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Proprio così, “Futuro” è a Berlino e si chiama N.013. Si svela timidamente passando sul tracciato ciclo-pedonale a ridosso del Plänterwald, tra la vegetazione dalla sponda opposta del fiume, nell’area della Funkhaus Berlin.

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Disegnata dall’architetto finlandese Matti Suuronen nel 1968, “Futuro” sarebbe dovuta essere una casa per vacanze in aree sciistiche, come commissionato da un amico dell’architetto nel 1965. La casa doveva essere leggera, economica, riscaldabile in breve tempo e adattabile a topografie complesse. Il progetto riflette un momento di grande fiducia nella tecnologia, in un periodo di crescita economica senza precedenti, si immaginava la conquista dello spazio e il futuro sembrava una positiva magia. “Futuro” è una cellula abitativa prevalentemente costituita di poliestere, trasportabile, riproducibile in serie e assemblabile in sito, è dotata di quattro piloni alla base che rendono l’oggetto adattabile a più o meno qualsiasi topografia.

Misura 8 metri di diametro e circa 4 di altezza, dati i materiali e le dimensioni relativamente ridotte (circa 50 metri di superficie), la casa mobile è riscaldabile ad una temperatura comfort in circa 30 minuti.
“Futuro” era quindi una casa mobile ideale, leggera, adatta ad ogni tipo di clima e paesaggio, economica, in grado di rispecchiare le esigenze più contemporanee della società in trasformazione, sempre più orientata al tempo libero.

La crisi petrolifera del 1973 fa alzare considerevolmente i prezzi della produzione della plastica e “Futuro” finisce prematuramente. Non si conosce esattamente il numero di “Futuro” esistenti, si stima siano meno di 100 esemplari dislocati in tutto il mondo.
Solo due esemplari fanno parte di collezioni pubbliche, il prototipo “Futuro 000” restaurato nel 2010 è esposto al museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam, e “Futuro 001” nel centro espositivo WeeGee ad Espoo, Finlandia.

N. 013 faceva parte del Lunapark Spreepark nel Plänterwald e sembra venisse utilizzato allora come stazione radio. Viene trovato nel 2002 dopo la dismissione e l’abbandono del parco giochi, tra le affascinanti carcasse del divertimento. Cora Geißler, attuale proprietaria, decide di salvare lo strano oggetto e racconta come ha imparato ad innamorarsi di un Ufo.

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Non ci si aspetta di avvistare un oggetto ellissoidale tra la fitta vegetazione in una passeggiata in bicicletta, “Futuro” diventa così una sorta di landmark out-of-context che rievoca l’intimo stupore legato all’immaginario dell’Ufo.

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