[© Nigel Swales_CC BY-SA 2.0]
Nigel Swales on Flickr / CC BY-SA 2.0]
di Nora Cavaccini*

Si trova lì perché la famiglia è in visita, ci sono il padre, la madre, persino sua sorella con i nipoti, e una tappa in quel posto è quasi obbligatoria.
Mentre escono dalla metro, camminando sotto il grosso ponte di metallo, tra le luci e la ressa della Berlino Ovest, la mamma non fa altro che parlare, guardando dal basso verso l’alto la città, mentre i bambini fremono.
– Quando arriviamo? Quando arriviamo? – domandano.
A lui intanto viene in mente un libro degli anni ottanta e quella generazione che si faceva in vena di eroina, proprio là, sotto quel ponte.
A lui che non usa aghi, ma in compenso si mangia due pasticche ogni sabato sera, per non sentire finalmente più la testa come un fardello, mentre il corpo si fa leggero e inconsistente, carico di energie nuove, per un momento libero dai limiti che normalmente lo rinserrano.
– Zio, zio, siamo arrivati! – dice Michele, il più piccolo.
C’è qualcosa di immorale nel portare i bambini lì, pensa, ma poi quando entra si rende conto che non ricorda più l’ultima volta in cui ha visto certi animali così da vicino.
La giraffa, la pantera, l’ippopotamo, i giaguari, gli orsi, i lupi.
Sono bestie in cattività e pure il rivederle risveglia in lui un sentimento infantile e quasi si ritrova a correre insieme a Michele, senza rendersene conto, per schiacciare il naso contro il vetro, vedere le foche passare sotto la superficie dell’acqua e poi riemergere, buffe.
– Zio, zio, guarda l’orso bianco!
La mamma intanto compra i semi da buttare agli uccelli e il babbo avanza con quel suo passo un po’ lento e l’aspetto umile, scrutando i fenicotteri con lo stesso sguardo garbato e calmo, paziente, che ha posato finora su tutte le cose.
Michele corre incontro alla gabbia dei leoni – zio, zio, i leoni! – ma lui d’un tratto si sente osservato.
Fa appena in tempo a girarsi.
Un gorilla se ne sta con i pugni piantati in terra, gli occhi scuri e fissi, carichi di intelligenza e di infelicità. L’uno davanti all’altro – l’uomo e l’animale – paiono accomunati da qualcosa di rassegnato e feroce. Lui si sente vittima di un’accusa muta e poi avverte un dolore al petto, una specie di solitudine, come un trovarsi nello specchio la prima ruga.
– Zio, zio, vieni! Ci sono i leoni!
Sua sorella sorride, la mamma tira semi nel laghetto, il babbo fa una foto.
– Arrivo, Michele, arrivo.

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* Questo post è stato pubblicato originariamente su Povera Ma Sexy – Postkarten aus Berlin, un progetto di Nora Cavaccini. Segui il progetto su Facebook.

Povera Ma Sexy – Postkarten aus Berlin è un “viaggio” fisico e letterario. Un percorso che nasce dall’esperienza personale di chi scrive ma che, al tempo stesso, può rappresentare una via alternativa per scoprire la città. Per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, ne subiscono il fascino. Berlinesi e non.

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