Il vescovo sotto accusa [Wikimedia Commons / © Christliches Medienmagazin / CC BY 2]
Il vescovo sotto accusa [Wikimedia Commons / adapted from © Christliches Medienmagazin / CC BY 2.0]

Limburg è una cittadina di circa 33 mila abitanti ad ovest di Francoforte. Non è nota ai più, tuttavia, da un po’ di tempo il suo nome ricorre nelle cronache dei giornali francofortesi e persino nazionali. Il motivo di tanta improvvisa celebrità non è però un vanto per gli abitanti.

Al centro dello scandalo è infatti il vescovo della città, il quale, senza badare a spese e decisamente in controtendenza rispetto alla linea dettata dal Papa a Roma, si è fatto costruire una nuova (e inutile) sede vescovile al modico prezzo di circa 31 milioni di euro.

La parcella di 5,5 milioni di euro previsti, a quanto sostiene l’imputato, è lievitata improvvisamente, senza che si potesse porvi rimedio, ma secondo molte indiscrezioni già nel 2011 il vescovo era stato informato dei costi. Nonostante questo, forse pensando che per la propria casa non era importante badare a spese, la costruzione è proseguita.

Non sono poche le stramberie che il committente ha richiesto all’architetto per la realizzazione di quello che sembra un vero e proprio palazzo piuttosto che la sede di un umile vescovo.

Ma la comunità cattolica locale non ha ben digerito la questione. Sono ormai settimane che si susseguono iniziative di protesta davanti alla casa-villa del Vescovo e al duomo della città. Oliver Bienkowski, un artista di Dusseldorf, ha persino proiettato sulla facciata del duomo una eloquente scritta: “Du sollst nicht stehen”, non devi restare.

Il braccio di ferro tra fedeli e vescovo sembra sia quasi giunto alla conclusione. Ieri infatti il Vescovo è stato richiamato a Roma dal Papa. Forse accortosi di aver esagerato, ha deciso di volare da Frankfurt-Hahn con una scomoda compagnia low-cost. Ancora non si sa l’esito di questa visita.

Alcune indiscrezioni dicono che il Papa chiederà a Tebartz-van Elst di dimettersi, secondo altri invece potrebbe venire affiancato da una sorta di “secondo vescovo” che di fatto prenderebbe in mano le redini della diocesi esautorando dal potere il vecchio Vescovo.

Per i fedeli la soluzione migliore sarebbe sicuramente quella delle dimissioni e lo comunicano in tutti i modi. Basti pensare che, da quando lo scandalo è scoppiato, da quando cioè si è scoperto che i soldi venivano usati per i vezzi architettonici del vescovo e non per le “opere di bene”, le donazioni in chiesa sono crollate.

(ale.gra)