© Bastian T. / CC BY NC SA 2.0
© Bastian T. / CC BY-NC-SA 2.0

di Pseudonimo*

Vivo a Berlino da quasi tre anni ormai e li ho passati quasi tutti a cercare di capire com’è possibile commercializzare una cosa come la Sternburg.

Avete di sicuro presente la Sternburg: quella strana bevanda metà birra e metà coliche renali in vendita in tutti gli spätkauf della nostra amata metropoli tedesca ad un prezzo che varia dai 50 centesimi ad un euro, pfand incluso.

Un prezzo considerato da molti “bassissimo” ma che io, col supporto scientifico del mio apparato digerente, non posso far altro che continuare a percepire come una minaccia autentica per le future generazioni.

Vivo a Berlino da quasi tre anni ormai, li ho passati quasi tutti a cercare di capire com’è possibile commercializzare una cosa come la Sternburg e poi un giorno – precisamente ieri l’altro – tutto mi si è fatto chiaro.

Ostkreuz, ore 0.55: me ne sto qui, come sempre, a sprecare la mia vita nel vano tentativo di capire da quale piattaforma prendere la S41 e mentre raggiungo il mio terzo errore di direzione ecco che mi appare, tremulo ed evocativo, un grazioso carrozzone alimentare. Proprio sul binario dove passano tre utilissime S-Bahn che non mi servono ad un cacchio. Cacchio.

Si tratta di un furgone bianco tristezza il cui governo è retto da una signora che fa della virilità il suo tratto distintivo: basta guardarla da una distanza inferiore ai cinque metri e si capisce subito che non ha mai decorato un comodino con uno stencil.

È inoltre un tantino scontrosa, così scontrosa che il suo approccio al cliente è attualmente censurato dalla GEMA per violazione diritti copyright del mostro di Milwaukee.

Detto fra noi: vende colesterolo, ma dalle più svariate forme artistiche e al prezzo di due euro e cinquanta al Kilowatt. Ho fatto il calcolo.

Wienerwurst, ketwurst, knackerwurst, bockwurst, bratwurst, currywurst. Insomma, wurst.

Ordino un Bratwurst, la signora virile mi chiede se preferisco la senape o il ketchup con la stessa intonazione di un dinosauro e lì mi rendo conto che a due passi da me degli individui di sesso maschile si stanno pestando con un apprezzabile talento sportivo.

È un turco dalle evidenti origini turche che inveisce contro un tedesco di chiare origine turche.

Per saperne di più in merito alla motivazione, prego rivolgersi al suo psicologo.

Comunque: è una cosa che qui a Berlino non capita molto spesso di vedere, la violenza. Dal mero punto di vista probabilistico, nella capitale tedesca hai più possibilità di imbatterti in una tartaruga marina che in una rissa. Per dire.

Ma la signora virile se ne frega delle mie riflessioni. Prende il fucile a pallettoni e spara di nuovo, centrandomi in piena faccia: Ketchup oder Senf!! – Mi urla ancora.

E per la seconda volta nella mia vita, percepisco la scelta amletica che sto per fare come una sorta di dichiarazione programmatica della mia totale visione del mondo. Come quando a cinque anni mi chiesero se tifavo Juve o Inter, per fare un esempio.

Mi dichiaro un senapista mentre il tedesco di chiare origini turche lancia una bottiglia di birra al turco di chiare origini turche, aggiudicandosi così il match per tre intimidazioni a due.

A quel punto la donna che è in me vorrebbe scappare, mentre l’uomo che è in me decide coraggiosamente che sarebbe il caso di svenire; o piangere al massimo.

Ed ecco che, mentre i poliziotti non arrivano mai, mentre tremante pago il mio Bratwurst e mentre tutti si dileguano terrorizzati, mi capita tra i piedi un frammento della bottiglia di birra che è appena stata utilizzata per aggiudicarsi il trofeo “Degrado 2014”. L’etichetta autodenuncia: Sternburg.

Il tedesco di chiare origini turche si allontana lentamente con un evidente passo da gloria. Il turco di chiare origini turche invece rimane lì a musicare l’atmosfera con bestemmie multiculturali, così rassicurandomi sul suo stato di salute: è scientificamente provato che smadonnare da morto è piuttosto difficile. Poco dopo, finalmente, arriva un’ambulanza.

È un lieto fine: la vittima si sottopone ad un veloce controllo il cui esito è: “tutto ok, adesso però vattene a casa”.

Io trovo addirittura il sentiero che mi conduce alla S 41 e, soprattutto… soprattutto capisco definitivamente perché la Sternburg produce la Sternburg: al fine di fornire a ciascuno di noi gli strumenti necessari per affrontare una rissa urbana senza ammazzare nessuno, sia chiaro.

Ed in effetti: Sternburg, fa più male se la bevi.

*Pseudonimo*

pseudoQuando ero piccolo tutti avevano un sogno nel cassetto, e invece io ce l’avevo nel portaoggetti della Clio. In ogni caso non s’è ancora realizzato, quindi inutile parlarne. Vivo in questo pianeta da trentacinque anni e a Berlino da circa tre. Dal 2006 in poi ho peggiorato qualitativamente riviste su abbonamento (Progress, Progress Viaggi, All about Italy), webzine (Bazarweb, Fuoribusta), riviste settoriali (Cinemabendato, Wundergammer), cartacei satirici (Mamma) e testate nazionali (Il Fatto quotidiano). Nel 2009 la giuria specializzata del Premio Franco Solinas ha erroneamente giudicato interessante un mio trattamento cinematografico dal titolo “Guarda e passa”, segnalandolo altrettanto erroneamente ai produttori.
Per il Mitte curo la rubrica “Welche sauce?” dal sottotitolo giustamente poco pubblicizzato “Kebab e altri puntri di vista fuorvianti su Berlino”
Utilizzo le residue energie vitali nel tentativo di elaborare una maldestra poetica fotografica (www.pietroromeo.net). Attualmente sono inoltre impegnato a vivere la biografia di un altro e a non accontentarmi di quello che ho.