© Sascha Weidner 2 : HAU
© Sascha Weidner / HAU

L’intento dell’artista olandese Dries Verhoeven era, prima di tutto, sociologico: utilizzare un’app per incontri erotici molto apprezzata dalla comunità gay – Grindr – per “scoprire” quanto il digitale abbia modificato il modo in cui si verificano, oggi, incontri romantici e rapporti sessuali.

Così Verhoeven si era posizionato all’interno di un container dalle pareti di vetro all’incrocio tra Mariannenstraße e Oranienstraße, a Berlino, per rendere pubblico un meccanismo che lui stesso ha definito «una tragedia», perché – sostiene – «dopo le faticose conquiste del movimento gay negli anni ’70 e ’80, tende a rendere nuovamente invisibile il modo in cui gli uomini si incontrano».

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© Sascha Weidner / HAU

«Un laboratorio di ricerca»

«Per 15 giorni la mia vita sarà solamente online», spiegava l’olandese. «Contatterò uomini nelle vicinanze e cercherò di convincerli a farmi visita per soddisfare i miei desideri non sessuali. Giocherò con loro a scacchi, faremo colazione insieme, cucineremo pancackes, limeremo le unghie… vedo questo progetto come un laboratorio di ricerca in cui investigherò fino a che punto internet può servire come un nuovo punto d’incontro».

Il progetto Wanna Play? La vita ai tempi di Grindr era stato realizzato in collaborazione con HAU Hebbel am Ufer, un grande centro culturale sperimentale con sede a Kreuzberg. Verhoeven, attraverso l’uso della app, ha chattato senza filtri con altri utenti, mostrando in tempo reale lo svolgersi delle conversazioni su alcuni schermi posizionati all’esterno, dove nomi e profili erano stati parzialmente oscurati. C’era persino un live streaming, 24 ore al giorno.

© Sascha Weidner / HAU
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Le proteste e la chiusura

Le cose non sono andate come sperato: al secondo giorno di performance, un uomo che Verhoeven aveva “adescato” poco prima, una volta scoperto l’inganno, è entrato nel container e lo ha colpito con un pugno. Nei giorni successivi, in rete, una sommossa popolare ha intimato all’artista di sospendere l’esperimento. C’è chi ha parlato di “stupro digitale” e minacciato di intraprendere azioni legali.

Nella serata di ieri circa 200 persone hanno protestato con veemenza davanti alla sede di HAU, che ha deciso di correre ai ripari sospendendo temporaneamente il progetto. Verhoeven, che era presente e ha cercato di parlare con i manifestanti, ha ammesso di essere stato «ingenuo» e di avere «commesso degli errori». Poche ore dopo, il progetto è stato definitivamente annullato.