Una manifestazione a Berlino in sostegno dei richiedenti asilo. Foto © Aktionsbündnis Freiheit statt Angst / Flickr / CC BY 2.0
Una manifestazione a Berlino in sostegno dei richiedenti asilo. Foto © Aktionsbündnis Freiheit statt Angst / Flickr / CC BY 2.0

Bannerino_FrancoforteFrancoforte – Il comune ha deciso di affittare a tempo indeterminato l’hotel Anna, sito nel quartiere di Griesheim, al fine di offrire un soggiorno adeguato a profughi e richiedenti asilo. Attualmente sono ospitati circa 80 profughi e nei prossimi giorni arriveranno a 170.

Seppur siamo lontani dai numeri di Lampedusa, è opportuno sottolineare l’incremento notevole dei richiedenti asilo nella metropoli finanziaria dell’Assia. Si è passati dai 200 del 2012 ai 40 dell´anno successivo e, per la fine del 2014, si prevede di raggiungere se non superare quota 1000 richieste. Da qui la necessità di affittare anche strutture private come l’hotel in questione.

Aldilà delle cifre, forse non rilevanti rispetto a quelle dei flussi nel Mediterraneo, è interessante e preoccupante notare qualche scricchiolio nel modello d’integrazione tedesca. Leggendo le colonne del Frankfurter Rundschau dedicate al tema, l’intervento della direzione dell’hotel Anna ci tiene a precisare che nella loro struttura non è cambiato niente, si tratta di ospiti “normali”, che tra l’altro sarebbero possessori di titoli di studio e parlerebbero più lingue. Il bisogno di classificare, stabilire confini non viene meno, si tratta di un operazione di rassicurazione verso la cittadinanza della serie tranquilli non sono certo quegli straccioni che attraversano il Mediterraneo. Dunque deduciamo che ci sarebbero profughi di serie A con titoli e che parlano piú lingue e pertanto la loro presenza non è un problema e quelli di serie B, il cui destino sembra inghiottito dalla storia.

Anche il consiglio di quartiere è preoccupato della presenza dei profughi. C’è la sensazione che Griesheim possa trasformarsi in un ghetto. Interessante l’argomentazione della rappresentante del suddetto consiglio. La loro preoccupazione per la presenza dei profughi e richiedenti asilo è causata non tanto dalla presenza di questi, quanto piuttosto dal fatto che tale presenza possa richiamare gli estremisti di destra e le loro azioni. Se da un lato  è giusto riconoscere che la city di Francoforte tenda a proteggere la sua immagine di centro finanziario e a smistare le questioni spinose nei quartieri periferici che tendono a diventare agglomerati di povertà, dall’altro appare un po’ grottesco il tentativo di salvare la faccia dall’accusa di razzismo o di rifiuto dei profughi in nome di una presunta invasione di fascisti-razzisti.

Discorsi e tensioni sociali che, del resto, sembrano interessare tutta l’Europa di cui le vicende dei profughi francofortesi sono lo specchio. Una tensione tra politica securitaria delle istituzioni e paura del corpo sociale, rintronato dall’immagine mediatica del profugo legata piú all’invasore che al perseguitato. Si tratta di una tensione che si gioca sui corpi dei migranti, sempre esposti al fuoco or dei proiettili di milizie armate o delle politiche di segregazione. Viene un sorriso amaro se si pensa a qualche mese fa con le TV invase da spot pubblicitari di celebrazione. Si celebrava la vittoria di Klose, Özil, Boateng, Khedira: la vittoria del modello di integrazione tedesca.

 Ruggiero Gorgoglione

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