La copertina del "Die Intel" (dicembre 1930), un magazine per gay e lesbiche / © edito da Friedrich Radszuweit
La copertina del “Die Insel” (dicembre 1930), un magazine per gay e lesbiche / © edito da Friedrich Radszuweit

Se pensate che Berlino sia oggi una città liberale e anticonformista, dove tutto è possibile, allora non avete ancora conosciuto la grande capitale che è stata negli anni ’20, prima dell’ascesa al potere del nazismo.

Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, a Berlino fiorì una disinibita scena sessuale gay: c’erano 30 diversi periodici per omosessuali (mensili o settimanali che non videro la luce nel resto del mondo se non dopo il 1945), si trovavano senza fatica numerosi sarti che cucivano abiti su misura per travestiti e i gay single in cerca di amore potevano pubblicare annunci.

È qui, nella Berlino degli anni ’20, che venne eseguito il primo intervento di cambio di sesso, grazie agli studi scientifici sulla transessualità condotti presso l’Institut für Sexualwissenschaft (Istituto per la scienza sessuale); Magnus Hirschfeld, a capo della fondazione no-profit situata a Tiergarten, si era battuto per i diritti dei gay fin dal 1897.

Quando nel 1925 il dottor William Robinson, medico di New York e attivista di primo piano sul tema del controllo delle nascite, visitò l’Institut für Sexualwissenschaft e il suo Hirschfeld Museum (museo della sessualità omosessuale) disse: “Si tratta di un ente assolutamente unico al mondo che spero di creare negli Stati Uniti, ma che sento non sarebbe possibile a causa dell’atteggiamento pudico e ipocrita che caratterizza l’America in tutte le questioni di sesso”.

Il libro "Gay Berlin: Birthplace of a Modern Identity"
Il libro “Gay Berlin: Birthplace of a Modern Identity”

Gli scienziati tedeschi, già allora, stabilirono che l’amore tra persone dello stesso sesso non è né una malattia né una perversione, ma una caratteristica innata e naturale.

Quasi un secolo fa, Berlino era già sulla strada giusta, quella della non discriminazione, dell’accettare le diversità sessuali e considerarle del tutto normali. Avrebbe potuto condurre l’Europa intera sulla sua stessa strada, lasciando a noi posteri società migliori, ma l’ombra del nazismo ha distrutto tutto pochi anni dopo.

Prima di Castro e di West Hollywood c’era la Berlino della Weimarer Republik con la sua vasta subcultura omosessuale, oggi racchiusa in un libro dal titolo “Gay Berlin: Birthplace of a Modern Identity”, un documento di grande valore e bellezza, frutto del lavoro di Robert Beachy, professore di storia al Goucher College di Baltimora.

Quello che accadde a Berlino più di cento anni fa, la sperimentazione sessuale tra gli stessi sessi e i progressi della medicina per aiutare i generi “intrappolati nel corpo sbagliato”, hanno formato l’odierna nostra comprensione dell’identità omosessuale.

Il periodo che seguì la Prima Guerra Mondiale fu molto travagliato per la Germania, ma Berlino, la vecchia capitale imperiale, divenne la più liberare delle sue città. La subcultura sessuale era tanto eccitante quanto pericolosa: la prostituzione maschile, i bar e nightclub per omosessuali, i cabaret frequentati da lesbiche, gay e transessuali, prosperavano in totale libertà.

Da Londra, dalla Francia, dalla Russia, dagli Stati Uniti e dai Paesi Scandivani, da tutta l’Europa gli scrittori, gli artisti e i poeti raggiungevano la capitale tedesca per vivere la libertà sessuale erotica e selvaggia o anche solo per saziare i propri istinti di curiosi e guardoni.

Travestiti al club Eldorado: nella Berlino della Repubblica di Weimar venivano celebrati, non nascosti.
Travestiti al club Eldorado: nella Berlino della Repubblica di Weimar venivano celebrati, non nascosti.

L’afflusso di denaro americano e la vibrante vita cittadina contribuirono a definire i Goldene Zwanziger, i ruggenti Anni Venti di Berlino, che rimangono ancora oggi il periodo più creativo della storia tedesca. “La vita a Berlino allora era al culmine della sua grandezza, al più alto grado di sofisticazione e di abbandono. Nessuno di noi aveva mai visto niente di simile prima”, ha raccontato Marsden Hartley, il poeta e artista contemporaneo habitué della Berlino anni ’20.

La festa iniziò a spegnersi lentamente con la Grande Depressione del 1929 e il crollo del mercato azionario. I Goldene Zwanziger scivolarono verso il governo guidato da Hitler nella primavera del 1930 e, quando il dittatore nazista salì al potere nel 1933, con la sua furia perseguitò Hirschfeld, simbolo di tutto ciò che odiava: sessuologo, ebreo, omosessuale.

La festa, a Berlino, era davvero finita.

1 commento

  1. Grazie a RadioRadicale e a CertiDiritti, cercando in rete notizie sul volume, mi sono imbattuta in voi. Io sono eterosessuale, ma grazie agli LGBT, a RarioRadicale, a Berlino che mi aiutano ad aprire la mente. Via da Londra e tutti a Berlino.

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