© verni22im / CC BY NC ND 2.0
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di Costanza Calabretta

Se Berlino si prepara all’appuntamento dell’anno, la grande festa per il venticinquesimo anniversario della caduta del Muro, Lipsia non è da meno, come dimostra la commemorazione che lo scorso 9 ottobre ha ricordato la Montagsdemo del 1989.

Venticinque anni fa, dopo la Friedensgebet nella Nikolaikirche, cominciò un lungo corteo, a cui parteciparono più di 70.000 persone che sfilarono lungo il Ring che racchiude il centro di Lipsia. Non era la prima volta ma una forma di protesta contro il regime della SED cominciata agli inizi del settembre 1989.

Quello che fu decisivo, che segnò la differenza rispetto alle precedenti manifestazioni e insieme costituì uno spartiacque nella crisi della DDR, fu che il corteo sfilò del tutto pacificamente e che, soprattutto, le forze di polizia (che pure contavano circa 3000 agenti) non reagirono. Nessuno fu allontanato, nessuno fu arrestato. I dimostranti, al grido di «Wir sind das Volk» e «Keine Gewalt», avevano vinto.

Così il 9 ottobre è ricordato come il «Tag der Entscheidung», il giorno in cui il crollo della DDR accelerò fino a diventare irreversibile appena un mese dopo, con la caduta del Muro di Berlino.

La data del 9 ottobre è stata proposta, dal 1990 ad oggi, più volte come data di festa nazionale per la Germania riunificata. La scelta del cancelliere Kohl cadde però sul 3 ottobre, il giorno in cui formalmente la DDR aderì alla Bundesrepublik cessando di esistere, se non nella memoria.

La memoria, appunto. Questo è il terreno su cui si è concentrata l’azione dell’«Initiative Tag der Friedlichen Revolution – Leipzig 9. Oktober» un gruppo di Lipsia, o meglio una rete di istituzioni (che vanno dalla Nikolaikirche, al Forum di storia contemporanea, alla Commissione per gli atti della Stasi, al museo sulla Stasi). Da anni, grazie anche al sostegno della città e del Land di Sassonia il 9 ottobre è ricordato con un numero sempre crescente di iniziative.

Uno degli elementi cardine è la Friedensgebet nella Nikolaikirche, a cui segue la cosiddetta Rede zur Demokratie, in cui le figure istituzionali della Repubblica (dal Presidente del Bundestag, a quello del Bundesrat a quello Federale) tengono un breve discorso per ricordare gli eventi dell’89, il contributo decisivo dei movimenti civili che scesero in piazza contro la DDR, di quanti rischiarono la libertà e la vita. A questi due elementi si è aggiunta, dal 2007, l’organizzazione di un momento più propriamente di festa, in cui istallazioni luminose e multimediali vengono allestite lungo il Ring cittadino, invitando i partecipanti a ripercorrerlo assieme come durante il 9 Ottobre 1989.

Se già nel 2009, per il ventennale, la città di Lipsia aveva organizzato le cose in grande, quest’anno ha fatto ancora di più. La Rede zur Demokratie è stata tenuta dal Presidente federale, Joachim Gauck, pastore protestante di Rostock, attivista per i diritti civili, primo Commissario federale per gli atti della Stasi.

Chi meglio di lui poteva assumersi il compito di ricordare l’89 in tutte le sue sfaccettature, mettendo in primo piano quegli uomini coraggiosi che sfidarono il regime senza, però, tralasciare l’indispensabile contributo internazionale, con il ruolo di Gorbačëv, del governo riformatore ungherese, di Sołidarnosc in Polonia? Il discorso del Presidente Gauck è stato il momento clou della cerimonia ufficiale, particolarmente applaudito quando ha ricordato che senza il 9 Ottobre non ci sarebbe stato il 9 Novembre.

Più della cerimonia ufficiale il momento di massimo coinvolgimento è stata la Friedensgebet. Pienissima la Nikolaikirche, come la piazza antistante, in cui si poteva seguire la cerimonia da un maxi schermo. Il discorso di James Baker (ministro degli Esteri USA nel 1989), quello di Frank Richter (un attivista dei movimenti di protesta dell’89), la predica del sopraintendente Martin Henker sono stati intervallanti dalla lettura dell’appello alla non violenza redatto nell’89, da canti corali, dal Padre Nostro recitato tutti insieme.

Durante la cerimonia, oltre a ricordare gli eventi di venticinque anni fa, si è cercato di connettere l’insegnamento alla pace alle problematiche odierne, lanciando un chiaro messaggio contro tutte le guerre. A fine cerimonia sono state suonate tutte le campane delle chiese nelle quali si tenevano le Friedensgebete, esattamente nel momento in cui, la sera del 9 ottobre 1989 cominciò a suonarle la Gethsemanekirche di Berlino, appena avvisata che a Lipsia «tutto stava andando bene».

Un fiume di persone, dopo la Friendesgebet, ha raggiunto l’Augustusplatz, dove, dopo i brevi discorsi di saluto del Presidente federale, dei primi Ministri di Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia (invitati proprio per ricordare la dimensione transnazionale della rivoluzione dell’89), i partecipanti hanno disposto migliaia di candele componendo un’89. Ha avuto così inizio la Lichtfest, con circa 200.000 persone che hanno ripercorso il Ring per vedere le differenti istallazioni, proiezioni, performance teatrali che erano state allestite. Venticinque anni dopo, la paura della repressione della SED, l’incertezza per gli esiti della manifestazione hanno lasciato il posto ad un clima di festa e di commozione.