Martin-Schulz

di Maura Nardacci

Torna a far parlare di sé in Italia, ancora una volta, Martin Schulz. Il socialdemocratico, dal 2012 Presidente del Parlamento UE, era diventato tristemente famoso in Italia a seguito di un diverbio avuto il 2 luglio del 2003 con l’allora Premier Silvio Berlusconi.

Schulz, il giorno in cui Berlusconi si insediava come Presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea, mosse delle critiche estremamente aspre (come, bisogna ammettere, nessuna italica opposizione aveva mai osato avanzare il tali, duri e diretti, termini) al Presidente circa il conflitto di interessi e alla sua situazione di perenne imputato, il quale sfuggiva ai processi grazie a deprecabili escamotage ottenuti utilizzando la cosa pubblica a proprio vantaggio (celeberrime le cosidette leggi ad personam).

La risposta di Berlusconi, ormai, è storia: dribblando con un sorriso le critiche dell’europarlamentare, l’allora nostro Presidente del Consiglio dei Ministri si limitò a dire “So che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti, la suggerirò per il ruolo di kapò”.

Tre giorni fa, tuttavia, Schulz, dalle pagine del Corriere delle Sera in un’intervista rilasciata ad Offeddu, ha offerto la sua analisi della situazione italiana post elezioni concentrandosi, più che su Berlusconi, sul nuovo personaggio destinato a svolgere un ruolo primario nel campo politico italiano nei prossimi mesi: Beppe Grillo.

Lungi dall’usare gli stessi, deprecabili termini dell’aspirante cancelliere Steinbrück (il quale si è limitato a definire Grillo un clown), Schulz ha sostenuto che il voto italiano dovesse essere letto come un voto di protesta nei confronti dell’Europa e della sua totale assenza di risposte verso un paese vessato dalla disoccupazione e dalle politiche di austerity attuate dal Governo Monti.

Grillo, insomma, si sarebbe fatto portavoce di quella parte della società civile che vuole fortemente un rinnovamento della politica italiana: rinnovamento che parte dall’elezione alle due Camere del Parlamento di illustri sconosciuti, estranei alle inquinanti pratiche della torbida politica italiana degli ultimi anni.

Schulz, ancora, ha allontanato il paragone di Grillo con Marine Le Pen (leader del Front National, discusso partito dell’estrema destra francese) e Geert Wilders (politico olandese con idee fortemente anti islamiste) sostenendo che il MoVimento 5 Stelle non è né razzista né xenofobo ma piuttosto eterogeneo e inassimilabile a posizioni neofasciste, definendolo un “fenomeno complesso con una forte matrice di forza civica”.

Schulz ha lasciato trapelare, tuttavia, tutta la sua preoccupazione rispetto alla struttura del movimento e all’attaccamento al leader carismatico, nonché grande comunicatore, che i sostenitori del movimento stesso mostrano, sostenendo che la carta della protesta può essere giocata solo ed esclusivamente durante la campagna elettorale.

A consultazioni elettorali terminate e a scrutini fatti gli eletti dovranno assumersi le loro responsabilità nei confronti di tutti gli italiani, responsabilità tanto maggiori poiché i “grillini” rappresentano il primo partito del paese.