J Moon [© J Moon / E.B.]
J Moon [© J Moon / E.B.]

Un giardino segreto di canzoni, piccole gemme nate in un mondo parallelo: sono i suoni, le suggestioni, i rumori e i sospiri che compongono il cielo di J Moon, cantautrice italiana a Berlino dal 2012.

Già front-woman del duo milanese La Blanche Alchimie, con cui ha realizzato due dischi acclamati dalla critica, J Moon (al secolo, Jessica Einaudi) ha pubblicato lo scorso 17 ottobre il suo esordio da solista: l’album Melt.

Dalle atmosfere sognanti, Melt mescola dream pop e folk acustico, arricchiti da interessanti venature elettroniche. Influenzato dalla città di Berlino, il disco sarà presentato da J Moon il prossimo 5 novembre con un concerto allo storico locale di Mitte Kaffee Burger.

J Moon, qual è stato il processo creativo che ha portato a Melt?

Ho iniziato a scrivere i primi brani di “Melt” a Luglio del 2012. Ho usato un piccola tastiera Casio, con suoni molto semplici ma a loro modo interessanti.  Avevo tante idee, tanta ispirazione e ho passato i successivi mesi a scrivere, scrivere e scrivere. I brani erano naturalmente molto diversi prima di essere arrangiati, molto più essenziali. Poi, insieme a Federico Albanese, ho fatto il grande lavoro di costruzione e arricchimento del suono e infine Joe Smith ha portato il suo contributo dal punto di vista ritmico. Il risultato mi ha convinta immediatamente.

Come è stato registrato, a livello tecnico e di produzione?

L’album è stato registrato in casa con degli ottimi microfoni. Avevamo tutti gli strumenti che ci servivano e la casa è abbastanza tranquilla da non avere troppi rientri di suoni da fuori. Poi l’album è stato mixato da Tilman Hopf a Chez Chèrie Studio a Neukölln. Il suo tocco è stato piuttosto determinante, quasi come una produzione finale,  perché ha aggiunto suoni ed effetti che hanno esaltato l’aspetto elettronico del disco.

Cosa si devono aspettare i fan de La Blanche Alchimie, un’evoluzione delle sonorità del passato o qualcosa di completamente diverso?

Credo che si debbano aspettare un’evoluzione delle sonorità passate e, allo stesso tempo, qualcosa di diverso.

Quanto ha influito Berlino, a livello umano e di atmosfera, nella realizzazione del disco?

Berlino ha influito tantissimo. Ho scritto l’album nella fase del grande amore iniziale per la città. Ero completamente travolta dalla sua atmosfera, dal suo cielo, dalla sua tristezza e dalla sua leggerezza. Gli sguardi, gli incontri, la difficoltà nel capirsi fino in fondo, con tutte le differenze culturali che si portano dietro le persone che scelgono di venire qui, da paesi e mondi diversi.

Il concerto del 5 novembre sarà un evento speciale, ci vuoi dare qualche anticipazione?

Al Kaffee Burger presenteremo l’album in versione trio arrangiamenti un po’ diversi. Io sarò alla voce e tastiera Federico Albanese alla chitarra elettrica, acustica e piano, e Joe Smith alla batteria. Ad aprire il concerto ci sarà Brandon Miller, da non perdere.

Dove è stato girato il video di When I hear you talk you make me wanna move to the jungle? Ci racconti la storia dietro?

Il video è stato girato in un vecchio ospedale abbandonato vicino a Potsdam, un luogo dove un tempo curavano la tubercolosi e altre malattie della pelle. Un luogo affascinante e anche un po’ inquietante. Nel video c’è più che altro l’idea di mostrare un mondo di solitudine in cui ci sono soltanto io, a vagare, a danzare, ad esplorare. È la giungla che trovo lasciandomi la città e gli essere umani alle spalle. Non proprio la giungla che mi aspettavo, in realtà.

Il sito ufficiale di J Moon

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