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testo e fotografie di Alessandro Brogani

Non si può non amare Berlino. Lo sa bene chi ci vive o ci è vissuto, lo impara presto chi ci viene in vacanza. Il perché lo si capisce anche in occasioni come il Karneval der Kulturen che si è svolto quest’anno tra il 7 ed il 9 di giugno.

Il clou della festa s’è tenuto con la sfilata dei carri nella giornata dell’otto; 82 i gruppi partecipanti che hanno visto circa 5300 tra ballerini, comparse e musicisti di tutte le etnie davanti ad un pubblico di circa 700.000 persone proveniente da ogni parte del mondo. La manifestazione s’è snodata lungo un percorso di circa 4 km, da Urbanstraße fino a Yorckstrasse, passando per Hermannplatz e Gneisenaustraße nel quartiere di Kreuzberg, certamente il più multiculturale della città.

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Dal 1995, anno della sua progettazione, la festa ha visto un continuo aumento di popolarità e partecipazione.

È proprio in occasioni come questa che si comprende quanto Berlino sia un melting pot, un crogiolo appunto di culture e modalità d’espressione diverse che in questa loro diversità convivono e scambiano ciascuna la propria visione del mondo, mettendola a confronto e mescolandola, talvolta, in qualcosa di completamente nuovo.

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È proprio questa comunione, in sol posto, di identità così differenti che ti fa sentire a “casa” pur stando lontano da ciò che hai sempre considerato come tale.

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Ed è proprio in momenti come questi che percepisci quanto le differenze, che in altre occasioni d’incontro e scontro sembrano insormontabili, possano al contrario essere una risorsa da mettere in comune, per il piacere e l’arricchimento reciproco.

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È l’atmosfera che si respira nell’aria che è diversa, che ti fa pensare che Berlino sia un posto fuori dal mondo, dove l’altro da te diventa improvvisamente come te, dove ciò che conta non è chi sei o quello che fai nella vita, ma come ti relazioni con gli altri, come ti sai mettere in discussione condividendo le esperienze.

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Il vetero punk s’unisce in un ballo comune assieme all’austero professore, la giovane americana canta nell’angolo a squarciagola con un gruppetto di tedeschi, mentre un ballerino cubano improvvisa una samba a cui s’uniscono quanti gli sono intorno.

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È uno spettacolo per gli occhi: potete anche non parteciparvi direttamente e ne godete per il solo fatto di essere lì, di respirare quell’aria, di sentirvi parte di un tutto. Ciascuno è complice a modo suo di una gioia di vivere comune. Non serve parlare la stessa lingua, ci si comprende con il linguaggio delle sensazioni e dell’emozione.

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I venditori di panini e di bevande s’uniscono, fra una pausa e l’altra dal continuo lavoro, alla danza comune. Un cagnolino con un fiocco in testa balla a modo suo correndo su e giù tra il suo padrone e gli amici che lo chiamano fischiandogli. Non senti neanche più sulla pelle gli oltre 30 gradi che stanno riscaldando la bella giornata.

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Non è importante chi fra i gruppi partecipanti alla sfilata sarà il vincitore, è la gente che sta partecipando unita la vera vittoria di questo tipo d’esperienza.

Ed in tutta questa gioiosa confusione ti fermi a guardare una giovane ragazza che offre un fiore ad uno sconcertato poliziotto, baciandolo sulla guancia; guardi la scena, ti scuoti per un attimo da ciò che ti circonda e pensi dentro di te: “tutto questo è possibile solo a Berlino”.

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