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di Alessandro Brogani

Si è tenuto, mercoledì scorso, l’evento organizzato dal Com.it.es. di Berlino Malamorenò, di cui vi avevamo già parlato qui. Padrona di casa la Presidentessa del Comitato, l’avvocato Simonetta Donà, che ha accolto l’Ambasciatore d’Italia Pietro Benassi ed i Consiglieri Lepre e Darchini, oltre al direttore dell’Istituto di Cultura, prof. Aldo Venturelli.

La serata che ha voluto essere un momento di riflessione sulla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che è stata celebrata il 25 novembre in tutto il mondo (data che vuole ricordare il massacro delle sorelle Mirabal, avvenuto appunto il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Dominicana), s’è articolata in un dibattito prima ed in uno spettacolo teatrale poi. Protagoniste del primo sono state la psichiatra Luciana Degano e l’avvocato d’origine curda Seyran Ates, moderate da Kerstin Lück.

Le statistiche sono impietose: in Italia le donne, comprese tra i 16 e i 70 anni di età, che hanno dichiarato di essere state vittime di violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8%. Il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all’Autorità.

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Non è che le cose vadano meglio in Germania: secondo un recente studio ben il 13% delle donne ha subito violenza prima dei 15 anni di età. I fattori scatenanti della violenza maschile sulle donne sono molteplici: il fattore culturale incide sicuramente, soprattutto in alcune parti del globo, ma altrettanto sono causa di violenze l’abuso di alcool e gli stupefacenti. Come hanno messo in luce le tre protagoniste del dibattito molto c’è ancora da fare nel campo dell’educazione e della formazione dell’individuo. I bambini di oggi saranno gli adulti consapevoli anche da un punto di vista sessuale di domani. Aspetto fondamentale dunque nell’educazione per una sana crescita dell’individuo.

All’interessante conversazione è seguito il bel monologo dell’attrice e cantante Nicoletta Maragno, originaria di Padova ma formatasi alla scuola di Giorgio Strehler, presso il Piccolo Teatro di Milano.

Uno spettacolo, il suo, che tiene attoniti gli spettatori per oltre un’ora e mezza. Diverse sono le protagoniste dei suoi racconti: dalla bambina, ormai fattasi donna, incapace di rivelare alla propria madre la violenza subita da piccola ad opera di un operaio dell’officina del padre, alla madre, moglie e donna che cerca di conciliare la famiglia con il lavoro e che subisce la violenza del suo uomo dedito all’alcool, per poi passare alle donne kamikaze cecene che s’immolano in nome di quello che credono un amore sincero ed approdare, in fine, all’adolescente palestinese, fatta bruciare viva dai propri familiari per coprire una gravidanza inaspettata e da loro ritenuta disonorevole.

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La violenza sulle donne, sia essa consumata entro le mura di una casa sia nei luoghi pubblici o negli uffici, rappresenta ancora uno dei più grandi problemi “irrisolti” dal mondo maschile. Come bene dice una didascalia alla fine dello spettacolo, metterla in rilievo non è cercare una contrapposizione di genere, semmai l’esatto contrario.

La lampada va messa in alto perché illumini la strada del viandante. Ancora troppe strade nel percorso dell’umanità non sono sufficientemente illuminate e questa, certamente, ne fa purtroppo ancora parte.