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di effeerre*

Non sono mai entrato in un casinò, ma tante volte sono passato davanti alle porte chiuse, nonostante l’insegna che lampeggia “apertura 23 ore su 24”. Allora bisognerebbe capire quando scade quell’ora e qualcuno arrivando per pulire dovrà aprire la porta (o aspettare il primo cliente che esce dopo una notte passata al tavolo da gioco – con le mani in tasca e il cappello?).

Ma una volta la porta era socchiusa e ho messo il naso dentro. Non ricordo altro che la moquette e la stanza nebbiosa di fumo. C’era una signora con le unghie dipinte di rosa. Si è girata e mi ha fatto capire che non si stava lì a curiosare.
Cammino lungo il marciapiede e ne conto in pochi passi almeno sei. Sette. I casinò sono luoghi che ammiro perché ricordano le bische, le sale da biliardo sotterrate, i salotti clandestini dei lobbisti. Quella costante del fumo e della moquette mi fa venire in mente i traghetti che attraversano di notte l’Adriatico, il tempo passato a bere insieme a una coppia di tedeschi che ripetevano “ah, die Sonne, die Sonne…”.

Hanno investito molti soldi, ripulendoli da altri traffici, per creare questi ritrovi tutti uguali tra loro, dove ciò che conta non è tanto la fortuna, ma quanto si vuole perdere. Certo il galateo di puntare a deutsche mark, giocarsi in un turbinio di roulette giornate di lavoro in fabbrica, quello non c’è più, e le signore bevono la birra direttamente dalla bottiglia.

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Nächste Station Ponte

Nächste Station è una raffinata collezione di appunti sparsi e di testi nati casualmente nei café, sulle metropolitane, mentre si aspetta un dürum döner, sesamsoße, ohne rotkohl e altri generi di attese berlinesi.

È pubblicata (ir)regolamente su il Mitte ogni 3/4 giorni.

efferre, al secolo Filippo Rosso, è nato e cresciuto a Roma. Il suo sito è www.filipporosso.net