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di Federico di Pasqua

Il debutto della “commedia più amata nella storia dell’opera lirica”, come la definiscono con efficacia i curatori della Deutsche Oper, è andato in scena venerdì 11 ottobre, a soli due giorni di distanza dal duecentesimo anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, testimoniando l’omaggio che il teatro berlinese continua a tributare ai grandi compositori italiani.

Il “Barbiere di Siviglia”, melodramma buffo in due atti che un Gioachino Rossini non ancora trentenne rappresentò con un clamoroso fiasco al teatro Argentina di Roma nel 1816, non ha infatti nulla da invidiare agli impegnatissimi lavori del maestro emiliano.

La commedia, che trae ispirazione dallo scritto del poeta francese Pierre Augustine de Beaumarchais La Precaution inutile ou le barbier de Seville,  conobbe già dalle prime repliche le luci della ribalta. A tale proposito basti pensare che la trilogia intorno a questo immaginario barbiere spagnolo, composta successivamente da Beaumarchais, stimolò l’ispirazione geniale di Amadeus Mozart, il quale, con le Nozze di Figaro, ottenne il successo e un favore del pubblico paragonabile a quello del suo collega italiano.

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Sul palco domina una eccezionale Rosina interpretata dalla giovane e bellissima contralto Annalisa Stroppa. Ma il vero protagonista è lui, il baritono Etienne Dupuis, nei panni di Figaro, il quale, con acrobazie non soltanto canore, magnetizza l’attenzione della platea e oscura il non sempre all’altezza Conte Almaviva, intrepretato da Taylor Stayton .

La trama plautina della commedia, che verte sulle vicende di due giovani innamorati e dell’anziano tutore di lei,  possessivo e geloso, si conclude, dopo rocambolesche vicende, col lieto fine per i due amanti, che gabbano il vecchio don Bartolo, bramoso di sposare Rosina contro la sua volontà («Per forza o per amore Rosina avrà da cedere cospetto!»)

Al successo dello spettacolo contribuisce la godibilissima  scenografia di Katharina Thalbach, che mescola colori e atmosfere meridionali in questa scena ambientata su una spiaggia del mediterraneo, rappresentata secondo la proiezione, a volte eccessiva ma sempre piacevole, dell’artista tedesca che l’ha immaginata. Sul palco si alternano infatti chiassosi cortei di bagnanti, un asinello, un gruppo di chierici, una sirena, diversi camerieri, un frate beone  e altri personaggi che, tra scene piccanti e i lazzi della commedia, accompagnano e arricchiscono il dipanarsi della trama.

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Per il pubblico  è disponibile inoltre una brochure introduttiva all’opera, con tanto di riproduzioni di manifesti d’epoca di barbieri tedeschi, ai quali si aggiunge, tra gli altri, uno scritto del ben più nostrano Alessandro Baricco, il cui contributo, per merito o grazie a una innata propensione al marketing, è presentato come introduzione al genere dell’opera buffa.

Il piacere dell’evasione, le tante scene comiche, il canto, dal finale citatissimo alla celebre cavatina sul “factotum della città”, offrono tutti gli ingredienti per realizzare la magia del palcoscenico, nella forma tramandata dalla felice stagione dell’opera lirica. Al pubblico resta un solo e fortunato compito: quello di lasciarsi incantare.