L'Ambasciata Italiana a Berlino, all'interno della quale si trova l'Istituto Italiano di Cultura.
L’Ambasciata Italiana a Berlino, all’interno della quale si trova l’Istituto Italiano di Cultura.

di Natasha Ceci

Il 12 Aprile una festa finale presso l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino chiuderà il ciclo di incontri “Italo-Berliner: un rifugio culturale?” (“Italo-Berliner: eine kulturelle Zuflucht?”), da un progetto di Elettra de Salvo in collaborazione con Nora Cavaccini e patrocinato dallo stesso Istituto. Qual è la genesi dell’evento? Lo abbiamo chiesto proprio ad Elettra de Salvo, attrice, regista e performer da circa trent’anni in terra tedesca.

“L’idea nasce dall’osservazione, dal 2008, di questo esodo italiano verso Berlino, frutto di un disagio che si vive nel nostro paese di origine. Naturalmente è anche la mia di storia, seppure di un’altra generazione. Già nel 1979 io ero stanca dell’Italia, di un certo clientelismo e di una città, come Roma, molto più faticosa di altre città italiane. Con queste premesse, quando ti affacci in Europa scopri che si può vivere diversamente. Osservavo con gioia questo fenomeno migratorio, tutta questa italianità a cui non ero abituata e che rispondeva ad un mio bisogno, dopo molti anni in Germania”.

I sei incontri di “Italo Berliner”, in italiano e tedesco, si sono rincorsi in diverse sedi come la Humboldt-Universität, la Zentral und Landesbibliothek, le librerie Mondolibro e Dante Connection, nonché lo stesso Istituto Italiano di Cultura. Il dibattito, arricchito di letture, installazioni e mostre, ha coinvolto giornalisti corrispondenti, docenti, blogger, partendo da autori come Pirandello, Alvaro, Sanguineti, Tondelli, Ramondino e i loro trascorsi berlinesi. Gli appuntamenti hanno delineato le forme di questa “nuova mobilità”, considerando anche la nostalgia ma senza tralasciare illusioni, ovvero, come si sta davvero a Berlino? Come ci si rapporta (o non) alla lingua tedesca? È davvero così sexy essere poveri? Non si crea un rischio di mitizzare un po’ troppo?

“Certo, ma Berlino è una città che vive di fantasia, che crea dipendenza, per cui si decide di restare a qualsiasi costo. L’offerta culturale è infinita e c’è un’attenzione al cittadino che conosciamo bene. Nonostante stia cambiando anche culturalmente“.

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Elettra De Salvo durante uno degli incontri di “Italo-Berliner”.

Si, vero, basti pensare alle scelte scellerate che passano dal Tacheles e giungono fino alla questione della East Side Gallery.

“È cambiato ovviamente il modo di emigrare. Gli italiani che sono arrivati negli ultimi anni non sono certo gli italiani degli anni sessanta. Non si era così globalizzati allora e non sapere il tedesco era davvero un serio problema di inserimento. Ma i cambiamenti ci sono stati anche dal 2006 circa ad oggi. Ora la situazione è satura, è un dramma trovare una stanza, per la forza dei numeri, la stessa forza che, piacevolmente, fa si che ogni dieci minuti io senta parlare italiano per strada e le insegne italiane si moltiplichino accanto a quelle dei ristoranti storici”.

E cosa diresti oggi a chi vuole partire?

“Gli suggerirei di chiedersi attentamente ciò che vuole e perché desidera partire, fare una vera e propria lista. Considerare che la conoscenza del tedesco è importante e che dovrà essere consapevole di cosa c’è e non c’è”.

Il bilinguismo è un doppio e stimolante crocevia. All’evento del 12 Aprile saranno esposte fotografie montate in un video che girerà in loop; gli scatti, di Elettra e di altri partecipanti, rappresentano insegne di attività commerciali (italiane e non) con parole italiane e alcune di queste offriranno un ricco buffet. Gli stessi giochi linguistici saranno alla base di una performance con quattro attori italiani. Se c’è qualcosa che non finiremo mai di esportare sarà la gastronomia e le sonorità della nostra lingua, che ancora ammalia. Inoltre verranno presentati dieci progetti legati al tema “Italo-Berliner” dagli stessi ideatori, per un tempo massimo di due minuti, cronometro alla mano.

“Rischi o meno, noi per ora siamo qui e assistiamo ad una richiesta di servizi e infrastrutture che parlino italiano, e per averne il polso basta andare sui forum dei social network. È importante anche creare una rete di scambio e di mutuo soccorso, a tal riguardo ci sarà la sera stessa una raccolta fondi con lo scopo di aiutare un’associazione o istituzione italo-berlinese”.