[© Simon Thomas on Flickr / CC BY-SA 2.0]
[© Simon Thomas on Flickr / CC BY-SA 2.0]
di effeerre*

Un mio amico è tornato a Roma dopo qualche tempo in Germania. Per restare. Un giorno mi ha detto al telefono: “In Italia siamo come di fronte a una guerra, siamo di fronte a qualcosa che lì non c’è. La mia vita è giù. C’è tanto da fare.”

E qui non c’è guerra? Non gli eserciti o le guardie affastellate sulle navivedetta, i morti raccolti in un telo a Lampedusa. Ma ciò che alimenta le tensioni, spinge i disequilibri sempre un centimetro avanti, il vero motore della guerra di oggi e di quella che sarà è qui.

E non c’è neppure rassegnazione o rabbia, ma piuttosto la volatile ebbrezza di non sentirsi ancora coinvolti, o peggio di segnare confini. Noi e loro, il nord e il sud, i giusti e chi si rovina da sé.

A chi la guerra la vive in casa mancano soprattutto le forze. Neppure la libertà viene davvero intaccata: e ha il privilegio della dissacrazione.
Dove la guerra non la si combatte, non si è neppure disperati o allegri. Si vive in un limbo che puzza di ebetudine compiaciuta. Tutto avviene in alto, in silenzio. Oppure, ma è meglio tacerlo, tra noi. E se lo percepiamo è spesso solo per rimandare al mittente l’accusa di un coinvolgimento.

C’è tanto da fare anche qui.

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Nächste Station Ponte

Nächste Station è una raffinata collezione di appunti sparsi e di testi nati casualmente nei café, sulle metropolitane, mentre si aspetta un dürum döner, sesamsoße, ohne rotkohl e altri generi di attese berlinesi.

È pubblicata (ir)regolamente su il Mitte ogni 3/4 giorni.

efferre, al secolo Filippo Rosso, è nato e cresciuto a Roma. Il suo sito è www.filipporosso.net

1 commento

  1. Anche a Parigi si sente aria di guerra, ma qui ha un’altra connotazione, antropologicamente parlando la definirei senz’altro intraspecifica, da voglia di rivoluzione sociale, insomma.

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