Schroeder

Il 15 marzo 2013 Beppe Grillo ha dichiarato alla televisione di Stato tedesca Ard che occorre realizzare in Italia un piano comparabile con l’Agenda 2010 tedesca.

Si tratta di un piano di riforme dello stato sociale e della contrattualistica del lavoro varato nel 2004 dal governo socialdemocratico di Gerard Schröder che, per giudizio unanime, è alla base del successo dell’economia tedesca ma anche la causa della perdita delle elezioni 2005 da parte del leader socialdemocratico.

L’Agenda 2010 è frutto dei lavori di una commissione presieduta da Peter Hartz (da cui le riforme hanno preso il nome), direttore del personale di Volkswagen, che riuniva esponenti di sindacati, associazioni industriali, società di consulenza e altri ancora, in una sorta di “Stati Generali” del Paese.

Com’è stato riformato il mercato del lavoro tedesco? E quali innovazioni sono state introdotte per rendere più competitivo il Paese? Il saggio “Germania Copia & Incolla 2. Lavorare alla tedesca: riforme del lavoro e successo mondiale” scritto da Stefano Casertano, autore di Germania Copia & Incolla, e Laura Lucchini, corrispondente da Berlino, ripercorre il processo politico che ha portato al varo delle riforme.

Gli autori analizzano tutti i punti più rilevanti della riforma del lavoro e indicano quali effetti sociali ed economici ha prodotto: la semplificazione dei contratti fino a 850 euro e la riduzione dei relativi oneri sociali, che ha portato all’introduzione dei cosiddetti mini-job e ha fatto emergere il lavoro nero, la riduzione degli oneri sociali per la disoccupazione al fine di liberare risorse finanziarie, gli incentivi al ritorno all’occupazione e la trasformazione delle agenzie di collocamento. Misure che si sono inserite in una riforma ancor più ampia di riduzione delle tasse.

Un modello da seguire? Stefano Casertano e Laura Lucchini non lasciano dubbi su questo punto: non si può sperare di introdurre una riforma del lavoro “alla tedesca” per risolvere i mali economici italiani. I mini-job – ad esempio – in Italia esistono già: sono spesso il frutto di contratti atipici che hanno tenuto in piedi la situazione occupazionale, nonostante il tracollo economico. Inoltre, il successo tedesco non si può spiegare solo con il “fattore unico” delle riforme socialdemocratiche degli anni Duemila. È il frutto di anni di investimenti in formazione e accorte politiche industriali, e soprattutto di una posizione monetaria in Europa che non è replicabile.

Come può aiutarci allora l’esperienza tedesca? Dalla riforma tedesca, l’Italia può apprendere una lezione di chiarezza: è ora di investire nell’economia, non di ridurre i salari. «La rinascita – scrivono i due autori – può partire solo da un patto tra sindacati, imprese e Stato: maggiore flessibilità nei contratti, garanzie di occupazione e meno tasse. È ciò che ha fatto la Germania. L’alternativa non è la crisi, ma il declino cui abbiamo costretto il nostro Paese».

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GLI AUTORI

Stefano Casertano è accademico, giornalista e saggista, residente a Berlino da alcuni anni. Esperto di politica internazionale, è professore aggregato all’Università di Potsdam in Germania e Senior Fellow presso il “Brandenburg Institute for Society and Security”. Laureato in Economia, ha conseguito un MBA alla Columbia University di New York, e un Ph.D. in politica internazionale all’Università di Potsdam. Il Consiglio per le relazioni Italia-Stati Uniti lo ha nominato “Italian Young Leader” nel 2010.

Nel 2009 ha pubblicato Sfida all’ultimo barile, una storia del petrolio nella Guerra Fredda (Brioschi Editore); e nel 2012 con Springer Our Land, Our Oil!, un saggio sulle secessioni e le guerre civili dovute al petrolio. Con goWare ha già pubblicato due ebook: Gaza 2012: La Battaglia d’Israele e Germania Copia & Incolla di cui questo ebook costituisce la prosecuzione. È anche il suo ottavo libro. Il suo sito internet è www.stefanocasertano.it

Laura Lucchini (Piacenza, 1982) ha studiato Scienze della Comunicazione alla Statale di Milano e all’Università Complutense di Madrid. Si è specializzata in giornalismo con un master all’Università Torcuato di Tella di Buenos Aires, Argentina, e da lì ha iniziato a lavorare come freelance con alcuni articoli apparsi su “L’Espresso”. Ha scritto per diversi anni per il quotidiano spagnolo “El País” da Milano e successivamente da Berlino, dove ora lavora come corrispondente del quotidiano argentino “La Nación” e l’italiano “Linkiesta”. È versatile opinionista per la televisione tedesca Deutsche Welle. Il suo sito è lauralucchini.it

1 commento

  1. soprattutto meno tasse, per le aziende perché queste muoiono e così muore il lavoro.
    Altro che imu sì, imu no.
    Gli italiani pagherebbero volentieri l’Imu se ritornasse in servizi e se fossero sicuri di avere un lavoro e quindi un’entrata costante assicurata.

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