© sfreimark / CC BY SA 2.0
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«Se vogliamo garantire la crescita di questa città, allora dobbiamo mantenere anche in futuro la nostra “promessa culturale”». Si conclude così Wir sind Berlin”, la riflessione pubblicata dal Tagesspiegel e scritta da Tim Renner, il discografico che dal 28 aprile scorso ricopre l’incarico di Assessore alla Cultura della Città di Berlino.

Renner, che fu Amministratore Delegato di Universal Music dal 2001 al 2004, ha utilizzato proprio un parallelo con la sua vecchia etichetta per introdurre il suo “manifesto” politico e culturale, un inno alla gioia e alla creatività.

La mente di Renner torna al 2002 quando, con una mossa che lasciò molti di sorpresa, Universal Entertainment decise di spostare i propri uffici da Amburgo a Berlino, all’epoca in grande crisi economica e considerata meno “stimolante” rispetto alla città anseatica che un tempo fu anche casa dei Beatles.

Mentre l’ex sindaco Eberhard Diepgen lasciava la poltrona a Klaus Wowereit, la scelta dell’etichetta si rivelò azzeccata: Universal trovò nella capitale tedesca un ecosistema meno saturato, ricco di giovani creativi vogliosi di crescere e mettersi alla prova. In pochi anni, dal suo nuovo quartier generale conquistò larghe fette di mercato non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo.

Il discorso può essere traslato ai nostri giorni: «Le industrie culturali e creative sono la più grande industria manifatturiera di Berlino», scrive Renner. «E il turismo è stato a lungo più grande settore di servizi della città. I due settori sono strettamente interconnessi: il 74 per cento dei turisti, infatti, sceglie Berlino per la sua offerta culturale».

«Berlino è una promessa culturale», scrive ancora l’ex discografico dei Rammstein, il più celebre gruppo metal tedesco. «Per questo prima devono venire gli artisti, i club e gallerie d’arte e, soltanto dopo, gli sviluppatori immobiliari…».

Non sarà semplice, per Renner, portare avanti queste istanze anche all’interno della coalizione che governa il Land, che ha sempre avuto un occhio di riguardo per gli interessi dei “gentrificatori”. Per questo, il 33enne spinge sull’aspetto economico, spiegando che «dalle startup e dal caos creativo» nascono solide realtà commerciali.

Per fare crescere Berlino, bisogna ripensare la sua politica culturale contestualmente alla politica economica, senza dimenticare lo sviluppo urbano. «Naturalmente però la cultura ha un suo fine intrinseco – aggiunge – non dobbiamo definire gli artisti in base al loro valore commerciale».

I suoi punti fermi, però, Renner li ha ben chiari: «Il karaoke al Mauerpark deve necessariamente essere preservato». Questa attenzione alle piccole realtà culturali locali deve partire, secondo l’Assessore, in primo luogo dai singoli distretti.

Affinché Berlino, nel lungo periodo, riesca a mantenere quella “promessa culturale” fatta a se stessa e al mondo qualche anno fa.