fare a meno di notare una persona sempre ferma davanti alla stazione dell’S-Bahn. Le passo davanti quando cambio metro per andare a provare a Lichtenberg e tutte le volte mi fermo a guardare incuriosita, smettendo appena un secondo prima di cominciare a sembrare strana. È una creatura androgina dall’abbigliamento e dalla pettinatura punk, potrebbe essere una ragazza molto giovane o un ragazzo ancora più piccolo, la perfetta incarnazione di Delirio della saga degli Eterni di Neil Gaiman, ma meno femminile. È sempre in compagnia di adulti e sostanzialmente siedono tutti a terra o chiacchierano appoggiati al muro. Qualche metro più in là altri punk si accaniscono su chitarre elettriche scordate e chiedono soldi ai passanti.

Photo by LucaDeravignone.com
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L’intero quadro ha sfumature da favola noir, con questo ragazzino o ragazzina perennemente in compagnia di persone che hanno addosso i segni di uno stile di vita che forse condivide, ma che ancora non ha lasciato tracce sulla sua pelle compatta e nei suoi occhi innocenti. O forse è semplicemente la mascotte di un gruppo di nomadi metropolitani inoffensivi, non troppo diversi da quelli che frequentavo anni fa in Italia e che abusavano di liquori e filosofia spicciola in nicchie della città in cui si sistemavano pacificamente, come stiliti.

neil gaiman gli eterni photo
Photo by davidwallace

Solo che io sono cresciuta in provincia, dove la la ribellione citava gli anni settanta e ottanta nei tardi anni novanta, qui a Berlino è tutto talmente rapido da invecchiare alla velocità della luce, la città cambia aspetto ogni giorno e i volti si sovrappongono con ritmi isterici. Anche il mio universo privato ne risente: vicino a casa mia è sparita una Geschenk Box, nei tratti di ring che frequento hanno chiuso un paio di chioschetti bisunti che facevano parte della mia geografia sentimentale, la U12 ha temporaneamente sostituito la U1 e la U2 e la dirimpettaia ha litigato con la sorella.

L’effetto destabilizzante di tutto questo mi ricorda vagamente un racconto di Stephen King, “L’ultimo caso di Umney”, in cui un detective scopre di essere solo il personaggio di un libro perché l’autore, che ha deciso di eliminarlo, comincia ad alterare e poi a cancellare tutti gli elementi che qualificano la sua quotidianità fino a farlo quasi impazzire. A Berlino questo tipo di sensazione è la regola.

La creatura “gaimaniana” però fa eccezione, incastonata nel suo angoletto di Frankfurter Allee. Mi fa pensare ad Hänsel e a Gretel contemporaneamente, non nel senso che mi dia l’impressione di aver perso la strada, ma perché si muove con la sua giovinezza radicale in una foresta cittadina fatta di rumori stratificati, passanti sempre troppo indaffarati, giornate sempre troppo fredde o troppo buie, vino scadente e tempo scaduto nel momento stesso in cui si forma.

♠ Colonna sonora: “Disorder”– Joy Division♠

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Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.